Ex Olmo, dalla “Biciclissima” alla “Lentissima”: quindici anni di progetti e la fabbrica è ancora lì

C’era una volta la “Olmo la Biciclissima”. Oggi, osservando lo storico stabilimento di Celle Ligure, sarebbe forse più appropriato parlare della “riqualificazione lentissima”.

Da circa quindici anni si annunciano demolizioni, appartamenti, negozi, parcheggi, uffici pubblici e nuovi servizi. Nel frattempo, però, la vecchia fabbrica costruita nel 1939 è ancora al suo posto: chiusa, oscurata e sempre più simile a un monumento all’immobilismo burocratico e urbanistico.

Le biciclette Olmo hanno continuato a correre. Il progetto immobiliare, invece, è rimasto sui rulli.

Dalla fabbrica di un campione al contenitore vuoto

La storia dello stabilimento è legata a quella di Giuseppe “Gepin” Olmo, uno dei grandi campioni del ciclismo italiano: medaglia d’oro nella prova a squadre alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932, argento mondiale nel 1931, vincitore di due Milano-Sanremo, del titolo italiano del 1936 e di venti tappe al Giro d’Italia.

Un nome che ha portato Celle Ligure sulle strade del ciclismo internazionale e che avrebbe meritato una valorizzazione degna della sua storia industriale e sportiva.

Dal 2018 le biciclette Olmo vengono prodotte e distribuite dalla Montana Bike di Magliano Alpi. L’esposizione e la vendita sono state trasferite nei locali davanti alla vecchia fabbrica, mentre l’officina è stata sistemata nell’ex biblioteca civica.

Il grande stabilimento, invece, si è progressivamente svuotato. Le vetrine sono state oscurate e l’edificio è rimasto in attesa di quella demolizione annunciata tante volte e mai cominciata.

Il progetto che cambia a ogni giro

Nel luglio 2013 venne convocata una conferenza dei servizi per esaminare il progetto di trasformazione urbanistica dell’area. Al posto della fabbrica avrebbero dovuto sorgere edifici residenziali e commerciali, parcheggi e spazi pubblici.

Inizialmente si parlava di circa 21 mila metri cubi. Dopo l’esposto di un residente di piazza Volta, che contestava in particolare l’altezza delle nuove costruzioni, la volumetria venne ridotta a 17.800 metri cubi.

Il progetto prevedeva una superficie edificata di 5.468 metri quadrati:

  • 3.000 metri quadrati residenziali;
  • 2.468 metri quadrati commerciali;
  • 600 metri quadrati per showroom e uffici della Cicli Olmo;
  • 99 box;
  • 40 parcheggi a rotazione;
  • 20 posti per motocicli;
  • circa 700 metri quadrati da cedere gratuitamente al Comune per uffici e servizi.

Gli alloggi, inizialmente 34, sarebbero poi saliti di altre sette od otto unità.

Nel 2018 arrivò anche il via libera della Regione alla variante urbanistica per la demolizione e ricostruzione del complesso. L’allora assessore regionale Marco Scajola annunciò nuovi spazi residenziali, commerciali e pubblici, parlando di un intervento capace di cambiare il volto del borgo. Regione Liguria

Il volto del borgo, però, non è cambiato. È soltanto invecchiata la fabbrica.

Quella “primavera” che non arrivò mai

Nel novembre 2015 l’architetto Orazio Dogliotti annunciava che la demolizione sarebbe iniziata non appena ANAS avesse messo in sicurezza il Rio Santa Brigida, il corso d’acqua che scorre interrato accanto all’edificio.

«Dovrebbe avvenire in primavera», si disse allora.

Non venne precisato di quale anno.

Sono trascorsi oltre dieci anni e proprio il Rio Santa Brigida continua a essere indicato come uno dei principali ostacoli alla partenza dell’operazione. Soltanto nel 2026 ANAS ha avviato una nuova fase dei lavori per il consolidamento e la messa in sicurezza del rio, interventi indispensabili in una zona soggetta a rischio di esondazione.

