Savona, Capitale Italiana del Mare 2026: l’occasione persa (ma solo per distrazione)

Savona aveva tutto. Il mare, il porto, la Torretta, la storia marinara, le promesse già pronte in un cassetto. E invece niente: “Capitale Italiana del Mare 2026” rischia di restare un titolo visto da lontano, come una barca che passa al largo mentre noi siamo impegnati a discutere se l’ancora sia di destra o di sinistra.

Il riconoscimento – istituito dal Dipartimento per le Politiche del Mare – porta con sé un milione di euro per progetti, accoglienza, cultura marina e servizi turistici. Un dettaglio, certo. Dopotutto Savona è abituata a lasciar scivolare via i dettagli importanti, specie quando arrivano con una scadenza: 20 gennaio. Che sarà mai una data, in una città che vive serenamente fuori dal tempo?

La candidatura “prêt-à-porter”

C’è ancora chi dice: “Ma sì, ce la facciamo”. In fondo, la ricetta è collaudata. Basta ripescare le promesse già annunciate per la Capitale della Cultura, lucidarle un attimo, cambiare l’etichetta e voilà: mare al posto di cultura, onde al posto di mostre, portualità al posto di festival. Il bello è che l’idea della candidatura culturale non era nemmeno di nessun esponente  di questa giunta, ma si sa: a Savona il riuso creativo è una tradizione. Funziona con le idee, figuriamoci con i dossier.

E poi diciamolo: Savona è già pronta. Città pulita, accogliente, organizzata, con un rapporto armonico tra porto e centro urbano. O almeno così la raccontiamo. La realtà, come sempre, è un optional.

Nel frattempo, altrove remano

Mentre Savona riflette, Livorno ha deciso di fare una cosa rivoluzionaria: candidarsi davvero. Dossier pronto, titolo evocativo (Livorno Battitoltremare), governance spiegata, risorse messe in fila: 4,5 milioni di euro tra ministero, Comune ed enti terzi. Un progetto che parla di porti, rotte, ecosistemi, lavoro marittimo, turismo, transizione ecologica. Insomma, mare sul serio, non solo sul dépliant.

Altre città costiere – Gaeta, Terracina, Fiumicino – si sono mosse. Una giuria di esperti deciderà e porterà il verdetto al ministro Nello Musumeci. Nel frattempo, a Savona, l’idea dominante resta: “C’è tempo”. Spoiler: non ce n’è molto.

Il paradosso è tutto qui: Savona avrebbe titolo naturale per parlare di mare. Ma tra occasioni mancate e promesse non mantenute, rischia di diventare Capitale Italiana del “Potevamo ma non abbiamo fatto in tempo”.

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