A Savona succede una cosa curiosa: i consensi scendono e, come per magia, rispuntano i progetti futuri. Futuri per modo di dire, perché sono sempre gli stessi, riproposti con la regolarità di una serie TV vista e rivista. Cambia il comunicato, cambia la foto, cambia l’assessore di turno. Il contenuto no.
L’ultimo giro di annunci, affidato alle pagine de La Stampa, dà l’impressione che la giunta guidata da Marco Russo abbia ufficialmente acceso i motori della campagna elettorale permanente. E questa volta tocca all’assessore Becco rilanciare il pacchetto: grandi progetti, grandi parole, grande copertura mediatica. Intanto, sotto casa, buche, asfalto stanco e sporcizia cronica restano com’erano.
Il Priamar, la miniera inesauribile di rendering
Il cuore dell’operazione-rilancio è sempre lui: il Priamar. Sette progetti annunciati in blocco, con presentazione solenne il 10 febbraio a Savona e addirittura tappa romana. Perché se non vai a Roma, il progetto non esiste davvero.
Eccoli, in rigoroso ordine di déjà-vu:
- Via Dante Alighieri e giardini del Prolungamento, riqualificati per ospitare associazioni culturali. Annuncio n. 4, stagione 6.
- Skate park nell’ex piscina di Trento e Trieste: quello sì, finalmente reale.
- Spiaggia sotto il Priamar, riproposta ancora una volta: chissà se stavolta l’assessore Becco sarà più credibile del collega Rossello, che questo progetto lo lancia ogni estate come il tormentone dell’anno.
- Studentato nel bastione San Bernardo, 40 posti letto: progetto che la giunta aveva scartato all’inizio del mandato e poi riscoperto strada facendo. La coerenza, questa sconosciuta.
- Ascensore della fortezza, finalmente da sostituire: un annuncio epocale per un impianto che è rotto “da sempre”.
- Trasferimento della Fondazione Cima al Priamar.
- Riorganizzazione degli spazi museali, idea partorita ai tempi della candidatura a Capitale della Cultura e mai veramente atterrata.
Sette progetti, tutti insieme. Perché uno alla volta non fa notizia.
Non basta? Allora ricicliamo ancora
Forse in Comune hanno capito che sette non bastano a recuperare consenso. E allora via con il secondo tempo, quello dei grandi classici.
Agli Orti Folconi – Binario Blu, ex stazione ferroviaria, riecco il grande parco urbano, il pala-eventi per concerti, e naturalmente spazi commerciali e residenziali (che non mancano mai). L’assessore, nel ripescare il progetto, si è però “dimenticata” di citare l’imminente mostra permanente sulla storia della televisione italiana, curata da Aldo Grasso con le Teche Rai: dettaglio, in effetti.
Poi c’è l’eterno progetto dei cantieri navali Solimano, dove da anni si annunciano due palazzi come se fossero la soluzione a tutto.
L’area Autoliguria, destinata a ospitare supermercato e grande parcheggio, con trasferimento a Quiliano.
I distributori Agip di corso Veneto e via Nizza, pronti a trasformarsi in volumi commerciali o pubblici esercizi.
Villa Pizzardi, con Comune e Opere Sociali che “stanno discutendo” il recupero a scopo sociale: verbo perfetto, perché non impegna a fare.
All’ex Siad, altro supermercato con parcheggio, perché evidentemente non ce n’erano abbastanza.
E infine i parcheggi invenduti di via Saredo, che verranno affidati a TPL Linea per diventare una grande area di sosta per residenti e turisti: progetto di fine stagione, quando non sai più cosa annunciare.
La città reale resta fuori campo
Il copione è sempre lo stesso: grandi opere, rendering, titoli sui giornali. E intanto la Savona quotidiana resta lì, con strade dissestate, pulizia insufficiente, traffico caotico e una manutenzione ordinaria che nessuno annuncia perché non fa consenso.
Forse in Comune pensano davvero che basti ripetere gli stessi progetti per convincere i savonesi che qualcosa stia cambiando. Ma a forza di riciclare annunci, il rischio è che l’unica cosa nuova sia la sfiducia.
Perché i rendering non tappano le buche, i comunicati non puliscono le strade e i progetti eternamente “in arrivo” non sostituiscono una città che chiede, banalmente, di funzionare.