È evidente che la sicurezza idraulica venga prima degli appartamenti. Ma è altrettanto legittimo domandarsi perché sia stato presentato e celebrato un gigantesco progetto immobiliare senza avere prima risolto una condizione tanto prevedibile quanto fondamentale.

Il Rio Santa Brigida non è comparso improvvisamente una notte. Era lì anche nel 2013, quando cominciarono conferenze dei servizi, varianti e promesse.

Dal “borgo ligure” alle piscine sui tetti

Nel frattempo il progetto sembra avere cambiato ancora una volta fisionomia e dimensioni.

Un sito immobiliare che presenta oggi l’operazione “Olmo” parla non più di una quarantina di alloggi, ma di oltre settanta unità immobiliari tra appartamenti e loft, con museo della bicicletta, area congressi, spazio per la ristorazione e perfino piscine sulle coperture.

Il complesso viene descritto come una nuova destinazione residenziale destinata anche a un “pubblico internazionale”, a 150 metri dal mare e a soli 50 metri dalla stazione. Astor Immobiliare

L’immaginazione immobiliare corre velocissima: loft, “food court”, industrial design, stile di vita costiero e piscine con vista sul Mar Ligure.

Il cantiere, invece, non è ancora partito.

Sarebbe quindi opportuno che il Comune chiarisse quale sia il progetto effettivamente sottoposto agli enti. Si parla ancora dei 34 appartamenti originari, saliti poi a 41 o 42, oppure delle oltre 70 unità oggi pubblicizzate? Le volumetrie sono rimaste quelle autorizzate? Quali modifiche sono state introdotte? E quali saranno esattamente gli spazi pubblici ceduti alla comunità?

Non si tratta di dettagli, soprattutto in un paese piccolo e delicato come Celle, dove ogni nuovo metro cubo produce conseguenze su traffico, parcheggi, servizi e consumo del territorio.

Ora si attende “l’ultima versione”

Il sindaco Marco Beltrame ha spiegato che non vi sarebbero novità sostanziali e che il Comune attende l’ultima versione del progetto, che dovrà ancora essere esaminata dalla Soprintendenza.

Dopo quindici anni, dunque, siamo ancora all’“ultima versione”. Una definizione rassicurante soltanto fino a quando non arriverà la penultima modifica dell’ultima versione definitiva provvisoria.

Nel frattempo Celle si ritrova nella situazione peggiore: ha perso una fabbrica storica e i posti di lavoro legati alla produzione locale, ma non ha ancora ottenuto né la riqualificazione urbanistica, né i servizi, né gli uffici pubblici, né il museo della bicicletta.

La vecchia Olmo non produce più biciclette, ma nemmeno il nuovo complesso produce qualcosa. Produce soltanto rendering, annunci e attese.

Una rigenerazione non può durare una generazione

Le lungaggini amministrative, i ricorsi, i vincoli paesaggistici e soprattutto la necessaria messa in sicurezza idraulica spiegano una parte dei ritardi. Non possono però trasformarsi in un alibi eterno.

Quando un’operazione urbanistica attraversa quindici anni, cambia ripetutamente dimensioni e destinazioni e continua a rimanere sulla carta, significa che qualcosa nella programmazione iniziale non ha funzionato.

Il Comune e i soggetti privati dovrebbero finalmente mettere a disposizione dei cittadini un quadro preciso:

  • quale progetto è oggi realmente in discussione;
  • quanti appartamenti e quanti metri cubi sono previsti;
  • quali saranno gli spazi commerciali e quelli pubblici;
  • che cosa resterà della memoria industriale della Olmo;
  • quando termineranno gli interventi sul Rio Santa Brigida;
  • quali autorizzazioni mancano;
  • quale sia una data realistica per la demolizione e l’avvio del cantiere.

Celle non ha bisogno dell’ennesimo rendering con palazzine color pastello, terrazze fiorite e biciclette decorative appoggiate ai muri. Ha bisogno di sapere che cosa verrà costruito, quando e con quali vantaggi reali per la comunità.

Perché la “Biciclissima” ha fatto la storia pedalando. La sua presunta riqualificazione, invece, da quindici anni continua a stare ferma.

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