IL PORTO ELETTRICO DELLE PAROLE

Rixi torna a parlare di cold ironing. Peccato che a Savona se ne parli da quasi dieci anni e i risultati siano ancora invisibili.

A sentire il viceministro Edoardo Rixi, intervenuto al convegno nazionale degli ormeggiatori, il futuro della portualità italiana passa attraverso innovazione, digitalizzazione, sostenibilità e quel termine inglese che ormai viene ripetuto come un mantra ad ogni convegno: cold ironing, ovvero l’elettrificazione delle banchine che consente alle navi attraccate di spegnere i motori e collegarsi alla rete elettrica.

Belle parole. Peccato che a Savona e Vado queste parole vengano pronunciate da così tanto tempo da rischiare di diventare archeologia politica.

La Lega parla di porto elettrico da anni. Già durante l’amministrazione di Ilaria Caprioglio si annunciavano investimenti, progetti, finanziamenti e prospettive rivoluzionarie. Nel frattempo sono passate amministrazioni comunali, presidenti dell’Autorità Portuale, governi di ogni colore e persino una pandemia.

Il risultato? Le navi continuano in gran parte a produrre emissioni in porto mentre i cittadini continuano ad aspettare che dalle conferenze stampa si passi finalmente ai cantieri conclusi.

Ogni anno si ripete lo stesso copione. Arriva un convegno, si parla di sostenibilità, si citano miliardi di investimenti nazionali, si evocano porti intelligenti e digitalizzati, si celebra il Mediterraneo tornato centrale nelle rotte mondiali. Poi però, quando si guarda alla realtà locale, il cittadino savonese vede soprattutto promesse che invecchiano.

Il problema non è il cold ironing. Il problema è che il cold ironing rischia di diventare l’ennesimo simbolo della politica degli annunci.

Perché se davvero l’elettrificazione delle banchine è così strategica per la salute pubblica, per l’ambiente e per la competitività dei porti, viene spontaneo chiedersi come sia possibile che dopo tanti anni siamo ancora qui a parlarne come di un obiettivo futuro.

Nel frattempo Savona e Vado continuano a convivere con il traffico pesante, con le criticità infrastrutturali, con i ritardi della viabilità collegata al porto e con opere che sembrano procedere molto più lentamente degli slogan.

Il viceministro ha affermato che “sicurezza e competenze sono la vera infrastruttura della crescita”. Una frase condivisibile. Ma forse oggi i cittadini chiedono qualcosa di più semplice: vedere infrastrutture vere e non soltanto quelle dei discorsi.

Perché il rischio è che il porto elettrico diventi come certi treni ad alta velocità promessi da decenni: tutti ne parlano, tutti li inaugurano sulla carta, ma nessuno li vede passare.

E allora, più che nuovi convegni sul futuro, forse servirebbe un aggiornamento sul presente: a che punto sono realmente i lavori? Quali banchine saranno elettrificate? Quando? Con quali tempi certi?

Domande concrete che meritano risposte concrete.

Perché dopo anni di annunci, il cold ironing rischia di essere ricordato non come il simbolo dell’innovazione portuale, ma come uno dei più longevi esercizi di marketing politico della storia recente savonese.

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