La chiusura dell’Aurelia tra Savona e Vado comincia con quaranta minuti di ritardo. Residenti preoccupati, commercianti in difficoltà e un comitato che chiede garanzie. Anas esegue i lavori, ma il Comune non può limitarsi a osservare.
C’è qualcosa di involontariamente comico, se non fosse una faccenda tremendamente seria, nel primo giorno di chiusura del ponte sul torrente Quiliano, tra Zinola e Vado Ligure.
Dopo mesi di preparativi, incontri, comunicati e rassicurazioni, arriva finalmente il fatidico 12 ottobre. Tutto pronto per chiudere l’Aurelia e dare inizio a un intervento destinato a modificare la viabilità per oltre un anno.
Tutto pronto, tranne un particolare: le transenne.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, la chiusura prevista per le 9 è scattata con circa quaranta minuti di ritardo proprio per la mancanza delle barriere necessarie a bloccare la circolazione.
Quarant’anni di discussioni sulle infrastrutture, mesi di organizzazione e poi ci si perde davanti a qualche transenna.
Un episodio che, da solo, potrebbe essere liquidato come un banale inconveniente. Ma quando si affronta un cantiere di questa importanza, anche i piccoli episodi diventano indicativi del livello di organizzazione.
Se si comincia dimenticando le transenne, viene spontaneo domandarsi che cosa succederà nei prossimi tredici mesi.
Un ponte chiuso, un quartiere che rischia l’isolamento
Il problema, naturalmente, non sono soltanto le transenne.
La chiusura del ponte rappresenta un cambiamento pesantissimo per la vita quotidiana di migliaia di persone. L’Aurelia non è una strada secondaria: è un collegamento fondamentale tra Savona, Vado Ligure e Quiliano.
I residenti dovranno modificare le proprie abitudini, gli automobilisti affrontare percorsi alternativi, mentre i commercianti delle Fornaci e di Zinola temono una diminuzione della clientela.
Particolarmente preoccupante è la situazione delle attività che devono ricevere merci e effettuare operazioni di carico e scarico.
E c’è anche il problema del trasporto pubblico, dei collegamenti con le scuole, dei mezzi di soccorso e della sicurezza in caso di emergenza.
Insomma, non si tratta semplicemente di chiudere un ponte. Si tratta di riorganizzare per oltre un anno una parte importante della vita cittadina.
Il Comitato Fornaci-Zinola chiede quello che dovrebbe essere scontato
Il Comitato territoriale Fornaci-Zinola ha presentato alla giunta comunale una serie di richieste che appaiono tutt’altro che esagerate.
Si chiede maggiore attenzione alla sicurezza, informazioni puntuali sulla viabilità, un confronto con la Protezione civile, sostegni economici per le attività commerciali e agevolazioni per i cittadini costretti a utilizzare maggiormente il trasporto pubblico.
Tra le proposte figurano anche una riduzione della TARI per le attività penalizzate e un contributo per gli abbonamenti TPL.
Ma soprattutto il Comitato chiede ad Anas un cronoprogramma dettagliato e l’istituzione di un tavolo permanente, con incontri mensili per verificare l’avanzamento dei lavori.
Richieste ragionevoli, perché tredici mesi non possono trasformarsi in tredici mesi di silenzio, comunicati rassicuranti e cittadini lasciati nell’incertezza.
Il Comune non può nascondersi dietro Anas
Naturalmente Anas è responsabile dell’intervento. Ed è altrettanto evidente che, quando un ponte presenta criticità strutturali, la sicurezza deve avere la precedenza.
La Prefettura ha confermato che i Comuni avevano chiesto di valutare il mantenimento del senso unico alternato, soluzione esclusa dai tecnici Anas per ragioni di sicurezza. Sono stati inoltre predisposti percorsi alternativi, modifiche alle linee TPL e misure di Protezione civile.
Nessuno pretende che il sindaco possa imporre ad Anas di lasciare aperto un ponte pericoloso.
Ma questo non significa che l’amministrazione comunale debba limitarsi a prendere atto delle decisioni.
Il sindaco non ha il potere di ricostruire il ponte, ma ha certamente il dovere politico di difendere con determinazione gli interessi dei cittadini.
Può pretendere aggiornamenti pubblici, chiedere verifiche sui tempi, promuovere misure compensative, convocare incontri e rendere conto alla città delle risposte ricevute.
E soprattutto può far sentire la propria voce.
Perché tra collaborare istituzionalmente e accettare passivamente esiste una bella differenza.
Da maggio a novembre 2027: una scadenza da chiarire
C’è poi un particolare che merita attenzione.
Sul sito del Comune di Savona l’ordinanza di chiusura è indicata fino al 12 maggio 2027, salvo modifiche, mentre le comunicazioni sulla durata complessiva dei lavori parlano di novembre 2027.
Non significa necessariamente che ci sia una contraddizione: la durata dell’ordinanza e quella del cantiere possono essere differenti.
Ma sarebbe opportuno spiegare chiaramente ai cittadini quali siano le scadenze effettive e quali condizioni consentiranno di riaprire il collegamento.
Perché a Savona, quando si parla di grandi opere, le date hanno spesso una curiosa tendenza a spostarsi in avanti.
E intanto Savona diventa la città dei ponti problematici
Il ponte di Zinola non è nemmeno un caso isolato.
C’è stato il ponte mobile della Darsena, con le proteste dei commercianti. C’è il ponte di Santa Rita, interessato da limitazioni prolungate. E non sono mancati in passato problemi anche sul ponte del Letimbro.
Responsabilità diverse, enti differenti, situazioni tecniche non paragonabili. Ma per i cittadini il risultato è sempre lo stesso: difficoltà negli spostamenti e una città che sembra perdere progressivamente pezzi della propria viabilità.
E mentre si annunciano tunnel subportuali, nuove infrastrutture e grandi progetti per il futuro, ci si trova a fare i conti con un collegamento essenziale che rimarrà interrotto per molti mesi.
Il contrasto è difficile da ignorare.
Le transenne sono arrivate. Adesso servono le risposte.
Sarebbe ingeneroso giudicare un cantiere di questa complessità soltanto dai quaranta minuti di ritardo del primo giorno. La stessa cronaca riferisce che, superato l’inconveniente, il traffico è rimasto sostanzialmente gestibile.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato minimizzare le preoccupazioni dei residenti.
Il vero banco di prova arriverà nelle prossime settimane, quando i nuovi percorsi dovranno reggere il traffico quotidiano, le esigenze delle scuole, i collegamenti pubblici e le attività economiche.
Soprattutto, bisognerà verificare se le amministrazioni sapranno ottenere risposte concrete alle richieste del Comitato.
Perché il problema non è soltanto quanto tempo impiegherà Anas a ricostruire il ponte, ma quanto costerà questa lunga interruzione alla vita dei cittadini e all’economia dei quartieri.
E allora una proposta, forse ingenua: invece dei soliti comunicati rassicuranti, il Comune pubblichi ogni mese un resoconto sui lavori, sui problemi riscontrati e sulle soluzioni adottate.
Sarebbe un piccolo ma significativo segnale di rispetto verso chi dovrà sopportare i disagi.
Per le transenne sono bastati quaranta minuti in più. Speriamo che per le risposte ai cittadini non occorrano tredici mesi.






