La protesta dei commercianti di Vado Ligure, che denunciano una segnaletica fuorviante e pesanti perdite economiche. A Zinola il Movimento 5 Stelle presenta una mozione per chiedere interventi immediati, parcheggi, modifiche alla viabilità e sgravi fiscali. Intanto i lavori per il nuovo ponte dureranno, secondo le previsioni, fino a novembre 2027. Ma chi risarcirà le attività commerciali per i danni subiti?
Il ponte sul torrente Quiliano è chiuso dal 12 ottobre e, mentre si parla di doppi turni, accelerazioni dei lavori e cronoprogrammi da rispettare, c’è chi comincia a pagare un prezzo molto concreto: i commercianti di Vado Ligure e di Zinola.
Perché un ponte chiuso non significa soltanto qualche chilometro in più da percorrere. Significa cambiare le abitudini di migliaia di automobilisti, modificare i percorsi quotidiani, allontanare potenziali clienti e mettere in difficoltà attività economiche che devono comunque continuare a pagare affitti, bollette, stipendi e imposte.
E quando una chiusura è destinata a protrarsi per oltre un anno, il problema non può essere liquidato come un semplice disagio temporaneo.
Vado Ligure: i commercianti denunciano una segnaletica che allontana i clienti
A Vado Ligure la protesta è arrivata attraverso un VIDEO realizzato dai commercianti, riuniti nel Comitato Ponte Aurelia Vado-Savona.
La denuncia è precisa:
Siamo a Vado Ligure sull’Aurelia a nome di tutti i commercianti per denunciare una situazione drammatica. Dal 12 ottobre la segnaletica errata devia il traffico facendo credere che la strada sia chiusa, quando in realtà è perfettamente transitabile. Questo errore sta tagliando fuori le nostre attività commerciali, provocando perdite economiche gravissime. Qualcuno deve farsi carico di darci risposte e aiutarci subito.
Una protesta che merita risposte, non rassicurazioni generiche.
Se la segnaletica, come denunciano i commercianti, induce gli automobilisti a credere che non sia possibile raggiungere Vado Ligure, quando invece le attività sono accessibili, siamo di fronte a un problema che potrebbe essere risolto senza attendere la ricostruzione del ponte.
Basterebbe verificare immediatamente i cartelli, correggere quelli eventualmente fuorvianti e indicare con chiarezza quali strade sono percorribili e come raggiungere le attività commerciali.
Non si tratta di pretendere l’impossibile, ma di evitare che ai danni inevitabili di un cantiere si aggiungano quelli provocati da una gestione discutibile della viabilità.
Un negozio può anche sopportare qualche settimana di difficoltà. Ma tredici mesi di clienti che non arrivano possono mettere a rischio la sopravvivenza di un’attività.
Zinola: il Movimento 5 Stelle chiede interventi concreti

Anche dall’altra parte del ponte la situazione preoccupa.
A Zinola i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, Federico Mij e Manuel Meles, hanno presentato il 22 ottobre una mozione, protocollata il giorno successivo, per chiedere interventi di mitigazione dei disagi provocati dalla chiusura.
Nel documento viene ricordato che, diversamente dalle ipotesi iniziali, la ricostruzione prevede la completa demolizione del ponte, senza mantenere una carreggiata percorribile a senso unico alternato.
Una decisione che ha inevitabilmente aggravato le conseguenze per il quartiere.
I due consiglieri sottolineano come il traffico proveniente da via Nizza e diretto verso ponente venga sostanzialmente dirottato su corso Svizzera, nonostante, secondo quanto riportato nella mozione, via Quiliano potrebbe sostenere il passaggio dei veicoli leggeri dopo la rimozione dei parcheggi.
Ma non è soltanto una questione di traffico.
I commercianti lamentano la carenza di spazi per il carico e scarico delle merci, mentre la soppressione della fermata del trasporto pubblico in via Quiliano, direzione Savona, rappresenta un ulteriore disagio per residenti e clienti.
La mozione propone cinque interventi:
- Modificare la segnaletica, prevedendo la deviazione verso corso Svizzera per i soli mezzi pesanti superiori a 7,5 tonnellate.
- Ripristinare la fermata TPL in via Quiliano, direzione Savona.
- Introdurre la sosta a tempo limitato nei parcheggi temporanei tra la rotonda e il torrente, favorendo il ricambio delle auto.
