
E ora il sindaco finisce a processo
Quando nel 2021 la discarica della Ramognina chiuse definitivamente i cancelli, dopo anni di proroghe, promesse di bonifica e tensioni politiche, molti pensarono che la vicenda fosse finalmente giunta all’epilogo. Invece no.
Quella che doveva essere una pagina chiusa torna oggi al centro della scena con un processo che rischia di diventare solo il primo capitolo di una lunga saga giudiziaria e amministrativa.
Gli inizi: una discarica nata già problematica
La Ramognina, situata in una zona ambientalmente delicata attraversata dal rio Arenon, ha sempre convissuto con sospetti, criticità tecniche e malumori dei residenti.
Già negli anni 2010–2013 cominciarono ad emergere i primi segnali di allarme:
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2013 – Le analisi sulle acque sotterranee evidenziano superamenti dei limiti di legge per manganese, nitrati e azoto ammoniacale.
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Tecnici e opposizione comunale sollevano il dubbio che “nessuno sappia realmente cosa ci sia sotto” dopo decenni di conferimenti.
Le criticità non portano però a una chiusura immediata: si procede con manutenzioni minime e proroghe.
2018–2020: la lenta marcia verso la fine
Durante questi anni il tema della bonifica torna ciclicamente nel dibattito politico, ma l’impianto continua a funzionare.
Si parla di chiusura, ma ogni ipotesi slitta, complici:
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le difficoltà nel gestire il percolato (il liquido generato dai rifiuti in decomposizione),
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problemi strutturali alle coperture del sito,
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una rete di captazione del biogas che funziona a singhiozzo.
2021: la chiusura annunciata… e ritardata
Il Comune annuncia la cessazione dell’attività, ma la promessa non viene rispettata nei tempi previsti: servirà un anno di proroga.
L’impianto chiude definitivamente a fine 2021, ma da lì inizia la seconda vita della vicenda: la più complessa.
2022: l’allarme Arpal
L’Agenzia Regionale per l’Ambiente esegue campionamenti nel rio Arenon, a monte e a valle della discarica.
I risultati sono preoccupanti:
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percolato disperso,
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danni alle coperture provvisorie,
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malfunzionamenti dell’impianto di biogas.
La Provincia emette una diffida al Comune, intimando interventi urgenti.
2023: nuove criticità, nuove diffide
L’anno successivo Arpal compie ulteriori accertamenti:
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problemi alle vasche di emergenza del percolato,
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emissioni di biogas non controllate,
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prescrizioni tecniche non rispettate da Comune e gestore.
La Provincia interviene di nuovo, diffidando sia il Comune sia la Lavajet Global Service, ultimo gestore del sito.
Intanto l’opposizione, guidata da Antonio Ghigliazza, denuncia pubblicamente:
«Quello è un sito contaminato. Nessuno sa cosa ci sia là sotto. La tombinatura sotto la discarica è fessurata e il percolato esce».
Arriva persino la richiesta formale di nominare un commissario prefettizio per gestire la bonifica.
2024–2025: esposti e tensioni politiche
La Ramognina si trasforma in un caso politico ed ambientale.
Gli esposti si moltiplicano e il dossier finisce sul tavolo della Procura.
Arpal continua a segnalare criticità: i lavori di messa in sicurezza procedono lentamente, mentre le acque del torrente mantengono parametri instabili e in alcuni casi fuori norma.
2025: la svolta giudiziaria
Il sostituto procuratore Claudio Martini chiede il rinvio a giudizio di:
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Luigi Pierfederici, sindaco di Varazze,
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Roberto Dossena, titolare di Lavajet Global Service.
L’accusa: violazioni delle normative ambientali e gestione non conforme della discarica, con particolare riferimento al percolato e al sistema di biogas.
Nell’udienza pre-dibattimentale emergono anni di ispezioni e segnalazioni rimaste inevase o insufficienti.
Il sindaco Pierfederici dichiara:
«Il ruolo del sindaco ha enormi responsabilità. Ho piena fiducia nell’esito del procedimento».
Ma il clima è pesante: il caso Ramognina non riguarda più solo il passato della discarica, ma la gestione presente della bonifica, ancora largamente incompiuta.
La sensazione generale: questo è solo l’inizio
Con un sito contaminato, lavori di messa in sicurezza ancora in corso, una infrastruttura idraulica danneggiata e indagini che potrebbero allargarsi, la percezione diffusa — in Comune come tra i tecnici — è che la vicenda sia destinata a durare.
La Ramognina non è più una discarica:
è un dossier aperto, un problema ambientale irrisolto e un terreno minato per la politica locale.
Il processo in arrivo rischia di essere soltanto la prima puntata di un lungo telefilm.
E il finale, almeno per ora, è tutto da scrivere.






