Piscina riscaldata, SPA, centro fitness e nuove residenze esclusive nell’ex Padiglione Frizzoni. Ai cittadini della frazione Ferrari una sala sociale di 26 metri quadrati. Intanto restano gli interrogativi sulle trasformazioni urbanistiche di uno dei complessi più importanti della Riviera.
A Celle Ligure arriva un’altra buona notizia. Almeno per il mercato immobiliare di lusso.
La società Punta dell’Olmo ha ritirato dal Comune il permesso di costruire per realizzare il nuovo edificio al posto dell’ex Padiglione Frizzoni, già demolito, all’interno delle ex Colonie Bergamasche.
Il progetto, denominato Villa di Plinio, prevede 32 appartamenti, piscina coperta riscaldata, centro fitness, percorso Kneipp e SPA.
Insomma, tutto quello che serve per vivere nel massimo comfort, possibilmente lontano dai problemi quotidiani dei comuni mortali.
E per i cittadini di Celle?
Anche per loro arriva una buona notizia: nella frazione Ferrari sarà realizzato un centro sociale con una sala principale di circa 26 metri quadrati.
Trentadue appartamenti di pregio da una parte, ventisei metri quadrati per le riunioni degli abitanti dall’altra.
Naturalmente non è un confronto economico tra grandezze equivalenti, ma rende bene l’immagine di due realtà molto diverse.
Da una parte un investimento immobiliare destinato a una clientela facoltosa. Dall’altra una piccola struttura pubblica che viene presentata come un risultato importante per la comunità.
Un centro sociale da 432mila euro
Il progetto della nuova struttura ai Ferrari, per un importo complessivo previsto di 432mila euro, comprende una sala principale di circa 26 metri quadrati, una cucina di 8 metri quadrati, un servizio igienico accessibile, un locale tecnico e un ripostiglio.
Sorgerà su un terrazzamento nei pressi della chiesetta di San Lorenzo e sarà destinato a riunioni, attività delle associazioni, feste e iniziative della frazione.
L’assessore Martina Giacchino ha incontrato i residenti per raccogliere osservazioni e adattare il progetto alle loro esigenze.
Un’iniziativa certamente positiva.
Ma, senza voler togliere nulla all’utilità dell’opera, qualche domanda è inevitabile.
Per una struttura di dimensioni contenute si prevede una spesa di 432mila euro. Una cifra che comprende anche sistemazioni esterne, impianti e altre lavorazioni, e che quindi non può essere rapportata soltanto ai metri quadrati della sala.
Sarebbe comunque interessante conoscere nel dettaglio il quadro economico dell’intervento.
E soprattutto capire quale sia il valore complessivo delle opere pubbliche previste a fronte di una trasformazione immobiliare tanto importante.
Perché un conto è realizzare un’opera utile alla collettività, un altro è dimostrare che il rapporto tra vantaggi pubblici e privati sia equilibrato.
Le ruspe avanzano, le risposte possono aspettare
C’è però un aspetto della vicenda che merita particolare attenzione.
La trasformazione delle ex Colonie Bergamasche non è stata accompagnata soltanto da annunci, rendering e presentazioni di appartamenti esclusivi.
Negli anni sono stati sollevati interrogativi urbanistici e paesaggistici importanti, sostenuti da documenti, osservazioni tecniche e richieste di chiarimento.
Non si è trattato semplicemente delle proteste di qualche cittadino contrario alla riqualificazione.
La stessa Regione Liguria, in precedenti pronunciamenti, aveva espresso valutazioni critiche sulla compatibilità degli incrementi volumetrici con il regime paesaggistico di conservazione ID-CE, previsto per quell’area.
La Provincia di Savona aveva avviato un procedimento di controllo, formulando contestazioni, per poi concluderlo con un provvedimento di archiviazione che non ha comportato l’annullamento dei titoli edilizi.
Un’archiviazione che, pur avendo consentito la prosecuzione dell’operazione, non ha dissipato tutti i dubbi sollevati nel corso degli anni.
Rimane, in particolare, una domanda alla quale sarebbe interessante ricevere una spiegazione comprensibile anche per i cittadini: come si conciliano le valutazioni espresse dalla Regione sulla tutela paesaggistica con le successive decisioni che hanno consentito gli interventi?
Non pretendiamo di sostituirci ai tecnici o agli organi competenti. Ma chiedere chiarezza su atti amministrativi che riguardano il territorio non dovrebbe essere considerato un fastidio.
E invece, mentre gli interrogativi rimangono, arriva un altro permesso di costruire.
Altri 32 appartamenti, altri servizi esclusivi, un’altra trasformazione destinata a cambiare il volto di una parte importante di Celle.
Sia chiaro: un privato che procede sulla base di autorizzazioni efficaci esercita un proprio diritto. Le contestazioni e le richieste di chiarimento non equivalgono a un provvedimento di sospensione dei lavori.
Ma il fatto che un intervento possa proseguire non significa che tutte le domande sulla sua storia amministrativa abbiano ricevuto risposte convincenti.
E allora il problema non è tanto perché la società continui a investire.
Il problema è perché, di fronte a questioni così rilevanti, le istituzioni non abbiano saputo offrire un chiarimento pubblico capace di fugare ogni perplessità.
