Alassio, il miracolo urbanistico dell’hotel fantasma: non ha mai aperto, ma avrà già le seconde case

Ad Alassio è comparso un nuovo prodigio dell’urbanistica rivierasca: un albergo che non ha mai ospitato un turista, non ha mai servito una colazione e non ha mai consegnato la chiave di una camera, ma che potrebbe presto essere trasformato in appartamenti.

Un vero talento precoce: è riuscito ad arrivare alle seconde case saltando completamente la fastidiosa fase dell’attività alberghiera.

A raccontare questa singolare vicenda è Marco Preve su Repubblica, ricostruendo la storia dell’ex convento delle Suore francescane missionarie d’Egitto, situato in via Adelasia, a pochi minuti dal mare. L’edificio avrebbe dovuto rinascere come albergo da 56 camere; ora, invece, il Consiglio comunale è chiamato a discutere lo svincolo dalla destinazione alberghiera.

Dalle suore ai turisti, dai turisti agli appartamenti

La storia prende avvio tra il 2017 e il 2018, quando l’immobile venne acquistato da una società immobiliare. Il progetto prevedeva di trasformare una parte del complesso in alloggi e la grande struttura collettiva in un hotel.

Tra i progettisti figurava anche l’architetto Marco Melgrati, oggi sindaco di Alassio e alla sua quinta esperienza alla guida della città.

Il 23 maggio 2018, poco prima della sua rielezione, Melgrati descriveva il progetto come il segno di una nuova tendenza, capace di portare lavoro e assunzioni. Una prospettiva rassicurante: un convento inutilizzato sarebbe diventato una struttura ricettiva, contribuendo almeno sulla carta all’economia turistica cittadina.

Peccato che l’albergo non abbia mai aperto.

Secondo quanto dichiarato oggi da Melgrati e riportato da Repubblica, durante le prove di carico sarebbero emersi problemi strutturali. Si sarebbe quindi proceduto alla demolizione e al rifacimento del tetto, con un costo indicato in circa due milioni e mezzo di euro. Per completare l’opera ne servirebbero altri tre, che le suore non avrebbero a disposizione.

Ed ecco pronta la soluzione: addio hotel, benvenuti appartamenti.

Il turismo secondo il metodo alassino

Per i consiglieri comunali di opposizione Jan Casella e Franco Polli, questa trasformazione rischia di riproporre un copione già visto troppe volte: strutture nate o presentate come alberghi che, dopo qualche passaggio amministrativo, finiscono convertite in condomìni, spesso destinati a seconde case utilizzate poche settimane all’anno.

È il modello turistico più comodo del mondo: nessun personale da assumere, nessuna reception da mantenere, nessuna camera da rifare ogni mattina. Basta vendere gli appartamenti e lasciare le finestre chiuse per dieci mesi.

Alassio, del resto, non ha certo bisogno di scoprire oggi gli effetti della proliferazione delle seconde case: meno residenti effettivi, quartieri che si svuotano fuori stagione, servizi sempre più difficili da sostenere e prezzi immobiliari proibitivi per molte famiglie.

Ogni nuova trasformazione da ricettivo a residenziale dovrebbe quindi essere considerata un’eccezione da valutare con estrema severità, non l’ultimo passaggio quasi naturale di un’operazione immobiliare.

Sindaco, architetto e “zone di interesse comune”

Melgrati respinge le contestazioni. Sostiene che non vi sarebbe né speculazione né un vero cambio di destinazione d’uso, ma un semplice adeguamento della zona di “interesse comune”. Una definizione elastica, evidentemente: abbastanza larga da contenere prima un convento, poi un albergo e infine un condominio.

Secondo il sindaco, inoltre, la destinazione residenziale non sarebbe incompatibile con quella prevista dal piano urbanistico. Resta però una domanda molto semplice: se in quell’area l’albergo non era sostenibile, perché venne autorizzato un progetto alberghiero?

Melgrati ha anche annunciato che, durante la discussione in Consiglio comunale, uscirà dall’aula e non parteciperà alla votazione perché è stato uno dei progettisti dell’intervento.

Una scelta formalmente opportuna. Ma al di là dell’assenza al momento del voto resta l’evidente sovrapposizione di ruoli che rende la vicenda politicamente delicata: il professionista ha partecipato alla progettazione dell’albergo e il sindaco guida oggi l’amministrazione chiamata a esaminare la trasformazione di quell’immobile.

Non basta uscire dall’aula per far sparire tutte le domande.

Una curiosa dichiarazione

Nella ricostruzione di Marco Preve compare anche un passaggio che merita attenzione. I consiglieri Casella e Polli segnalano che due professionisti coinvolti nella documentazione tecnica dell’intervento lavorerebbero negli stessi locali dello studio di Melgrati.

Il sindaco replica che non sarebbero suoi soci e che collaborerebbero soltanto occasionalmente con il suo studio.

Nessuna prova automatica di irregolarità, naturalmente. Ma la politica non dovrebbe limitarsi a domandarsi se un’operazione sia formalmente consentita: dovrebbe preoccuparsi anche della sua trasparenza e dell’opportunità istituzionale.

Specialmente quando chi amministra la città è stato professionalmente coinvolto nel progetto che oggi bussa alla porta del Comune per ottenere una modifica tanto rilevante.

La scorciatoia che diventa regola

Il punto centrale non riguarda soltanto Melgrati o questa singola operazione. Riguarda un meccanismo che in Riviera conosciamo bene: si presenta un progetto promettendo turismo, occupazione e rilancio; successivamente arrivano difficoltà economiche, problemi strutturali o costi imprevisti; infine si spiega che l’unica soluzione possibile è trasformare tutto in residenziale.

E così l’hotel promesso scompare, mentre gli appartamenti diventano improvvisamente inevitabili.

Se questo metodo continua a essere accettato, il vincolo alberghiero rischia di ridursi a una breve tappa burocratica: una sala d’attesa prima del vero obiettivo immobiliare.

Nel caso dell’ex convento di Alassio, la contraddizione è persino più evidente: non si vuole convertire un albergo che ha lavorato per decenni e non riesce più a sostenersi. Si vuole svincolare una struttura che albergo non lo è mai diventata davvero.

È l’ultima frontiera della speculazione urbanistica? Non possiamo affermarlo. Ma certamente siamo davanti a un risultato straordinario: ad Alassio è bastato progettare un hotel per ottenere, qualche anno dopo, la possibilità di trasformarlo in seconde case. Senza neppure disturbare i turisti.

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