Acqua contaminata nel Ponente savonese: l’emergenza si allarga, ma le risposte continuano a mancare

Da Borgio Verezzi a Pietra Ligure e Villanova d’Albenga, cresce la preoccupazione per la presenza di PFAS nell’acqua potabile. Arrivano le autobotti, si moltiplicano le ordinanze, ma resta senza risposta la domanda più importante: da dove arriva l’inquinamento e chi deve intervenire per eliminarlo?

Prima Borgio Verezzi, poi Pietra Ligure e Villanova d’Albenga. L’emergenza dell’acqua contaminata da PFAS nel Ponente savonese assume dimensioni sempre più preoccupanti.

A Borgio Verezzi i livelli degli inquinanti non accennano a diminuire, mentre negli altri Comuni interessati sono scattate restrizioni sull’utilizzo dell’acqua potabile. Le autobotti sono diventate la soluzione d’emergenza per garantire ai cittadini un bene che, fino a pochi giorni fa, usciva normalmente dai rubinetti delle loro abitazioni.

Siamo arrivati al paradosso: nel 2026, in una delle zone turistiche più importanti della Liguria, per avere acqua potabile bisogna andare a riempire le taniche.

Ma il problema non è soltanto l’emergenza. È quello che ancora non sappiamo.

Da dove arrivano i PFAS?

I PFAS sono sostanze chimiche utilizzate in numerosi processi industriali e prodotti di consumo, conosciute anche come inquinanti eterni per la loro elevata persistenza nell’ambiente.

Alcune di queste sostanze sono associate a possibili effetti sulla salute, soprattutto in caso di esposizione prolungata. Proprio per questo la loro presenza nell’acqua destinata al consumo umano richiede controlli rigorosi e interventi tempestivi.

Eppure, leggendo le notizie di questi giorni, emerge un particolare che dovrebbe far riflettere: si parla molto di analisi, ordinanze, autobotti e filtri, ma ancora troppo poco delle cause dell’inquinamento.

Come sono arrivati i PFAS nelle fonti di approvvigionamento idrico? Si tratta di un fenomeno recente oppure di una contaminazione presente da tempo e individuata soltanto ora? Esiste una sorgente comune oppure siamo di fronte a episodi distinti?

Sono domande alle quali i cittadini hanno diritto di ricevere risposte precise.

Le autobotti non possono diventare la soluzione

Naturalmente, nell’immediato, le amministrazioni devono garantire la sicurezza sanitaria e la disponibilità di acqua potabile. Le ordinanze e le forniture alternative sono provvedimenti necessari.

Ma non possono rappresentare una strategia.

A Borgio Verezzi, secondo quanto riportato dalla stampa, il Comune ha già sostenuto spese straordinarie per fronteggiare la situazione, mentre si valutano ulteriori interventi sugli impianti e sui sistemi di filtrazione.

E qui nasce un’altra questione: chi pagherà il conto?

I Comuni? Il gestore dell’acquedotto? I cittadini attraverso le bollette? Oppure, qualora fosse individuata una specifica fonte di contaminazione e una responsabilità accertata, chi ha provocato l’inquinamento?

Perché sarebbe davvero singolare che, dopo aver subito il disagio di non poter utilizzare normalmente l’acqua di casa, i cittadini dovessero anche sostenere integralmente i costi necessari per risolvere il problema.

ARPAL, ASL, Regione: serve un’indagine sulle cause

Le analisi finora effettuate rappresentano un primo passo indispensabile. Ma conoscere la concentrazione degli inquinanti non basta.

Occorre ricostruire la provenienza dell’acqua, verificare le caratteristiche delle falde e dei pozzi interessati, individuare eventuali collegamenti tra le diverse reti idriche e approfondire le possibili fonti di contaminazione.

Serve insomma un’indagine ambientale coordinata, con il coinvolgimento degli enti competenti, che non si limiti a certificare la presenza dei PFAS, ma cerchi di stabilirne l’origine.

Anche perché il problema potrebbe non fermarsi ai confini amministrativi dei Comuni oggi coinvolti.

Le rassicurazioni sui controlli effettuati nei territori limitrofi sono certamente importanti, ma non devono trasformarsi in un motivo per abbassare la guardia.

L’assenza di criticità nelle analisi attuali non significa necessariamente che ogni possibile rischio futuro sia escluso.

Il turismo e l’immagine del Ponente

C’è poi un aspetto che non dovrebbe essere sottovalutato.

Pietra Ligure, Borgio Verezzi e Villanova d’Albenga si trovano in un territorio nel quale turismo, attività ricettive, commercio e qualità ambientale rappresentano risorse economiche fondamentali.

Le notizie sull’acqua contaminata rischiano inevitabilmente di provocare preoccupazione, anche al di fuori delle zone effettivamente interessate dalle restrizioni.

Proprio per questo serve una comunicazione pubblica chiara, tempestiva e trasparente, che distingua le aree coinvolte da quelle nelle quali l’acqua risulta conforme ai controlli.

Minimizzare sarebbe sbagliato. Ma sarebbe altrettanto sbagliato alimentare allarmismi generalizzati.

La vera emergenza è conoscere la verità

Questa vicenda dovrebbe insegnare qualcosa anche alla politica regionale.

Da anni si parla di tutela dell’ambiente, sostenibilità, transizione ecologica e qualità della vita. Espressioni che riempiono programmi elettorali, convegni e comunicati stampa.

Poi, quando emerge un problema concreto, ci si ritrova a distribuire acqua con le autobotti.

Non è necessariamente la dimostrazione di una responsabilità amministrativa, ma è certamente il segnale di una fragilità che merita di essere affrontata.

La Regione Liguria dovrebbe assumere un ruolo di coordinamento e rendere pubblici, in maniera comprensibile, i risultati delle verifiche, gli interventi programmati e soprattutto il percorso previsto per individuare le cause della contaminazione.

Perché installare un filtro può rendere nuovamente utilizzabile l’acqua, ma non significa aver eliminato l’inquinamento dall’ambiente.

E se non si individua la causa, il rischio è quello di continuare a intervenire sugli effetti senza risolvere il problema alla radice.

Nel frattempo, i cittadini attendono, le amministrazioni cercano soluzioni e le autobotti continuano a distribuire acqua.

Una volta si diceva che l’acqua era il bene più prezioso. Oggi, nel Ponente savonese, stiamo scoprendo che persino aprire un rubinetto senza preoccupazioni rischia di diventare un privilegio.

E sarebbe opportuno che qualcuno, oltre a spiegare dove si possono riempire le taniche, cominciasse finalmente a spiegare da dove arriva l’inquinamento.

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