A Celle i progetti immobiliari procedono spediti. Le spiegazioni, molto meno.
Dalle colonie per bambini alle residenze con piscina e SPA
Le ex Colonie Bergamasche rappresentano un pezzo importante della storia di Celle.
Edifici nati per una funzione sociale, destinati ad accogliere bambini e ragazzi, si stanno trasformando in un complesso residenziale di fascia elevata.
Naturalmente nessuno sostiene che quelle strutture dovessero rimanere abbandonate.
Il recupero di edifici degradati è un obiettivo condivisibile. Ma riqualificare non significa necessariamente trasformare ogni superficie disponibile in appartamenti di pregio.
Significa anche conservare l’identità dei luoghi, rispettare il paesaggio e garantire che una trasformazione di queste dimensioni produca benefici duraturi per la comunità.
Una residenza esclusiva con piscina e SPA può rappresentare un ottimo investimento privato.
Ma quale contributo offrirà alla vita quotidiana di Celle?
Quanti posti di lavoro stabili creerà? Quali servizi saranno accessibili ai cittadini? Quali vantaggi economici rimarranno sul territorio?
Sono domande che dovrebbero precedere, e non seguire, ogni grande scelta urbanistica.
Il paesaggio non si tutela soltanto nei rendering
Il progetto del nuovo edificio prevede prescrizioni per limitarne l’impatto visivo.
Tra queste figurano limiti di altezza, arretramenti rispetto all’Aurelia, sistemazioni a verde e giardini pensili, oltre a indicazioni su materiali e caratteristiche architettoniche.
Bene.
Ma la tutela del paesaggio non può ridursi a una bella immagine del progetto.
Occorre verificare che quanto verrà costruito rispetti effettivamente le prescrizioni e che l’inserimento ambientale non rimanga soltanto una promessa.
Perché quel tratto di costa non appartiene esclusivamente a chi potrà acquistare un appartamento affacciato sul mare.
È un patrimonio collettivo, che dovrebbe essere tutelato anche nell’interesse di chi a Celle vive tutto l’anno.
Un paese turistico o un paese di seconde case?
La questione delle ex colonie si inserisce in un problema più generale.
Celle, come altre località della Riviera, deve interrogarsi sul proprio futuro turistico.
La progressiva riduzione del patrimonio alberghiero e la trasformazione di immobili in residenze pongono una domanda che la politica locale non può continuare a evitare.
Quale modello di sviluppo si vuole perseguire?
Un albergo, quando funziona, produce occupazione, presenze turistiche, lavoro per i fornitori e ricadute sul commercio.
Le residenze private hanno caratteristiche diverse. Possono generare investimenti, ma non garantiscono automaticamente gli stessi effetti sull’economia locale.
E se gli appartamenti diventano prevalentemente seconde case, il rischio è quello di avere un paese sempre più costoso, frequentato soltanto in determinati periodi dell’anno e sempre meno accessibile a chi vorrebbe viverci stabilmente.
Non significa che le seconde case siano un male in sé.
Significa che una comunità dovrebbe poter discutere e decidere consapevolmente il proprio futuro.
Il Comune presenti il conto completo
Sarebbe scorretto sostenere che il centro sociale ai Ferrari rappresenti l’unico beneficio pubblico dell’intera operazione.
Esistono altre opere e obblighi convenzionali, compresi interventi già realizzati, che devono essere considerati nel giudizio complessivo.
Ma proprio per questo sarebbe utile un rendiconto pubblico.
Quanto valgono gli investimenti immobiliari autorizzati?
Quali sono gli oneri e gli obblighi previsti dalle convenzioni?
Quali opere pubbliche sono state realizzate, quali devono ancora essere completate e quali costi di gestione rimarranno a carico del Comune?
Soprattutto, quali vantaggi concreti e duraturi riceveranno i cittadini?
Perché non basta annunciare un centro sociale per dimostrare che una grande trasformazione urbanistica sia vantaggiosa per il paese.
Servono numeri, documenti e risultati.
Il lusso è per pochi. Il territorio è di tutti
La notizia di oggi racconta due realtà.
Da una parte un nuovo complesso con 32 appartamenti, piscina riscaldata, centro fitness e SPA.
Dall’altra un centro sociale con una sala principale di 26 metri quadrati.
L’opera pubblica sarà certamente utile agli abitanti dei Ferrari. Ma non può diventare il simbolo di un equilibrio tra interesse pubblico e privato senza conoscere il bilancio complessivo dell’operazione.
E soprattutto non può far dimenticare gli interrogativi che accompagnano da anni la trasformazione delle ex Colonie Bergamasche.
Il compito di un’amministrazione comunale non è soltanto autorizzare investimenti e ottenere opere compensative.
È garantire che le scelte urbanistiche rispettino le regole, tutelino il territorio e producano benefici per l’intera comunità.
Ed è anche rispondere ai cittadini quando vengono sollevate domande documentate.
A Celle, invece, sembra che per i progetti immobiliari la strada sia sempre aperta, mentre per le spiegazioni occorra mettersi pazientemente in fila.
I nuovi appartamenti avranno piscina, SPA e ogni genere di comfort.
Ai cittadini, per il momento, resta un servizio che non dovrebbe essere considerato un lusso: il diritto di avere risposte.






