Dal turismo al mattone – Sesta puntata: Pietra Ligure, quando gli alberghi diventano appartamenti

Dopo Varazze, Celle Ligure, Spotorno e Finale Ligure, il nostro viaggio lungo la Riviera continua a Pietra Ligure, dove il fenomeno della trasformazione degli alberghi in complessi residenziali ha ormai assunto dimensioni tali da cambiare il volto della città.

La storia si ripete con impressionante regolarità. Strutture nate per ospitare turisti vengono chiuse, demolite o ristrutturate e rinascono come appartamenti, residence o immobili di pregio. Un’operazione perfettamente legittima dal punto di vista urbanistico, ma che pone una domanda sempre più attuale: che futuro avrà una località turistica se continua a perdere posti letto alberghieri?

L’elenco continua ad allungarsi

Tra gli interventi più significativi spicca quello dell’ex Hotel Capri, uno degli esempi più evidenti della trasformazione in corso. Al posto dello storico albergo sorgeranno nuove residenze con bilocali, trilocali e attici vista mare, box privati e un nuovo parco urbano.

L’ex Hotel Paco, in via Crispi, con le sue quaranta camere, è stato invece assorbito nel progetto immobiliare “Milano Mare”, perdendo definitivamente la propria funzione ricettiva.

Il Mediterranée è stato trasformato in 39 appartamenti di lusso, mantenendo soltanto le facciate storiche, mentre l’interno è stato completamente ripensato come edificio residenziale.

L’ex Hotel Minerva rappresenta invece una soluzione “ibrida”: una parte dell’immobile continuerà a funzionare come albergo a quattro stelle, mentre una consistente porzione diventerà la Residenza Minerva, con appartamenti vista mare.

Infine la Residenza Zaffiro, nata dalla demolizione di un vecchio albergo e ricostruita esclusivamente per uso abitativo, conferma una tendenza ormai consolidata.

Una città sempre più residenziale

A sollevare dubbi è anche il consigliere comunale di minoranza Mario Carrara, che parla apertamente di una città che rischia di trasformarsi in un susseguirsi di cantieri e nuove costruzioni.

Secondo Carrara, nella zona di levante si assiste a una vera esplosione edilizia fatta di demolizioni, ricostruzioni e incrementi volumetrici che stanno modificando profondamente il tessuto urbano.

Tra gli esempi citati figurano nuovi condomini sorti al posto di edifici molto più piccoli, aree che da pubbliche diventano in parte private e perfino modifiche alla viabilità nate per adattarsi ai nuovi interventi immobiliari.

L’esponente di opposizione punta il dito soprattutto sul caso dell’ex Hotel Capri, dove, a suo giudizio, sarebbe stata consentita la trasformazione completa dell’albergo in 23 appartamenti, senza mantenere alcuna funzione turistico-ricettiva, diversamente da altri casi analoghi.

Il grande assente: il Piano Regolatore

Ma il tema che Carrara considera più grave è un altro.

Pietra Ligure attende il nuovo Piano Regolatore da oltre vent’anni. Dal 2004 si susseguono studi, consulenze e annunci, ma il nuovo strumento urbanistico continua a non vedere la luce.

Ventidue anni sono un tempo enorme per una città di poco più di ottomila abitanti.

Nel frattempo gli interventi edilizi proseguono uno dopo l’altro.

E allora la domanda diventa inevitabile.

È il Piano Regolatore a guidare lo sviluppo della città oppure è il mercato immobiliare che, di fatto, sta scrivendo il nuovo piano urbanistico pezzo dopo pezzo?

Dal turismo al mattone

Anche a Pietra Ligure emerge lo stesso schema osservato nelle altre città della Riviera.

L’albergo vale finché produce reddito.

Quando non conviene più, diventa un’operazione immobiliare.

Per l’investitore il valore aumenta.

Per il Comune arrivano oneri di urbanizzazione.

Per gli acquirenti nasce una seconda casa.

Ma il territorio perde camere, posti letto e capacità ricettiva.

Il rischio è quello di costruire città sempre più piene per poche settimane all’anno e sempre più vuote durante il resto delle stagioni.

La domanda che nessuno sembra voler affrontare

Ogni singolo intervento può avere una sua logica economica.

Il problema nasce quando si osserva il fenomeno nel suo insieme.

Da Varazze a Celle Ligure, da Spotorno a Finale Ligure, fino a Pietra Ligure, la fotografia è sempre la stessa: gli alberghi scompaiono e al loro posto crescono appartamenti.

La domanda, allora, non riguarda un singolo cantiere.

Riguarda il futuro dell’intera Riviera.

Può una località continuare a definirsi turistica se, anno dopo anno, sostituisce gli hotel con condomini?

Oppure stiamo assistendo, quasi senza accorgercene, al più grande trasferimento di patrimonio turistico verso il mercato immobiliare degli ultimi decenni?

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