- Spostare alcuni contenitori condominiali da via Luigi Lamberti per ricavare un’area di carico e scarico vicino alla chiesa.
- Prevedere riduzioni tributarie straordinarie per le attività economiche di Zinola danneggiate dai lavori.
Proposte concrete, che naturalmente dovranno essere valutate sotto il profilo della sicurezza e della fattibilità, ma che hanno almeno il merito di affrontare problemi quotidiani che rischiano di essere trascurati.
Due Comuni, un ponte chiuso e un problema comune
La vicenda presenta anche un aspetto politico e amministrativo che non dovrebbe essere sottovalutato.
Il ponte divide territorialmente Savona e Vado Ligure, ma la sua chiusura sta creando difficoltà su entrambi i versanti.
Da una parte i commercianti vadesi denunciano di essere tagliati fuori da una segnaletica che considerano sbagliata. Dall’altra quelli di Zinola devono fare i conti con modifiche alla circolazione, carenza di parcheggi e difficoltà di accesso.
Possibile che non si riesca a organizzare un tavolo comune tra i due Comuni, Anas, commercianti e associazioni di categoria per affrontare insieme questi problemi?
La ricostruzione del ponte è un’opera necessaria, ma la necessità dell’intervento non può diventare una giustificazione per ignorare le conseguenze economiche.
E soprattutto non può essere lasciato ai singoli commercianti il compito di arrangiarsi per oltre un anno.
Gli sgravi fiscali non devono restare soltanto una proposta
Tra le richieste contenute nella mozione dei consiglieri Mij e Meles, quella delle riduzioni tributarie merita particolare attenzione.
Se un’attività commerciale subisce un significativo calo degli incassi a causa di un’opera pubblica, è ragionevole chiedersi se debba continuare a sostenere integralmente gli stessi oneri comunali.
Naturalmente eventuali agevolazioni dovranno essere definite nel rispetto delle norme e delle disponibilità di bilancio.
Ma il principio politico è chiaro: non si può chiedere ai commercianti di sopportare da soli le conseguenze economiche di una decisione assunta nell’interesse collettivo.
E ciò che viene chiesto per Zinola dovrebbe essere valutato anche per le attività di Vado Ligure che dimostrassero di aver subito danni significativi.
Non possono esserci commercianti di serie A e commercianti di serie B soltanto perché lavorano su sponde diverse dello stesso torrente.
I doppi turni di Anas non bastano a pagare le bollette
Nei giorni scorsi Anas ha annunciato l’intenzione di accelerare i lavori attraverso l’organizzazione di doppi turni.
Una notizia certamente positiva, purché alle dichiarazioni seguano i fatti.
Ma i commercianti hanno bisogno di risposte adesso, non nel novembre 2027.
Occorrono una segnaletica comprensibile, percorsi di accesso ben pubblicizzati, parcheggi utilizzabili, fermate del trasporto pubblico funzionali e misure economiche di sostegno.
Sarebbe inoltre opportuno monitorare periodicamente la situazione, ascoltando direttamente chi lavora nelle attività commerciali.
Perché il rischio è che, quando finalmente il nuovo ponte sarà inaugurato, qualche negozio non abbia più la forza economica per riaprire.
Il ponte si ricostruirà. Ma le attività che chiudono potrebbero non riaprire
C’è un particolare che troppo spesso sfugge a chi programma le grandi opere: i tempi della pubblica amministrazione non coincidono con quelli di un piccolo commerciante.
Per Anas tredici mesi sono un cronoprogramma.
Per un negoziante possono rappresentare tredici mesi di incassi ridotti, di clienti persi e di spese che continuano ad arrivare puntualmente.
La protesta dei commercianti di Vado Ligure e la mozione presentata a Savona dovrebbero servire a riportare l’attenzione su questo problema.
Non bastano le conferenze stampa, gli annunci sui doppi turni e le promesse di rispettare le scadenze.
Servono provvedimenti verificabili, responsabilità precise e soprattutto tempi rapidi.
Perché il ponte di Zinola, prima o poi, verrà ricostruito. Ma nessuno può garantire che, nel frattempo, tutte le attività commerciali che oggi resistono sulle due sponde del Quiliano saranno ancora aperte.
E sarebbe davvero un bel risultato inaugurare un ponte nuovo dopo aver contribuito, per incuria o indifferenza, a impoverire il tessuto commerciale che quel ponte avrebbe dovuto collegare.






