Rixi e Ripamonti lanciano il nuovo progetto “green”: Savona scalo pilota nazionale per l’idrogeno. Ma prima di guardare al 2029 sarebbe lecito chiedere che fine abbia fatto il cold ironing, annunciato, finanziato e promesso da anni. Le navi, intanto, continuano ad avere bisogno dei generatori di bordo.
A Savona abbiamo una particolare capacità: annunciare il futuro prima ancora di essere riusciti ad accendere il presente.
Ieri è toccato all’idrogeno.
Titoli importanti: “Savona diventa il porto dell’idrogeno”, “Il porto diventa scalo pilota per il progetto sull’idrogeno”. Presenti il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, l’assessore regionale Paolo Ripamonti, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Matteo Paroli e i rappresentanti di Edison, FS Logistix, ALIS e Assocostieri.
Tutto molto bello. Tutto molto verde.
C’è soltanto un piccolo particolare: nel porto di Savona stiamo ancora aspettando che diventi realmente operativo il ben più concreto porto elettrico.
E allora, prima dell’idrogeno del 2029 o del 2030, qualcuno potrebbe cortesemente raccontare ai savonesi che fine ha fatto il cold ironing?
L’elettrico doveva essere già realtà
Facciamo un piccolo esercizio di memoria, perché gli annunci hanno un brutto difetto: invecchiano.
Il 16 dicembre 2025 veniva annunciato che il progetto di elettrificazione delle banchine del terminal crociere di Savona sarebbe stato completato entro il primo trimestre del 2026, così da rendere operativo il sistema. Il progetto, allora indicato in 10,1 milioni di euro, comprendeva la cabina di conversione, i collegamenti alle banchine e il nuovo dispositivo mobile necessario per collegare le navi alla rete di terra.
Il principio è semplicissimo: quando una nave è ormeggiata, anziché tenere accesi i generatori di bordo per produrre l’energia necessaria, si collega alla rete elettrica del porto.
Meno motori accesi, meno emissioni, meno rumore. E soprattutto un beneficio immediato per una città come Savona, dove il terminal crociere è praticamente dentro il centro urbano.
Siamo al 29 settembre 2026.
Il primo trimestre è passato da sei mesi.
E il cold ironing non risulta ancora un servizio normalmente operativo per le navi.
Noi stessi avevamo già raccontato a marzo il curioso destino di questa infrastruttura, definendola il “cold ironing eterno”, dopo una lunga successione di annunci e rinvii. …leggi
Ed è proprio questo che rende singolare la fotografia di questi giorni.
Non abbiamo ancora acceso la presa, ma pensiamo già all’idrogeno
Mentre aspettiamo di vedere finalmente le grandi navi spegnere i generatori e collegarsi alla rete elettrica savonese, arriva la nuova frontiera:
l’idrogeno verde.
Attenzione, perché leggendo soltanto alcuni titoli si potrebbe pensare che domani mattina nel porto della Torretta cominceranno a circolare locomotive e mezzi alimentati a idrogeno.
Non è così.
Il documento firmato il 28 settembre è un protocollo d’intesa tra Autorità portuale, ALIS, Assocostieri, Edison e FS Logistix per sviluppare un progetto pilota. Si dovranno individuare gli utilizzatori, studiare la configurazione degli impianti, valutarne costi, autorizzazioni, sicurezza e sostenibilità tecnica ed economica. Solo sulla base dei risultati delle attività di sviluppo e dei test saranno valutate le successive fasi di realizzazione.
Tradotto dal linguaggio dei comunicati:
per ora siamo allo studio dello studio che dovrà portare al progetto.
L’obiettivo indicato è arrivare alla sperimentazione tra il 2029 e il 2030.
Benissimo studiare il futuro. Ci mancherebbe.
Ma proprio perché si parla continuamente di transizione ecologica, sarebbe interessante completare anche quella del presente.
Ripamonti cita persino il cold ironing
C’è poi un passaggio quasi irresistibile.
Presentando il progetto sull’idrogeno, Paolo Ripamonti ha ricordato che il Piano regionale sulla qualità dell’aria interviene sui porti attraverso il monitoraggio, il trasporto ferroviario delle merci e, guarda caso, proprio attraverso “il cold ironing” e “l’elettrificazione delle banchine”.
Appunto.
È esattamente quello che vorremmo vedere funzionare.
Perché il cold ironing non è più una tecnologia futuristica da mettere nelle slide. L’impianto savonese è stato finanziato, progettato, costruito e annunciato ripetutamente. A dicembre scorso l’Autorità portuale indicava persino una scadenza precisa: primo trimestre 2026.
Prima di raccontarci il porto del 2030, quindi, sarebbe interessante sapere quando potremo vedere funzionare quello promesso per il 2026.
Rixi guarda al futuro. Savona aspetta il presente
Edoardo Rixi spiega che Savona può diventare “un laboratorio concreto della transizione energetica dei porti italiani”e che qui si vuole mettere alla prova l’idrogeno collegando innovazione, logistica e ultimo miglio ferroviario.
Un progetto interessante, certamente.
Ma la credibilità delle grandi strategie si misura anche sulle opere già annunciate.
Perché a forza di spostare continuamente lo sguardo verso il prossimo progetto si rischia un curioso paradosso: il futuro arriva sempre, mentre il presente non parte mai.
Ieri era il cold ironing.
Oggi è l’idrogeno.
Domani magari arriverà qualche altra tecnologia ancora più rivoluzionaria.
Noi, molto più modestamente, ci accontenteremmo di una cosa: vedere finalmente una nave attraccata a Savona spegnere i generatori e attaccare la spina.
Poi potremo parlare serenamente anche dell’idrogeno.
Perché tra un porto “pilota”, un porto “green”, un porto “smart” e un porto “dell’idrogeno”, prima o poi sarebbe bello avere semplicemente un porto elettrico che funziona davvero.






