Savona 2027, è già tutto deciso? Il sospetto di una partita giocata sopra la testa dei savonesi

Mancano ancora parecchi mesi alle elezioni comunali, ma nei corridoi della politica circola già uno scenario: Russo verso la riconferma e un centrodestra senza una candidatura realmente competitiva. Sono indiscrezioni, non fatti. Ma il problema politico esiste: perché troppo spesso Savona ha la sensazione che le decisioni importanti vengano prese altrove, tra Genova e Imperia.

C’è una domanda che comincia a circolare con sempre maggiore insistenza a Savona: le prossime elezioni comunali saranno davvero una partita aperta oppure qualcuno sta già sistemando le pedine sulla scacchiera?

In questi giorni si parla di un accordo tra centrodestra e centrosinistra per riconsegnare Palazzo Sisto a Marco Russo. Da Imperia pare sia partito un fantomatico ordine: «A Savona deve rivincere Russo».

Sono solo voci politiche ma proprio perché sono voci vale la pena chiedersi perché trovino terreno fertile.

Perché il sospetto che le sorti politiche di Savona vengano decise lontano da Savona non nasce oggi.

La politica savonese e il telefono che squilla da fuori provincia

Qualcosa di concreto, del resto, è già emerso.

Nel centrodestra savonese l’irritazione per candidature ipotizzate a livello regionale è stata raccontata pubblicamente. A maggio SavonaNews riportava addirittura le parole, anonime, di un esponente del centrodestra preoccupato dalla famosa «telefonata da Genova». Nello stesso periodo Fabio Orsi e Piero Santi hanno lanciato il loro progetto civico mettendo nero su bianco un concetto semplicissimo: il candidato sindaco deve essere scelto a Savona e non imposto dall’alto.

E allora il problema non è inventarsi complotti.

Il problema è capire quanto conti davvero Savona nelle decisioni della politica ligure.

Da decenni questa provincia vive all’ombra di equilibri regionali molto più forti. Cambiano i partiti, cambiano le sigle, cambiano le coalizioni, ma la sensazione rimane: Genova decide, Imperia pesa, Savona spesso aspetta.

È questo il terreno sul quale prosperano le indiscrezioni di queste settimane.

Russo, intanto, corre

Una cosa invece è certa: Marco Russo si è già ricandidato. Lo aveva annunciato pubblicamente nel luglio 2025 e il percorso verso la sua riconferma è ormai entrato nella macchina politica del centrosinistra savonese. A luglio di quest’anno il PD ha organizzato alle Fornaci un incontro dedicato proprio alle amministrative 2027 e alla prospettiva della riconferma del sindaco.

Dall’altra parte, invece, il quadro è ancora aperto.

Ed è proprio questa asimmetria ad alimentare il chiacchiericcio: Russo corre da tempo, mentre il suo principale avversario ancora non ha un volto definitivo.

Il Movimento 5 Stelle savonese, inoltre, ha dichiarato di non riconoscersi nella continuità rappresentata da Russo e ha chiesto una candidatura diversa; la posizione regionale del Movimento è risultata più disponibile a mantenere aperto il confronto con l’area progressista.

Altro che quadro già pacificato, dunque.

Formalmente la partita è apertissima.

Politicamente, però, la domanda resta.

Un avversario per vincere o un avversario per partecipare?

Le indiscrezioni che raccogliamo raccontano uno scenario molto più malizioso: il centrodestra potrebbe accontentarsi di una candidatura dignitosa, capace di rappresentare la coalizione senza però trasformare Savona nella madre di tutte le battaglie.

Perché una competizione politica non si trucca soltanto facendo accordi segreti, ma può essere condizionata anche decidendo dove investire uomini, risorse e capitale politico e dove invece non combattere fino in fondo.

Ed è questo che i savonesi dovrebbero osservare.

Non le voci. I comportamenti.

La vecchia Liguria degli equilibri

C’è poi un altro convitato di pietra: il sistema di potere regionale.

Per anni la politica ligure è stata caratterizzata da figure capaci di esercitare un peso ben superiore ai confini del proprio Comune o della propria provincia. I nomi di Claudio Scajola e Claudio Burlando appartengono a storie politiche diverse e a schieramenti opposti ma da sempre si è parlato di accordi sulle comunali savonesi.

Quindi è legittimo interrogarsi su un sistema nel quale le leadership territoriali e regionali continuano ad avere un’enorme influenza nella selezione delle candidature e nella costruzione delle alleanze.

Savona, in questo gioco, rischia ancora una volta di essere il tavolo sul quale altri muovono le pedine.

Ma i partiti sono soltanto una parte del potere

E sarebbe persino ingenuo pensare che una partita come quella per il Comune di Savona interessi soltanto le segreterie politiche.

Attorno a Palazzo Sisto ruotano interessi enormi.

Ci sono gli imprenditori, i costruttori e quelli che un tempo, con una parola certamente brutale ma assai efficace, venivano chiamati i “cementificatori”. Ci sono le grandi operazioni urbanistiche, le aree da trasformare, gli immobili da valorizzare, il fronte mare, Piazza del Popolo, gli Orti Folconi, le aree portuali e retroportuali e tutto ciò che nei prossimi anni potrà cambiare volto — e valore — attraverso una decisione amministrativa.

