L’associazione “Diritti, Cultura e Sviluppo”, presieduta da Alice Greta Marino, promuove un’iniziativa per far analizzare l’acqua della rete idrica savonese da un laboratorio indipendente. Un appello ai cittadini per raccogliere circa 300 euro e conoscere la qualità dell’acqua che ogni giorno arriva nelle nostre case.
Dopo quanto sta accadendo a Borgio Verezzi, Pietra Ligure e Villanova d’Albenga, dove sono scattate ordinanze che vietano l’utilizzo dell’acqua del rubinetto per bere e cucinare, anche a Savona qualcuno comincia a porsi una domanda tanto semplice quanto importante: siamo davvero sicuri dell’acqua che beviamo?
A sollevare la questione è l’associazione “Diritti, Cultura e Sviluppo”, attraverso la sua presidente Alice Greta Marino, che ha deciso di promuovere un’iniziativa concreta: rivolgersi a un laboratorio specializzato per effettuare analisi indipendenti sull’acqua distribuita nel Comune di Savona.
Non si tratta di lanciare allarmi ingiustificati né di sostenere che l’acqua savonese sia contaminata. Si tratta, molto più semplicemente, di verificare e rendere pubblici i risultati.
«I nostri vicini sono a una manciata di chilometri», osserva Marino. «Non possiamo pensare che ciò che accade nei Comuni limitrofi non ci riguardi. Questo non significa che l’acqua di Savona presenti gli stessi problemi, ma credo sia giusto conoscere esattamente che cosa arriva nei nostri rubinetti».
Un’analisi indipendente che costa meno di 300 euro
L’associazione ha già preso contatti con un laboratorio specializzato, la Labservice Srl di Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, che ha trasmesso un preventivo per l’esecuzione delle analisi.
La documentazione prevede un controllo chimico e microbiologico di routine e una ricerca specifica delle sostanze perfluoroalchiliche, comunemente conosciute come PFAS.
Il costo complessivo indicato è di 289,14 euro, IVA compresa, comprensivo delle spese di spedizione previste nell’offerta.
Il campionamento verrebbe effettuato direttamente dal committente, utilizzando gli appositi contenitori, e successivamente spedito al laboratorio. I tempi indicati per l’esecuzione delle prove sono di circa dieci giorni.
L’associazione intende coinvolgere direttamente la cittadinanza per sostenere la spesa.
«Trecento euro per una comunità sono praticamente niente», sottolinea Marino. «Basterebbe un euro a testa da parte di trecento cittadini per avere un’analisi indipendente. Credo sia un piccolo investimento per un diritto fondamentale: sapere che cosa beviamo».
PFAS, sostanze invisibili che preoccupano sempre di più
Al centro dell’iniziativa ci sono soprattutto i PFAS, una vasta famiglia di sostanze chimiche utilizzate per decenni in numerosi processi industriali e prodotti di consumo.
Sono presenti, o sono stati impiegati, in determinati rivestimenti antiaderenti, materiali impermeabilizzanti, imballaggi e altri prodotti di uso quotidiano.
Alcuni PFAS sono particolarmente persistenti nell’ambiente e possono accumularsi nell’organismo. Per determinate sostanze sono stati accertati o evidenziati rischi sanitari, mentre per altre gli effetti sono ancora oggetto di studio.
«Abbiamo costruito una quotidianità nella quale utilizziamo prodotti senza conoscere sempre le conseguenze ambientali delle sostanze impiegate per realizzarli», osserva la presidente. «Occorre un grande lavoro di informazione, perché spesso ci accorgiamo dei problemi soltanto quando diventano emergenze».
Marino richiama anche le difficoltà che stanno affrontando i cittadini dei Comuni interessati dalle ordinanze.
«Pensiamo a cosa significa non poter utilizzare l’acqua del rubinetto per cucinare, preparare la pasta o lavare gli alimenti. Significa cambiare improvvisamente abitudini consolidate e dover ricorrere continuamente all’acqua confezionata».
Una situazione che comporta disagi, costi aggiuntivi e un maggiore utilizzo di bottiglie di plastica.
E i controlli pubblici a Savona?
L’iniziativa dell’associazione pone anche un’altra questione: quella della trasparenza.
È possibile che siano già stati effettuati controlli sull’acqua distribuita a Savona e che esistano risultati aggiornati. L’associazione, tuttavia, vorrebbe che queste informazioni fossero facilmente accessibili e comprensibili per tutti.
«Magari il Comune o il gestore hanno già effettuato campionamenti e dispongono di risultati rassicuranti», precisa Marino. «Ne saremmo naturalmente felici. Ma sarebbe importante che i cittadini potessero conoscerli. Nel frattempo, vogliamo procedere anche con una verifica indipendente».
Un’analisi effettuata su un singolo campione non potrà naturalmente certificare la qualità dell’intera rete idrica cittadina, né sostituire i controlli ufficiali previsti dalla legge. Potrà però fornire un primo elemento conoscitivo, purché il prelievo, la conservazione e il trasporto siano eseguiti secondo procedure rigorose.
Un euro per sapere cosa beviamo
L’appello dell’associazione è rivolto dunque ai cittadini savonesi che desiderano contribuire all’iniziativa.
L’obiettivo è raccogliere la somma necessaria, effettuare il campionamento e successivamente rendere pubblici i risultati delle analisi, qualunque essi siano.
«Non vogliamo creare allarmismo», conclude Alice Greta Marino. «Vogliamo informazione, prevenzione e trasparenza. L’acqua è un bene essenziale, la paghiamo attraverso le nostre bollette e abbiamo tutto il diritto di sapere che cosa utilizziamo ogni giorno nelle nostre case».
La domanda, in fondo, è semplicissima: se bastano meno di 300 euro per effettuare una prima verifica indipendente, perché non farla?
E soprattutto, alla luce di quanto sta accadendo nella Riviera savonese, sarebbe opportuno che anche le istituzioni rendessero disponibili ai cittadini i dati più recenti dei controlli effettuati.
Perché la fiducia nell’acqua del rubinetto è importante. Ma ancora più importante è che quella fiducia sia sostenuta da analisi, dati pubblici e controlli trasparenti.






