
Gli abitanti di Maschio, Montemoro e Cadibona hanno perfettamente ragione a protestare: la Sp 29 è ormai diventata il corridoio obbligato del traffico pesante da e verso il porto, con case affacciate sulla strada trasformate in una sorta di tributo permanente alla logistica savonese.
Dalla chiusura delle Funivie, nel 2019, il problema è esploso. Il trasporto che avrebbe dovuto viaggiare su rotaia o su impianti dedicati è finito sempre più spesso sulle gomme: camion di rinfuse, carbone, mezzi eccezionali, traffico portuale. Rumore, vibrazioni, gas di scarico, polveri e pericoli non sono più episodi occasionali, ma la normalità quotidiana per chi vive lungo una strada nata in epoca napoleonica e certo non progettata per sostenere le esigenze della logistica del XXI secolo.
E allora viene spontanea una domanda: se questa strada è già al limite, che cosa accadrebbe qualora andasse avanti l’ipotesi della nuova discarica del Rio Erxo, sopra Savona, la cui pratica è stata ripresentata e per la quale sono state annunciate ulteriori integrazioni tecniche? Ogni discarica significa inevitabilmente un flusso di camion: materiali in ingresso, coperture, movimentazioni, mezzi di cantiere. Tutto traffico che rischierebbe di riversarsi su una viabilità già esausta.
Non si può continuare a ragionare a compartimenti stagni: da una parte il porto che cresce, dall’altra le Funivie ferme da quasi sette anni, poi le autostrade costose, le gallerie che chiudono e infine nuovi impianti che producono ulteriore trasporto su strada. Il risultato è che i residenti del Cadibona diventano gli ostaggi di decisioni prese altrove.
I sindaci chiedono tavoli, sconti autostradali e una nuova strategia logistica. Bene, ma i tavoli non riducono il rumore nelle camere da letto né fermano le vibrazioni nelle case. Servono scelte: riportare merci su sistemi alternativi alla gomma, risolvere definitivamente il disastro Funivie e impedire che ogni nuovo progetto industriale o ambientale scarichi i suoi costi sulla salute e sulla qualità della vita delle comunità attraversate.
Prima di pensare a nuove discariche, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di percorrere la Sp 29 all’ora di punta, fermarsi a Maschio o Montemoro e spiegare ai cittadini perché dovrebbero sopportare ancora altri camion