E poi c’è il porto.

C’è l’Autorità di Sistema Portuale, un soggetto potentissimo che governa una parte decisiva del territorio savonese e con il quale il Comune deve necessariamente confrontarsi. Ci sono infrastrutture, concessioni, viabilità, logistica e investimenti.

Insomma, c’è parecchio sul tavolo.

E quando sul tavolo ci sono interessi di queste dimensioni, pensare che il mondo economico assista distrattamente alle elezioni comunali sarebbe piuttosto ingenuo. Questo non significa sostenere che qualcuno compri voti, impartisca ordini o decida clandestinamente chi debba diventare sindaco: affermazioni del genere richiederebbero prove.

Significa qualcosa di molto più semplice e molto più concreto: i poteri economici hanno interessi, relazioni, interlocutori preferiti e capacità di influenza.

È sempre stato così.

La domanda interessante, allora, diventa un’altra: chi ha davvero interesse che a Savona cambi qualcosa?

Perché una buona amministrazione per i cittadini non coincide necessariamente con un’amministrazione comoda per tutti coloro che hanno grandi interessi economici sul territorio.

Un sindaco forte, autonomo dai partiti e soprattutto dai gruppi di pressione può diventare un interlocutore scomodo. Un sindaco politicamente dipendente, invece, rischia di avere molti più telefoni ai quali dover rispondere.

Ed ecco perché le elezioni savonesi del 2027 potrebbero essere molto meno provinciali di quanto sembrino.

Non c’è soltanto da conquistare una poltrona a Palazzo Sisto.

C’è da governare una città nella quale nei prossimi anni passeranno decisioni urbanistiche, immobiliari, portuali e infrastrutturali capaci di spostare molti milioni di euro e di determinare il futuro di intere aree.

Quando la posta diventa così alta, i cosiddetti “soliti noti” difficilmente rimangono semplici spettatori.

E forse proprio qui sta la domanda che dovrebbe accompagnarci fino al giorno delle elezioni: chi sceglierà davvero il prossimo sindaco di Savona?

Gli elettori nella cabina elettorale, certamente.

Ma prima di arrivare alla cabina elettorale bisognerà vedere chi avrà scelto i candidati, chi li avrà sostenuti, chi avrà aperto loro le porte e, soprattutto, quali interessi economici e politici si saranno mossi intorno a loro.

Perché il voto dura pochi secondi.

La costruzione del potere comincia molto prima.

 

E nella squadra di Russo?

Anche nella maggioranza uscente circolano indiscrezioni su possibili cambiamenti.

Si parla del futuro politico dell’assessora Nicoletta Negro ad Albissola come candidata sindaco al posto dell’uscente Nasuti, di un possibile avvicendamento per Lionello Parodi e di nuovi ingressi nella futura squadra (Di Tullio?).

Diverso è il caso della vicesindaca Elisa Di Padova.

Nell’agosto 2025 rimase coinvolta in un incidente in scooter e risultò positiva all’alcoltest. Successivamente mise le proprie deleghe a disposizione del sindaco, definendo quanto accaduto un grave errore; Marco Russo decise però di confermarle la fiducia e di mantenerla nella giunta. Se sarà nuovamente nella squadra del 2027 saranno gli elettori a valutarlo.

La vera questione non è Russo. È Savona

Ed eccoci al punto.

Si può essere favorevoli o contrari a Marco Russo. Si può considerare positiva o negativa la sua amministrazione. Questo appartiene al giudizio politico di ciascun savonese.

Ma una città dovrebbe pretendere almeno una cosa: che il proprio sindaco venga scelto attraverso una competizione vera, combattuta su programmi, persone e risultati, e non attraverso equilibri costruiti nelle segreterie regionali.

Perché se il centrosinistra sceglie Russo, deve assumersi davanti alla città la responsabilità di quella scelta.

E se il centrodestra ritiene che Russo abbia amministrato male, deve presentare un’alternativa credibile e spiegare ai savonesi quale città propone.

Non basta mettere sulla scheda un nome per poter dire di aver fatto opposizione.

Savona ha già pagato troppe volte la propria debolezza politica nei rapporti con Genova e con il resto della Liguria.

Lo si vede persino nelle battaglie di questi giorni. Sul futuro dell’ospedale San Paolo, Fabio Orsi ha pronunciato in Consiglio comunale parole significative: negli anni, secondo il consigliere, né centrodestra né centrosinistra sono riusciti a esprimere in Regione una voce sufficientemente forte da difendere Savona.

Forse è proprio questa la questione più importante delle elezioni 2027.

Non sapere oggi chi vincerà.

Ma sapere finalmente chi decide.

Decideranno i savonesi dopo aver confrontato candidati e programmi?

Oppure, quando arriveremo alle urne, scopriremo che gran parte della partita era stata preparata mesi prima nei palazzi dei partiti?

Per ora non abbiamo una risposta.

Abbiamo soltanto voci.

Ma nella politica savonese le voci meritano attenzione soprattutto quando, qualche mese dopo, cominciano misteriosamente ad assomigliare ai fatti.

E questa volta sarà interessante conservare i ritagli di giornale.

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