Orsi denuncia i 27 giorni di chiusura contro gli 11 previsti. L’Autorità Portuale tace, il Comune sembra aspettare. Cinque anni fa il Patto per Savona scriveva che «sembra essersi spezzato il rapporto tra Savona e il suo Porto». Dovevano ricucirlo. A giudicare dai risultati, devono aver perso ago e filo.

Fa bene il consigliere comunale Fabio Orsi a tornare sulla vicenda del ponte Pertini. Ma, diciamocelo, a Savona c’è ormai poco da stupirsi.
La manutenzione ordinaria programmata dall’Autorità di Sistema Portuale era iniziata il 1° settembre e avrebbe dovuto concludersi l’11 settembre. Siamo arrivati a 27 giorni e il ponte continua a creare disagi, salvo le riaperture temporanee nei fine settimana.
Orsi pone una domanda semplicissima: se fosse stato un privato a promettere undici giorni e a non aver ancora concluso dopo ventisette, cosa sarebbe successo?
Probabilmente lettere, solleciti, diffide, intimazioni e magari qualche ordinanza.
Con l’Autorità Portuale, invece, sembra vigere una diversa concezione del tempo.
Una specie di fuso orario portuale savonese, nel quale undici giorni possono tranquillamente diventare ventisette e nessuno pare particolarmente agitato.
Del resto l’Autorità Portuale savonese ci ha abituati alla pazienza.
Il monumento alla pazienza
Basta guardare un po’ più in là.
Il 23 ottobre 2018 un incendio devastò la nuova sede dell’Autorità Portuale di Savona, inaugurata appena l’anno precedente. L’edificio venne praticamente distrutto dalle fiamme.
Sono passati quasi otto anni.
E nel gennaio 2026 l’Autorità di Sistema Portuale annunciava finalmente l’avvio della gara per la progettazione di fattibilità tecnico-economica della riqualificazione dell’edificio di via dei Calafati, ancora inagibile.
Avete letto bene: dopo oltre sette anni si era ancora alla progettazione del recupero.
Quindi, tutto sommato, per il ponte Pertini siamo appena all’antipasto.
Ventisette giorni, rispetto a otto anni, sono un battito di ciglia.
Quella frase del Patto che oggi fa sorridere
La parte più divertente — si fa per dire — è però politica.
Cinque anni fa, nella famosa Agenda del Patto per Savona, si poteva leggere una frase che oggi meriterebbe di essere incorniciata:
«Sembra essersi spezzato il rapporto tra Savona e il suo Porto».
Una constatazione importante, perché proprio il Patto che avrebbe poi sostenuto Marco Russo indicava tra le sfide quella di ricostruire il rapporto tra città e porto.
Cinque anni dopo possiamo almeno fare un primo bilancio.
Il ponte della Darsena resta chiuso oltre i tempi annunciati, gli operatori protestano, Orsi chiede pubblicamente che il Comune pretenda spiegazioni e dall’Autorità Portuale non arriva, almeno pubblicamente, quella risposta chiara che cittadini e operatori attendono.
Quanto al famoso rapporto tra città e porto, più che ricucito sembra ancora in attesa del sarto.
Sindaco, manca il reel
Ed è qui che Orsi colpisce forse il punto politicamente più divertente della vicenda: «Ma dove sono i reel del sindaco a spiegare questo assurdo ritardo?»
Domanda legittima.
Perché ormai la politica savonese viaggia anche a colpi di video: cantieri, sopralluoghi, annunci, lavori che partono, lavori che finiranno, trasformazioni della città.
Sul ponte Pertini, invece, la telecamera sembra avere la batteria scarica.
Ma siamo fiduciosi.
Prima o poi il ponte riaprirà.
E quello sarà probabilmente il momento giusto per il video.
Possiamo quasi immaginarlo: ponte alle spalle, Darsena sullo sfondo, sorriso istituzionale e racconto della Savona che cambia, che ricuce, che dialoga, che risolve.
Magari scopriremo persino che la riapertura del ponte sarà diventata una nuova conquista dell’amministrazione.
Perché in politica esiste una regola antica: quando un problema dura troppo a lungo, basta aspettare che venga finalmente risolto per trasformare la soluzione in un successo.
Forti con i deboli, prudenti con i forti
Rimane però la questione sollevata da Orsi, ed è quella meno divertente.
La Darsena non è territorio extraterrestre. È Savona. Via Gramsci è Savona. Gli operatori economici sono savonesi e i cittadini che devono allungare il percorso a causa della chiusura sono savonesi.
Il Comune magari non può sostituirsi all’Autorità di Sistema Portuale nella gestione di un’infrastruttura di sua competenza, ma può certamente alzare la voce, chiedere spiegazioni pubbliche e pretendere tempi certi.
Orsi sintetizza la questione con una frase pesante: «Siamo sempre forti coi deboli e deboli coi forti».
Ed è proprio questo il punto politico.
Nel 2021 si diceva che il rapporto tra Savona e il suo porto si era spezzato.
Nel 2026, forse, non pretendiamo nemmeno che sia stato completamente ricostruito.
Ci accontenteremmo, per cominciare, che venisse riaperto il ponte.
Per il resto c’è tempo.
D’altra parte, guardando la vecchia sede dell’Autorità Portuale bruciata nel 2018, abbiamo ormai capito una cosa:
quando si parla di porto a Savona, la pazienza non è una virtù. È un requisito di cittadinanza.






