Albissola, il semaforo che complica la vita… e lo scempio degli aranci

Doveva essere un intervento per migliorare la sicurezza, e invece è diventato l’ennesimo esempio di come, a volte, si riesca a peggiorare una situazione già semplice. Ad Albissola, lungo l’Aurelia, l’installazione del semaforo pedonale al posto del passaggio a raso ha finito per creare più disagi che benefici.

Il problema è evidente: eliminate le strisce pedonali che collegavano direttamente l’isola pedonale al centro storico, i cittadini sono oggi costretti ad allungare il percorso di decine di metri, aggirando la piazza. Un disagio concreto, quotidiano, che colpisce soprattutto anziani e famiglie. E come spesso accade, quando la logica si scontra con la realtà, le persone continuano ad attraversare comunque, esponendosi a rischi ancora maggiori. Il risultato? Meno sicurezza, non più.
Ma se il semaforo divide, è ciò che è successo poco distante, sul lungomare di corso Bigliati, a lasciare davvero senza parole.
In questi giorni si è consumato uno scempio silenzioso: siepi tagliate senza criterio e, soprattutto, splendidi alberi di arancio sradicati di netto. Non una semplice potatura, ma interventi che sembrano più una rasatura indiscriminata che una cura del verde urbano. Alberi che non erano solo arredo, ma parte dell’identità del lungomare, del suo colpo d’occhio, della sua vivibilità.

Viene da chiedersi quale sia la logica dietro queste scelte: da una parte si complica la vita ai pedoni in nome di una presunta sicurezza, dall’altra si deturpa un patrimonio verde che rappresenta bellezza e qualità urbana.

Albissola rischia così di perdere due cose fondamentali: il buon senso e la sua immagine. E quando una città inizia a sacrificare entrambi, il problema non è più un semaforo o qualche albero tagliato. È una visione che sembra aver perso la strada.

Condividi

Lascia un commento