Bragno, le ceneri non sono pericolose. Ma chi lo ha verificato?

La Provincia rassicura, ma ARPAL non avrebbe effettuato analisi dirette sulle ceneri stoccate nel capannone. Le quantità autorizzate sono state superate di sei volte, i tempi annunciati per la rimozione sono trascorsi e ora si convoca un tavolo tecnico. Le domande rimaste senza risposta sono ancora molte.

A Bragno c’è un capannone che sembra avere una particolare capacità: quella di resistere al passare del tempo, alle diffide, alle interrogazioni e persino alle promesse di rimozione.
Dentro ci sono migliaia di metri cubi di ceneri provenienti dal termovalorizzatore di Torino. Dovevano essere 4.500, secondo l’autorizzazione provinciale. Sono diventati circa 27.000.
Sei volte il quantitativo consentito.
E già questo dovrebbe bastare per comprendere che non siamo davanti a una normale vicenda amministrativa.
Ora la Provincia di Savona rassicura: le ceneri sono classificate come rifiuti non pericolosi. La società Ecocem avrebbe avviato le operazioni di rimozione e, nei prossimi giorni, dovrebbe essere convocato un tavolo tecnico per definire una soluzione e i tempi necessari.
Tutto bene, dunque?
Non proprio.

La domanda fondamentale: chi ha analizzato quelle ceneri?

Nella risposta fornita all’interrogazione presentata dalle consigliere comunali Giorgia Ferrari e Lisa Tortarolo emerge un particolare che meriterebbe ben altra attenzione.
Si legge infatti:
«Arpal ha confermato che i loro controlli non hanno comportato la verifica analitica del materiale all’interno del capannone».
La motivazione è che l’Agenzia, come molte altre, non effettua la caratterizzazione dei rifiuti.
La Provincia avrebbe invece trasmesso analisi risalenti al luglio 2025, dalle quali risulta la classificazione del materiale come non pericoloso, con codice EER 19 01 12.
Ma qui nasce la questione.
Chi ha commissionato quelle analisi? Chi ha effettuato i campionamenti? Chi ha verificato che i campioni fossero rappresentativi delle migliaia di metri cubi presenti nel capannone?
Secondo quanto segnalato dalle consigliere, le analisi disponibili sarebbero quelle prodotte dalla stessa società Ecocem.
Una circostanza che, se confermata, rende ancora più importante una verifica indipendente.
Non perché le analisi commissionate da un’azienda siano automaticamente inattendibili. La normativa prevede precise responsabilità del produttore e del detentore del rifiuto nella sua caratterizzazione.
Ma quando si scopre che in un impianto autorizzato a contenere 4.500 metri cubi ne sono stati accumulati circa 27.000, una verifica supplementare da parte delle autorità pubbliche appare una richiesta più che ragionevole.
La classificazione come rifiuto non pericoloso non può trasformarsi in una formula rassicurante sottratta a ogni domanda.
E soprattutto occorre distinguere due aspetti: la classificazione amministrativa del rifiuto e le condizioni concrete del suo stoccaggio, che devono comunque garantire la tutela dell’ambiente e della salute.

Tre mesi per rimuovere tutto. Ma i mesi sono passati

C’è poi la questione dei tempi.
Le consigliere Ferrari e Tortarolo ricordano di aver presentato interrogazioni a marzo e giugno 2026.
Secondo quanto riferiscono, nelle risposte del sindaco di Cairo Montenotte e dell’assessore all’Ambiente era stato indicato un termine di tre mesi per la rimozione.
Un termine ormai trascorso.
Eppure le ceneri sono ancora nel capannone, sebbene una parte del materiale sia stata avviata allo smaltimento o al recupero.
Adesso apprendiamo che la Provincia intende convocare un tavolo tecnico per individuare una soluzione e definire i tempi.
Ma il tavolo tecnico non sarebbe stato più utile prima della scadenza dei tre mesi annunciati?
E soprattutto: perché soltanto adesso?
Una domanda legittima, alla quale sarebbe opportuno fornire una risposta altrettanto precisa.

La fideiussione e il conto che potrebbe arrivare

Nell’articolo pubblicato dalla Stampa si legge che, qualora Ecocem non fosse in grado di svuotare il capannone in tempi rapidi e certi, la Provincia potrebbe procedere al completamento dell’intervento attraverso l’escussione della fideiussione.
Ma anche qui si apre un interrogativo.
Il consigliere di minoranza Rodolfo Mirri osserva che la garanzia sarebbe di poco superiore a 489.000 euro e solleva dubbi sulla sua sufficienza rispetto alle quantità effettivamente accumulate.
La Provincia precisa che la garanzia coprirà i quantitativi autorizzati.
Appunto: quelli autorizzati erano 4.500 metri cubi. Quelli stoccati sono arrivati a circa 27.000.
Chi sosterrà gli eventuali costi eccedenti la garanzia?
Quali strumenti sono stati predisposti per evitare che una parte delle spese finisca per gravare sulla collettività?
Sono domande concrete, non polemiche astratte.

E intanto si discute di un nuovo inceneritore in Val Bormida

La vicenda assume un significato ancora più rilevante mentre la Regione Liguria valuta possibili localizzazioni per un futuro inceneritore, tra le quali figura anche la Val Bormida.
È bene precisare che le ceneri di Bragno provengono da un impianto già esistente a Torino e che la loro classificazione dipende dalle caratteristiche del materiale.
Ma proprio questa esperienza dimostra quanto sia importante conoscere in anticipo la destinazione dei residui, le modalità di controllo, i quantitativi autorizzati e le garanzie economiche per la loro gestione.
Non basta progettare un impianto. Occorre sapere anche come saranno gestiti i rifiuti che produrrà e chi interverrà in caso di problemi.

Le rassicurazioni non sostituiscono i controlli

Nessuno può affermare, sulla base delle informazioni oggi disponibili, che le ceneri di Bragno siano pericolose.
Ma nemmeno dovrebbe bastare una generica rassicurazione per chiudere ogni discussione.
La Provincia potrebbe chiarire pubblicamente la provenienza delle analisi del luglio 2025, le modalità dei campionamenti e le ragioni per cui non siano state richieste ulteriori verifiche indipendenti.
Il Comune di Cairo potrebbe spiegare perché il termine di tre mesi indicato nelle risposte alle interrogazioni non sia stato rispettato e quali iniziative abbia intrapreso successivamente.
sarebbe utile pubblicare un cronoprogramma preciso, con quantità già rimosse, destinazioni del materiale, scadenze e coperture finanziarie.
Perché dopo anni di discussioni, diffide e annunci, i cittadini hanno diritto a qualcosa di più di una nuova riunione.
A Bragno le ceneri continuano a esserci. Le rassicurazioni anche. Quello che ancora manca è una data certa per la loro completa rimozione.

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