Area di crisi complessa – Lavoratori e sindacati savonesi anestetizzati

La situazione della malandata industria savonese, almeno in alcuni settori, non sembra risentire degli annunci di ripresa del dopo pandemia. Se per lo stabilimento di produzione di materiale rotabile ex Bombardier di Vado Ligure, passato sotto il controllo della multinazionale francese Alstom a fine gennaio 2021, sono stati annunciati degli investimenti, seguono notizie poco rassicuranti circa il futuro di altre primarie realtà della nostra provincia, dichiarata area di crisi industriale complessa nel 2016.

La società Funivie, che ha in concessione l’impianto di trasporto delle rinfuse dal Terminal alti fondali del porto di Savona alla Italiana Coke di Cairo Montenotte, i cui impianti sono fermi dall’ottobre 2019 e resi definitivamente inutilizzabili dagli eventi alluvionali del novembre 2019, a causa dell’impossibilità di raggiungere l’oggetto sociale, verrà messa in liquidazione con la restituzione della concessione al demanio.

A distanza di due anni dagli eventi franosi del novembre 2019, il bando per i lavori di ripristino verrà pubblicato, nella migliore delle ipotesi, entro la fine dell’anno.

Sulla questione sono intervenuti vari politicanti locali e di livello nazionale, che come sempre hanno utilizzato il tema del lavoro a fini propagandistici ed elettorali, ma evidentemente senza intenti chiari di risolvere il problema. Al momento la soluzione della vertenza è stata procrastinata con l’erogazione di ammortizzatori sociali, con conseguente perdita di reddito per i lavoratori.

Da non dimenticare il tour dell’onorevole Paola De Micheli, dal 2008 in parlamento nelle file del PD, che durante una passerella a Cairo Montenotte nel febbraio 2020 ha dichiarato «sulle Funivie siamo pronti a fare ciò che urge, ossia entro marzo (2020 ndr) ci auspichiamo venga approvata la proposta di legge per ammortizzatori sociali e rilancio dell’infrastruttura. Non facciamo promesse elettorali, ma il nostro impegno si basa su ciò che è realizzabile». Se per i lavoratori di Funivie verosimilmente i periodi di cassa integrazione causeranno perdita di reddito, per la De Micheli,almeno dal 2008, problemi di tenuta del reddito non sono all’ordine del giorno.

La Sanac di Vado Ligure che realizza materiale refrattario per la siderurgia, faceva parte del gruppo ILVA in Amministrazione Straordinaria, e paga il fatto di non essere entrata a far parte di Acciaierie d’Italia il gruppo a partecipazione pubblica (Invitalia) e privata (Am Investco Italy) che ha rilevato le attività dell’ILVA. Attualmente Acciaierie d’Italia acquisterebbe i refrattari in Polonia e senza commesse la Sanac, con quattro stabilimenti a Massa, Gattinara (Vercelli), Grogastu (Cagliari) e Vado Ligure (Savona) per un totale di 350 addetti, rischia la chiusura. L’ultimo tavolo di confronto al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) risale all’8 ottobre 2020, con la richiesta di riconvocazione entro il 30 novembre 2020.

Manifestazione Sanac di Massa

La mobilitazione dei lavoratori degli stabilimenti di Massa dello scorso 12 novembre (LEGGI) con la solidarietà di altre aziende del comprensorio, per un totale di 800 lavoratori intervenuti ha consentito la riapertura del tavolo al MISE. Notiamo, che al contrario delle manifestazioni savonesi, quella di Massa non è stata a senso unico alternato, ed effettivamente qualche risultato lo ha ottenuto.

La Schneider, multinazionale francese nel settore elettrotecnico e dell’automazione, ha annunciato la vendita dello stabilimento di Cairo Montenotte che produce trasformatori di misura di media tensione. Per questa cessione, al contrario dei lavoratori della Sanac di Massa, non rileviamo grosse prese di posizione da parte dei lavoratori e dei sindacati savonesi che li dovrebbero rappresentare. Con qualche presidio dinnanzi ai cancelli dell’azienda e senza solidarietà da parte degli altri lavoratori, di fatto non si è contrastato le scelte aziendali (LEGGI).

Sullo storico stabilimento di produzione di materiale rotabile Alstom ex Bombardier di Vado Ligure, dopo la parentesi sovranista, in occasione della visita elettorale per le elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre (LEGGI) del Ministro dello Sviluppo Economico e numero due della Lega di Salvini, Giancarlo Giorgetti, sono tornate a sventolare le consuete insegne. Con l’assalto alla sede della CGIL di Roma e la sconfitta elettorale del fronte nazional-populista meglio non esporsi troppo.

Dello stabilimento Alstom ex Bombardier ci siamo occupati in numerosi articoli, viste le molte contraddizioni presentate da questa vertenza, anche in considerazione dei notevoli investimenti nel settore ferroviario di questi ultimi anni, per rinnovare il materiale rotabile.

Lo stabilimento ex Bombardier dal 2016 ha vissuto un periodo di calo di carichi di lavoro, ma non di fatturato ed utili , sostenuti dalle remunerative commesse dell’alta velocità acquisite negli anni precedenti. Crisi apparente, che ha portato, nel 2016, ad una mobilità incentivata per 104 lavoratori e nel 2019, alla cessione dell’ingegneria del sito produttivo. Contestualmente  passaggio di proprietà dell’ingegneria ad una società di servizi informatici, senza chiare referenze in campo ferroviario, Segula Technologies Italia, con soli 83.340€ di capitale sociale, Bombardier ha acquisito ulteriori remunerative commesse pubbliche di treni ad alta velocità Frecciarossa 1000. Ci domandiamo se per i lavoratori dell’ingegneria, questa cessione ad una sociètà senza referenze in campo ferroviario, abbia causato perdite di diritti.

La nuova proprietà Alstom ha annunciato un piano industriale che nelle intenzioni sembra essere molto ambizioso (Il Sole 24 ore 24 settembre 2021). E’ prevista la produzione delle locomotive Traxx Dc3, la carrozza motrice del treno a basso impatto ambientale alimentato ad idrogeno, manutenzione per l’alta velocità e per i treni regionali.

Per la Alstom ex Bombardier è aperto un tavolo di trattativa al MISE. L’ultimo incontro risale al 26 novembre 2019 ed anche in questo caso non si avrebbero notizie di aggiornamenti, con la presentazione del nuovo piano alle istituzioni che in questi anni hanno erogato gli ammortizzatori sociali.

Il letargo dei lavoratori e dei sindacati savonesi prosegue.

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