Doveva essere uno dei fiori all’occhiello dell’amministrazione. Dopo anni di promesse, qualche panchina riverniciata, eventi e iniziative pubbliche, il degrado resta. E ora persino i giardini sono chiusi dopo il crollo di un grosso ramo che ha ferito una donna. La politica degli annunci si scontra ancora una volta con la realtà.
Piazza del Popolo doveva essere uno dei simboli della rinascita di Savona. Almeno questo era quanto aveva promesso Marco Russo durante la campagna elettorale.
Il recupero della piazza, dopo anni di abbandono, rappresentava uno dei cardini del programma amministrativo. Un impegno importante, sul quale erano state alimentate aspettative e speranze.
A distanza di anni, però, il risultato è sotto gli occhi di tutti. Piazza del Popolo, anziché diventare il simbolo della rinascita cittadina, rischia di essere ricordata come uno degli emblemi del fallimento politico dell’amministrazione Russo.
Qualche tentativo di miglioramento c’è stato, naturalmente. Sarebbe ingeneroso negarlo. Ma si è trattato prevalentemente di iniziative episodiche, spesso più efficaci sul piano della comunicazione che su quello dei risultati concreti.
Qualche panchina riverniciata, alcune manifestazioni, eventi presentati come iniziative di qualità, fotografie, dichiarazioni e immancabili annunci.
Ma la sostanza?
La piazza continua a convivere con problemi che i cittadini conoscono da anni. Persistono le segnalazioni di spaccio, episodi di microcriminalità e tentativi di furto. Rimane persino un chiosco abbandonato, in bella vista, quasi un monumento all’incapacità di restituire decoro a uno spazio centrale della città.
Naturalmente questi problemi non sono nati con Russo. Ma proprio perché erano conosciuti, il loro superamento era stato trasformato in una promessa politica.
E chi promette di cambiare una situazione non può, dopo anni di amministrazione, continuare a giustificarsi ricordando come l’ha trovata.
Dalle panchine colorate ai giardini vietati
L’ultimo episodio rappresenta forse la fotografia più impietosa della situazione.
Durante il maltempo di martedì 20 ottobre, un grosso ramo di un cedro del Libano è precipitato nei giardini della piazza, colpendo una donna di circa sessant’anni.
La donna è stata trasportata all’ospedale. Fortunatamente non si è verificata una tragedia, ma le conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi.
Adesso i giardini sono chiusi, delimitati dalle transenne, in attesa delle verifiche degli agronomi comunali.
L’assessore Lionello Parodi ha annunciato controlli approfonditi sulle alberature e la riapertura soltanto quando saranno garantite adeguate condizioni di sicurezza.
Una decisione certamente necessaria.
Ma la domanda è un’altra: possibile che per effettuare controlli straordinari si debba aspettare che un ramo precipiti addosso a una persona?
Non sappiamo se il cedimento fosse prevedibile. Soltanto una verifica tecnica potrà chiarirlo. Ma sappiamo che la manutenzione del patrimonio arboreo è una responsabilità fondamentale di chi amministra una città.
E sappiamo anche che nel dicembre 2025 un altro albero della stessa piazza aveva già perso un grosso ramo durante una giornata di forte vento.
Un precedente che avrebbe dovuto richiamare la massima attenzione.
La città dei grandi progetti e delle piccole manutenzioni dimenticate
Il paradosso è che mentre piazza del Popolo continua a presentare problemi di degrado e manutenzione, l’amministrazione si dedica a raccontare il suo futuro.
Il masterplan La Città Parco, presentato nell’agosto scorso, promette una grande trasformazione urbana, con 67mila metri quadrati di verde e nuovi spazi pubblici tra piazza del Popolo e gli Orti Folconi.
Un progetto ambizioso, certamente.
Ma viene spontaneo chiedersi: se dopo anni non si è riusciti a restituire pienamente decoro, sicurezza e vivibilità ai giardini esistenti, come si pensa di gestire un parco ancora più grande?
Non è una critica alla progettazione del futuro. È una critica alla distanza sempre più evidente tra le grandi promesse e la gestione quotidiana della città.
Perché i rendering non raccolgono le foglie, non controllano gli alberi, non eliminano il degrado e non sostituiscono la manutenzione.
E soprattutto non possono diventare l’alibi per rinviare continuamente la soluzione dei problemi presenti.
La politica dell’immagine

In questi anni l’amministrazione Russo ha dimostrato una particolare attenzione alla comunicazione.
Eventi, iniziative, campagne, fotografie, inaugurazioni e progetti vengono regolarmente presentati come segnali del cambiamento.
E piazza del Popolo non ha fatto eccezione.
Ricordiamo anche la cena multicolor, iniziativa che voleva rappresentare un momento di socialità e valorizzazione della piazza.
Nulla di male nell’organizzare una cena o nel promuovere momenti di aggregazione. Anzi, una piazza deve essere vissuta.
Ma gli eventi, per quanto colorati e partecipati, non possono sostituire gli interventi strutturali.
Una piazza non si riqualifica apparecchiando tavoli per una sera, ma rendendola vivibile e sicura tutti i giorni dell’anno.
E questa differenza sembra continuare a sfuggire a chi governa Savona.
Il vero bilancio di una promessa mancata
Piazza del Popolo rappresenta oggi una sintesi piuttosto eloquente di questa amministrazione: grandi ambizioni, molta comunicazione e risultati che, almeno finora, appaiono ben lontani dalle aspettative.
Non si pretende che un sindaco risolva miracolosamente tutti i problemi della città.
Non si pretende nemmeno che possa impedire ogni cedimento di un albero durante un nubifragio.
Ma si può pretendere una manutenzione attenta, una programmazione seria, interventi concreti contro il degrado e soprattutto la capacità di trasformare le promesse elettorali in risultati verificabili.
Russo aveva fatto del rilancio di piazza del Popolo uno dei simboli del suo progetto politico.
Oggi quella stessa piazza, con i suoi problemi irrisolti e i giardini chiusi, rischia di diventare il simbolo di ciò che non è riuscito a realizzare.
E forse è proprio questa l’immagine più significativa della Savona amministrata da Russo: una città che nei progetti diventa sempre più bella, mentre nella realtà deve fare i conti con transenne, degrado e manutenzioni che arrivano dopo le emergenze.
Per concludere, una modesta proposta all’amministrazione.
La prossima volta, prima di organizzare una bella cena multicolor in piazza del Popolo, sarebbe opportuno preoccuparsi degli alberi sopra la testa dei commensali.
Perché le panchine si possono anche dipingere di tutti i colori dell’arcobaleno. Ma quando cade un ramo, il problema non è il colore della panchina. È chi avrebbe dovuto preoccuparsi della sicurezza.






