Anas promette un’accelerazione dei lavori sul ponte del Quiliano. Ma tra Aurelia Bis, superstrada, via Stalingrado e corso Svizzera, i savonesi conoscono già il copione. Cambiano i cantieri, non cambiano le promesse.
Ci risiamo. È appena iniziata la chiusura del ponte sul torrente Quiliano, tra Zinola e Vado Ligure, e siamo già alla prima puntata della tradizionale telenovela dei lavori pubblici: «Per accelerare i tempi, abbiamo ordinato i doppi turni».
Una frase che dalle nostre parti dovrebbe essere accompagnata da una colonna sonora drammatica. Perché ogni volta che qualcuno annuncia un’accelerazione, ai savonesi viene spontaneo controllare il calendario. Non per sapere quando finiranno i lavori, ma per capire quanti calendari dovranno cambiare prima di rivedere la strada aperta.
Anas comunica che l’impresa lavorerà su doppi turni per imprimere una decisa accelerazione alla ricostruzione del ponte. Benissimo. Ma una domanda sorge spontanea: se i doppi turni sono possibili e servono ad abbreviare i disagi, perché non prevederli fin dall’inizio?
Il ponte rappresenta un collegamento fondamentale tra Savona e Vado Ligure, utilizzato quotidianamente da migliaia di automobilisti, lavoratori e mezzi commerciali. La sua chiusura non è un piccolo inconveniente, ma un problema che pesa sulla viabilità e sulle attività economiche.
Eppure la comunicazione sembra seguire un rituale ormai consolidato.
Prima si annuncia il cantiere. Poi si comunica la chiusura. Arrivano le proteste dei cittadini e dei commercianti. Seguono gli incontri istituzionali, le rassicurazioni e, immancabilmente, la promessa di accelerare.
Manca soltanto il prossimo capitolo: gli imprevisti.
Aurelia Bis, superstrada e gli altri monumenti alla pazienza
A Savona, del resto, abbiamo una lunga esperienza in materia.
L’Aurelia Bis è diventata quasi un’opera mitologica. Se ne parla da decenni, i lavori sono iniziati nel 2013 e oggi si guarda al 2028 per il completamento. Nel frattempo si sono susseguiti cronoprogrammi, annunci, difficoltà tecniche, ripartenze e nuove scadenze.
Anche la superstrada ha regalato alla viabilità savonese una storia fatta di attese e interventi che sembrano non finire mai.
E che dire dei cantieri cittadini?
Via Stalingrado, corso Svizzera, via Vanini, via Montenotte: nomi che per molti automobilisti evocano deviazioni, transenne, rallentamenti e date di conclusione non sempre rispettate.
In corso Svizzera abbiamo persino sentito chiamare in causa il caldo estivo per spiegare i ritardi. Una circostanza che, evidentemente, in Liguria deve essere considerata un evento meteorologico del tutto imprevedibile.
Il risultato è che ogni nuovo annuncio di accelerazione viene accolto con una certa diffidenza. Non perché i cittadini siano prevenuti, ma perché l’esperienza insegna che tra il cronoprogramma e la realtà può esserci una distanza considerevole.
Il ponte si alza di 40 centimetri. Speriamo non si allunghino anche i tempi
Anas spiega che il nuovo impalcato sarà innalzato di 40 centimetri per migliorare il deflusso delle acque del torrente Quiliano.
Un intervento importante, naturalmente. La sicurezza idraulica non è un optional e nessuno pretende che venga sacrificata per guadagnare qualche settimana.
Ma proprio per questo sarebbe interessante conoscere con precisione quali lavorazioni verranno accelerate, quanti operai saranno effettivamente impiegati, quali saranno gli orari dei doppi turni e soprattutto quanti giorni si prevede concretamente di risparmiare.
Perché annunciare i doppi turni senza indicare una nuova data di riapertura rischia di essere soltanto un’operazione di comunicazione.
Il calendario ufficiale, per il momento, resta piuttosto articolato: chiusura al traffico prevista fino al 12 maggio 2027, possibilità di modificare questa scadenza e completamento complessivo dei lavori a novembre 2027.
Due date diverse, una per la possibile riapertura e una per la conclusione dell’intervento. Una distinzione legittima, ma che andrebbe spiegata ai cittadini con assoluta chiarezza.
E il Comune? Osserva, auspica e confida
In questa vicenda c’è poi un altro protagonista: l’amministrazione comunale di Savona.
Naturalmente il ponte è di competenza Anas. E naturalmente il sindaco non può sostituirsi ai tecnici, dirigere gli operai o decidere come realizzare le fondazioni.
Ma un sindaco non è nemmeno un semplice spettatore.
Può pretendere informazioni precise, chiedere verifiche sull’avanzamento dei lavori, sollecitare soluzioni per ridurre i disagi e soprattutto rappresentare con forza le esigenze dei cittadini e delle attività economiche.
Invece, davanti alle grandi opere che interessano Savona, troppo spesso la politica locale sembra accontentarsi di prendere atto delle decisioni altrui.
Sul ponte mobile della Darsena la responsabilità è dell’Autorità portuale. Sul ponte di Santa Rita entrano in gioco altri enti e vincoli. Sul ponte del Quiliano decide Anas.
A Savona i ponti hanno sempre un responsabile diverso. E il sindaco rischia di diventare il campione mondiale delle competenze altrui.
Ma i disagi, curiosamente, ricadono sempre sugli stessi: cittadini, pendolari e commercianti.
La vera accelerazione sarebbe rispettare le scadenze
Sia chiaro: nessuno sostiene che i lavori sul ponte del Quiliano siano semplici o che non possano verificarsi difficoltà tecniche. E sarebbe ingiusto giudicare oggi un cantiere sulla base dei ritardi accumulati in altri interventi.
Ma proprio i precedenti dovrebbero insegnare qualcosa.
La fiducia non si conquista annunciando doppi turni, ma mostrando risultati. Non con comunicati rassicuranti, ma con cronoprogrammi verificabili, aggiornamenti periodici e spiegazioni trasparenti quando qualcosa non procede come previsto.
Perché la vera notizia, a Savona, non sarebbe che Anas ha ordinato di lavorare di più.
La vera notizia sarebbe un’opera pubblica che finisce nel giorno promesso.
A quel punto sì che ci sarebbe da organizzare una cerimonia, invitare tutte le autorità e tagliare un nastro.
Anzi, meglio non esagerare con le inaugurazioni.
Potrebbe servire un altro cantiere per smontare il palco.






