Tra esclusioni, punteggi, consulenze legali e ricorsi annunciati, la gara per la gestione della piscina comunale sembra aver trasformato un servizio pubblico in una gara a ostacoli. A pagare, per ora, sono cittadini, famiglie, lavoratori e sportivi.
La piscina Zanelli non è una coppa da mettere in bacheca né il cortile privato di una società sportiva: è un impianto comunale, dunque dei savonesi. Eppure la sua gestione è finita dentro un pasticcio amministrativo che, invece di produrre una scelta limpida e condivisa, sta producendo carte bollate, incertezza e un danno concreto per chi quella piscina la frequenta ogni giorno.
La vicenda è nota. Alla gara per la gestione dell’impianto erano rimaste in campo Rari Nantes Savona, gestore uscente, e Amatori Nuoto. Nella valutazione delle offerte Amatori aveva ottenuto il punteggio più alto: 91 contro 86. Poi è arrivata l’esclusione della società vincitrice della graduatoria provvisoria, motivata dal Comune con pendenze relative a tributi locali. Amatori contesta la decisione, parla di errore e annuncia iniziative in autotutela e, se necessario, davanti al Tar.
Non spetta a un giornale sostituirsi ai giudici, né stabilire oggi chi abbia ragione sul piano giuridico. Ma una domanda politica e amministrativa è inevitabile: com’è possibile che una procedura relativa a un bene pubblico tanto importante sia arrivata a questo punto?
Se le verifiche sulla regolarità fiscale erano decisive, dovevano essere svolte con la massima chiarezza e al momento giusto, evitando che una gara già valutata finisse risucchiata in un contenzioso. Se invece esistono margini interpretativi, il Comune ha il dovere di spiegarli pubblicamente e in modo rigoroso, senza lasciare spazio al sospetto che la partita sia stata gestita con due pesi e due misure.
Il risultato, intanto, è sotto gli occhi di tutti. Si attende l’esito definitivo entro il 1° ottobre, mentre l’impianto vive in una sorta di limbo. I corsi per bambini e adulti, l’aquagym, il fitness, la libera balneazione, i percorsi di perfezionamento e l’attività agonistica non possono essere programmati con la serenità necessaria. Gli abbonamenti, come ha spiegato il direttore generale della Rari Nantes Nicola Giotta Lucifero, non possono andare oltre la fine di settembre.
Tradotto: chi vuole iscrivere un figlio a nuoto, chi cerca una piscina per la riabilitazione o per tenersi in forma, chi lavora nell’impianto e chi deve organizzare una stagione sportiva, oggi non ha risposte certe. E non è un dettaglio: alla Zanelli ruota un’attività che coinvolge decine di lavoratori e migliaia di utenti.
Il Comune rischia di danneggiare anche se stesso. Il contratto prevede infatti un canone variabile, pari al 5% della bigliettazione: meno attività, meno programmazione e meno utenti significano anche minori entrate per Palazzo Sisto. E nel frattempo la macchina amministrativa ha già impegnato circa 16 mila euro in consulenze giuridiche. Denaro pubblico che sarebbe stato più utile destinare a corsi, manutenzioni, accessibilità o servizi alle famiglie.
Il nodo più serio, però, è un altro: il Comune deve apparire, ed essere, il soggetto terzo che applica regole uguali per tutti. Non può diventare agli occhi dei concorrenti un giocatore in campo, né dare l’impressione di dover difendere a tutti i costi una soluzione già scritta. L’esperienza, la storia e il peso sportivo della Rari Nantes sono patrimonio della città e nessuno li mette in discussione. Ma proprio per questo non servono scorciatoie, ambiguità o procedure pasticciate: servono regole trasparenti.
La piscina Zanelli merita una gestione stabile, qualificata e capace di garantire insieme pallanuoto, nuoto, attività per i bambini, anziani, scuole e semplici cittadini. Non una stagione appesa a un ricorso, a una determina o all’ennesimo parere legale.
Savona ha già abbastanza cantieri, ritardi e promesse sospese. Non aveva bisogno anche di una piscina comunale trasformata in una vasca di carte bollate.






