A Millesimo l’assessore regionale esalta sapori, tradizioni ed eccellenze della Val Bormida. Fuori dalla festa, però, resta aperta una domanda: che cosa accadrebbe all’immagine di questi prodotti se la valle diventasse anche la sede del termovalorizzatore ligure?
A Millesimo è tempo di tartufi, profumi, prodotti tipici e belle parole.
Alla XXXIV Festa nazionale del Tartufo della Val Bormida, una delle manifestazioni più importanti dell’autunno savonese, le autorità non sono mancate. Sindaci, amministratori e rappresentanti regionali hanno celebrato, come è giusto che sia, un territorio che ha nelle proprie produzioni agroalimentari, nei boschi e nelle tradizioni una ricchezza da difendere.
Tra gli interventi anche quello dell’assessore regionale Paolo Ripamonti, che ha speso parole di elogio per le eccellenze della valle, per i suoi sapori e per chi lavora ogni giorno per conservarli e farli conoscere.
Il concetto espresso è condivisibile: le eccellenze locali rappresentano un patrimonio da valorizzare e far crescere.
Applausi.
Ma proprio qui nasce una domanda che difficilmente può essere lasciata fuori dalla piazza.
Il tartufo sì. L’inceneritore anche?
Perché questa è la stessa Val Bormida che da mesi vive con l’ipotesi di ospitare il futuro termovalorizzatore ligure.
Ed è qui che le due fotografie sembrano difficili da sovrapporre.
Da una parte raccontiamo una valle fatta di tartufi, boschi, vini, agricoltura, allevamenti, prodotti locali, turismo verde e piccoli borghi.
Dall’altra discutiamo della possibilità di collocarvi un grande impianto destinato a ricevere e trattare centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti.
Che effetto avrebbe sull’immagine della Val Bormida?
Quanto vale la reputazione di un territorio quando si vende un prodotto alimentare?
Un consumatore che acquista un tartufo, un formaggio, una bottiglia di vino o un prodotto agricolo compra soltanto ciò che trova sulla bancarella oppure compra anche l’immagine del luogo dal quale quel prodotto proviene?
La risposta la conoscono benissimo gli stessi amministratori che, durante le feste enogastronomiche, parlano continuamente di territorio, qualità, tradizione, ambiente e tipicità.
Se questi valori sono fondamentali quando bisogna promuovere il tartufo, non possono diventare improvvisamente secondari quando si deve decidere dove collocare un impianto regionale per i rifiuti.
Una valle non può avere due slogan
Il punto è proprio questo.
Non si può raccontare la Val Bormida ai turisti come un’oasi di boschi e sapori e contemporaneamente chiedere ai suoi abitanti di considerare un grande termovalorizzatore semplicemente come una possibile occasione di sviluppo.
O meglio: politicamente si può fare.
Ma bisogna spiegare come le due strategie possano convivere.
Perché il tartufo non nasce in un capannone industriale. Nasce sottoterra, vive in simbiosi con gli alberi e ha bisogno di un ecosistema che rappresenta esso stesso parte del valore commerciale del prodotto.
Millesimo, del resto, non vende soltanto tartufi.
Vende Val Bormida.
La stessa promozione ufficiale della Festa insiste sul rapporto tra tartufo, territorio, cultura locale e tradizione, ricordando che nella zona sono presenti tutte le nove varietà commestibili e una tradizione di ricerca e tartuficoltura tramandata nel tempo.
Ed è precisamente questo patrimonio che meriterebbe di entrare nel dibattito sul futuro della valle.
E alla festa arrivano anche gli 800 “NO”
A ricordarlo, durante l’inaugurazione, c’erano anche gli esponenti del Coordinamento NO Inceneritore, che hanno scelto una forma molto semplice di protesta e informazione: parlare con le persone.
Secondo quanto riferito dal Coordinamento, durante la manifestazione sono stati distribuiti circa 800 volantini.
Ottocento piccoli fogli in mezzo agli stand del tartufo possono sembrare poca cosa.
In realtà pongono una domanda enorme.
Quale modello di sviluppo vogliamo per la Val Bormida?
Perché questa è la discussione che rischia di essere nascosta dietro il confronto puramente tecnico sulla localizzazione dell’impianto.
Non si tratta soltanto di stabilire se un inceneritore rispetti o meno i limiti di legge. Un territorio deve poter discutere anche della propria vocazione economica e dell’immagine che vuole costruire per i prossimi decenni.
Industria, agricoltura, turismo, ambiente e gestione dei rifiuti possono certamente convivere, ma non basta dichiararlo. Occorre dimostrarlo con progetti, dati e scelte coerenti.
Ed è proprio qui che la giornata di Millesimo assume quasi involontariamente un significato politico.
Sul palco si celebrano le eccellenze della Val Bormida.
Sotto il palco qualcuno distribuisce volantini contro l’inceneritore.
In mezzo ci sono i cittadini.
E forse sono proprio loro ad avere diritto alla risposta più semplice: se il tartufo, i boschi, l’agricoltura e i prodotti della Val Bormida sono davvero un patrimonio da “far conoscere e crescere”, siamo sicuri che il modo migliore per farlo sia candidare questa stessa valle a diventare il luogo dove chiudere il ciclo dei rifiuti dell’intera Liguria?
Perché le eccellenze territoriali non si celebrano soltanto un sabato davanti a un microfono.
Si difendono nelle decisioni che si prendono il lunedì.






