Villa Zanelli è tornata bellissima. Peccato che, dopo anni di lavori, milioni di euro spesi, inaugurazioni, fotografie, visite istituzionali e solenni promesse, sia ancora sostanzialmente chiusa.
È la storia molto savonese di un capolavoro salvato dal degrado, ma non ancora restituito davvero alla città. Un restauro riuscito dal punto di vista architettonico, al quale non è seguito con altrettanta efficacia un progetto concreto di gestione.
La villa venne costruita tra il 1905 e il 1908 per volontà del capitano di lungo corso Nicolò Zanelli. Progettata dagli architetti torinesi Pietro Fenoglio e Gottardo Gussoni, è considerata uno dei più importanti esempi italiani di architettura Liberty: decorazioni floreali, maioliche bianco-azzurre, terrazze, torrette, bovindi e un grande parco affacciato direttamente sul mare.
Nel 1930 passò al Consorzio milanese per l’assistenza climatica e balneare alla fanciullezza e fu trasformata in colonia. Durante la Seconda guerra mondiale venne utilizzata come ospedale; dal 1967 ospitò una struttura sanitaria per cardiopatici. Nel 1998, dopo il cedimento di una parte dell’edificio, arrivarono la chiusura e l’abbandono.
Per oltre vent’anni Villa Zanelli rimase uno splendido fantasma sulla via Aurelia: ammirata dall’esterno, fotografata, celebrata nei libri di architettura e contemporaneamente divorata dall’umidità e dall’incuria.
Il grande restauro e le grandi promesse
Nel 2020 partirono finalmente i lavori. Regione Liguria annunciò con enfasi che, dopo vent’anni di abbandono, il gioiello sarebbe tornato a splendere. La conclusione era inizialmente prevista per novembre 2021; poi le scadenze slittarono, come spesso accade quando il calendario della politica incontra quello dei cantieri.
L’intervento è costato circa 6,6 milioni di euro, provenienti in gran parte da finanziamenti pubblici. Il progetto prevedeva un “hotel-museo” di alto livello: undici camere e suite per 24 posti letto, ristorante da 80 coperti, bar, terrazza panoramica, spazio espositivo, dependance, parco storico di 7.800 metri quadrati e una porzione di spiaggia al servizio della struttura. Regione Liguria
Il 25 marzo 2024 la villa venne inaugurata con tre giorni di apertura straordinaria. Autorità, studenti, cittadini, visite guidate e dichiarazioni entusiaste. L’allora presidente Giovanni Toti parlò di un recupero di cui andare orgogliosi; il sindaco Marco Russo indicò Villa Zanelli come uno dei punti qualificanti del rilancio turistico e culturale della città. Regione Liguria
Sembrava tutto pronto. Mancava soltanto un dettaglio: chi avrebbe dovuto farla funzionare.
L’albergo senza albergatore

E qui il sogno Liberty ha incontrato la prosa dei conti economici.
La struttura alberghiera è piccola: undici camere, seppure prestigiose. Al futuro gestore venivano richiesti investimenti rilevanti per arredamenti, cucina, attrezzature, ultimi lavori e manutenzione del grande parco. Inoltre, trattandosi di un edificio vincolato, arredi, punti luce e finiture devono essere concordati con la Soprintendenza.
Insomma, il privato avrebbe dovuto investire una cifra importante per gestire un albergo affascinante ma complesso, con pochi posti letto, molti vincoli e notevoli costi fissi.
Possibile che nessuno abbia fatto questi conti prima di spendere quasi sette milioni?
Nell’aprile 2026 Villa Zanelli risultava ancora vuota. Erano scomparse anche le visite guidate e buona parte delle iniziative pubbliche annunciate. Si arrivò perfino a parlare della ricerca di un “mecenate”, parola elegante per ammettere che serviva qualcuno disposto a investire molto denaro in un’operazione evidentemente poco semplice. La Stampa
Successivamente ARTE Genova ha avviato una procedura per il partenariato pubblico-privato destinato al completamento, all’arredo e alla gestione dell’“hotel-museo”. Il valore economico indicato è di 9,782 milioni di euro; il termine per le offerte è scaduto il 13 luglio 2026 e la procedura risulta chiusa. Al momento, però, non risulta ancora pubblicamente avviato l’albergo. Piattaforma Sintel
Una villa inaugurata, ma non aperta
La vicenda dimostra che restaurare un edificio non significa automaticamente salvarlo.
Un bene storico vive se viene utilizzato, sorvegliato, riscaldato, arieggiato e sottoposto a manutenzione. Una villa restaurata e lasciata chiusa rischia lentamente di ricominciare il percorso che l’aveva condotta al degrado. Il mare, il vento e la salsedine non aspettano i tempi della burocrazia.
La domanda politica è inevitabile: perché il modello di gestione non è stato definito prima o durante il restauro?
Prima si è progettato un albergo di lusso; poi si è scoperto che occorreva trovare qualcuno disposto a investire per arredarlo e gestirlo. Prima si è annunciata la restituzione della villa ai savonesi; poi i cancelli sono tornati a chiudersi. Prima si parlava di museo, mostre, parco pubblico e iniziative culturali; oggi il cittadino comune può soprattutto ammirarla dalla strada.
È il consueto capolavoro della programmazione pubblica: si trova il denaro per i mattoni, si taglia il nastro e soltanto dopo ci si domanda chi pagherà per tenere aperto l’edificio.
La Regione dica finalmente che cosa sta accadendo
Villa Zanelli non può restare sospesa tra albergo, museo, monumento e location per qualche evento occasionale. Regione Liguria e ARTE devono spiegare con chiarezza:
- quante offerte sono state presentate nella procedura conclusa a luglio;
- se sia stato individuato un gestore e con quali garanzie;
- quali ulteriori lavori e investimenti siano necessari;
- quando apriranno realmente albergo, ristorante e spazi espositivi;
- quante giornate all’anno saranno riservate alla fruizione pubblica;
- chi sta pagando attualmente custodia, utenze e manutenzione;
- come verranno tutelati la villa e il parco durante questa lunga attesa.
Dopo quasi sette milioni di denaro pubblico, i savonesi non meritano un’altra inaugurazione. Meritano una data certa, un progetto sostenibile e soprattutto dei cancelli aperti.
Villa Zanelli è stata salvata dalle crepe, dall’umidità e dall’abbandono. Ora bisogna salvarla anche dalle promesse.






