Ex fabbriche, ex alberghi, ex colonie, ex cantieri: cambia il Comune, cambia il proprietario, ma alla fine la parola magica è quasi sempre la stessa: “riqualificazione”. E dentro, guarda caso, spuntano spesso le residenze. Ora è il turno di Pietra Ligure.
Basta. Uno dietro l’altro.
A volte viene davvero da chiedersi se la provincia di Savona sia diventata il grande ricettacolo delle operazioni immobiliari della Liguria.
Ogni volta la sceneggiatura sembra assomigliarsi: c’è un’area dismessa o degradata, magari ferma da decenni, arriva un grande progetto e immediatamente entra in scena la parola che ormai apre tutte le porte: RIQUALIFICAZIONE.
Una parola bellissima. Chi potrebbe essere contrario a riqualificare?
Poi però si va a vedere cosa significa concretamente e, insieme agli spazi pubblici, al verde, ai servizi e alle attività ricettive, compare quasi inevitabilmente una vecchia conoscenza del territorio savonese: il residenziale.
Adesso tocca a Pietra Ligure e agli ex Cantieri Navali Rodriquez.
È stata protocollata l’istanza di variante relativa al progetto per la costruzione e gestione di un porto turistico con annesse strutture pubbliche, ricettive, residenziali e produttive. Il sindaco Luigi De Vincenzi annuncia per il 13 ottobre un Consiglio comunale straordinario, precedente all’avvio formale della procedura prevista dal DPR 509/1997.
Va detto subito: non stiamo parlando di un progetto nato ieri.
La storia degli ex Rodriquez è lunghissima. Già nel 2013 la Provincia di Savona comunicava l’avvio del procedimento relativo alla «costruzione e gestione di un porto turistico» con strutture pubbliche, ricettive, residenziali e produttive.
Nel 2024 il Comune aveva poi presentato alla cittadinanza la nuova idea progettuale. E oggi la stessa società che sviluppa ChorusLife Pietra Ligure descrive un intervento di circa 35 mila metri quadrati, con destinazione mista: residenziale, commerciale, ricettiva, wellness, marina da diporto, cantiere per piccole manutenzioni e strutture sportive.
Insomma, non soltanto case. Ed è corretto dirlo.
Ma proprio per questo il Consiglio comunale del 13 ottobre dovrebbe servire non a celebrare l’arrivo della “riqualificazione”, bensì a mettere sul tavolo numeri, volumi e destinazioni precise della variante appena depositata.
Quanti metri quadrati saranno destinati alle residenze? Quanti all’alberghiero? Quanti alle attività produttive? Quanto spazio sarà realmente pubblico? Quanto verde sarà effettivamente fruibile? Quale sarà l’impatto delle nuove costruzioni sul fronte mare? E soprattutto: quanto è cambiato il progetto rispetto a quello mostrato ai cittadini nel 2024?
Sono queste le domande interessanti.
Perché in provincia di Savona ormai abbiamo sviluppato una certa allergia alla parola “riqualificazione”.
Abbiamo visto troppi immobili e troppe aree cambiare pelle. Alberghi che diventano appartamenti, ex strutture turistiche che finiscono al centro di progetti immobiliari, aree industriali che scoprono improvvisamente una vocazione residenziale.
E la costa savonese non è infinita.
Ogni metro quadrato trasformato oggi rimarrà trasformato per decenni.
Per questo il problema non è essere favorevoli o contrari per principio al recupero degli ex Rodriquez. Anzi, lasciare ancora per anni quell’enorme area dismessa sarebbe difficilmente difendibile.
La questione è un’altra: che cosa restituiamo davvero a Pietra Ligure?
Un pezzo di città finalmente aperto ai cittadini, con un porto, servizi, attività economiche, ricettività, lavoro e spazi pubblici?
Oppure un’altra grande operazione nella quale la componente immobiliare finirà per diventare quella economicamente decisiva?
È questa la domanda che il Comune dovrebbe affrontare senza slogan.
De Vincenzi rivendica «un’azione costante, rigorosa e di continuo sollecito» nei confronti della proprietà. Bene. E rivendica anche la scelta della trasparenza attraverso il Consiglio comunale straordinario.
Ancora meglio.
Allora trasparenza sia fino in fondo.
Il 13 ottobre si mostrino ai pietresi planimetrie, altezze, volumi, superfici e destinazioni d’uso. Si spieghi chiaramente cosa appartiene all’interesse pubblico e cosa all’interesse privato. E soprattutto si evidenzi, punto per punto, cosa è stato modificato rispetto al progetto già presentato.
Perché di rendering meravigliosi, passeggiate sul mare, alberelli verdissimi, famigliole sorridenti e parole come “rigenerazione”, “sostenibilità” e “ricucitura urbana” questa provincia ne ha già visti parecchi.
Adesso vorremmo vedere soprattutto i numeri.
Perché da Celle a Pietra Ligure, passando per Savona e lungo buona parte della Riviera, il rischio è che tra qualche anno guardando il territorio qualcuno possa dire:
«Meno male che hanno riqualificato tutto. Peccato che nel frattempo abbiano costruito dappertutto».






