I pipistrelli stanno diventando, loro malgrado, una delle sentinelle più attendibili dei cambiamenti climatici. Mentre il mare si scalda e numerose specie ittiche cercano acque più profonde, i chirotteri si spostano verso quote sempre maggiori alla ricerca di temperature sopportabili e di insetti di cui nutrirsi.
Il fenomeno, osservato attraverso particolari strumenti chiamati “bat detector”, non rappresenta una semplice curiosità naturalistica. Alcuni esemplari sono stati individuati anche oltre i 2.500 metri di altitudine, a quote dove in passato la loro presenza era considerata rara.
Anche la durata del letargo rischia di ridursi: inverni più miti e temperature anomale modificano i ritmi biologici, i periodi di attività e la disponibilità di cibo. Il pipistrello, animale tanto utile quanto ingiustamente temuto, ci sta dunque comunicando che qualcosa nell’equilibrio ambientale sta cambiando molto velocemente.
Il monitoraggio interessa Liguria, Piemonte e Francia e coinvolge, tra gli altri, Arpal, le Aree protette delle Alpi Marittime, il Parco fluviale Gesso e Stura e il Parc National du Mercantour. Un’indagine importante perché i pipistrelli sono particolarmente sensibili alle trasformazioni del territorio e possono fornire indicazioni preziose sullo stato degli ecosistemi.
Dalle città infuocate alle montagne industrializzate
C’è però un aspetto che, nel Savonese, merita una riflessione particolare.
Se i pipistrelli abbandonano le città e le zone costiere diventate troppo calde per cercare rifugio nell’entroterra e sulle montagne, potrebbero trovarsi davanti a un altro pericolo: la moltiplicazione dei grandi impianti eolici.
I crinali dell’entroterra savonese sono infatti sempre più spesso individuati come aree adatte alla realizzazione di parchi eolici, con torri che in alcuni progetti superano i duecento metri di altezza. Strutture che modificano il paesaggio, richiedono nuove strade di servizio e possono interferire con le rotte di volo degli uccelli e dei pipistrelli.
Per i chirotteri il rischio non è rappresentato soltanto dalla possibile collisione con le pale. Il rapido movimento delle turbine può determinare forti variazioni della pressione dell’aria nelle loro immediate vicinanze, capaci di provocare lesioni anche senza un urto diretto. Il fenomeno è conosciuto e rende indispensabili studi seri, prolungati e condotti nelle diverse stagioni, prima di autorizzare qualsiasi nuovo impianto.
Non può bastare qualche rilevazione effettuata in periodi limitati per sostenere che un’area non sia frequentata dai pipistrelli. Questi animali si muovono di notte, cambiano percorsi a seconda delle stagioni, seguono gli insetti e utilizzano boschi, grotte, vecchi edifici e corsi d’acqua come rifugi e corridoi ecologici.
Stretti fra caldo e pale
Il paradosso appare evidente: il cambiamento climatico spinge alcune specie verso le aree più fresche dell’entroterra, mentre la transizione energetica rischia di occupare proprio quei crinali trasformandoli in zone industriali.
Da una parte diciamo di voler salvare il clima, dall’altra possiamo finire per danneggiare gli animali che, con i loro spostamenti, ci stanno mostrando quanto quel clima sia già cambiato.
Non si tratta di dichiarare guerra all’energia eolica, ma di rifiutare l’idea che ogni montagna libera debba automaticamente diventare disponibile per una centrale energetica. La produzione di energia rinnovabile è necessaria, ma non può cancellare biodiversità, paesaggio e caratteristiche naturali dei territori.
La provincia di Savona ha già fornito un contributo enorme all’eolico ligure. Continuare a concentrare nuovi impianti sugli stessi crinali significa trasformare l’entroterra in una terra di sacrificio, mentre altre zone della regione rimangono quasi completamente escluse da questo peso.
Le pale eoliche non diventano innocue soltanto perché producono energia definita “verde”. Verde dovrebbe essere l’intero progetto: dalla scelta del sito alla tutela degli animali, dal consumo di suolo alla costruzione delle strade, fino allo smantellamento finale degli impianti.
Altrimenti per i pipistrelli la fuga rischia di non avere un lieto fine: cacciati dalle città per il troppo caldo, potrebbero arrivare sulle montagne e trovare ad attenderli torri alte duecento metri.
Sentinelle del clima, certamente. Ma anche vittime di una transizione ecologica che, senza prudenza e programmazione, rischia di essere molto meno ecologica di quanto raccontano le sue etichette.






