Gli stabilimenti balneari operano su suolo pubblico, ma in molti casi si comportano come se fossero proprietari di un resort privato. Le violazioni sono note, ripetute e tollerate.
1 Battigia libera: la grande finzione
La battigia (la fascia vicino all’acqua) deve restare libera, senza ombrelloni, lettini o sdraio fisse.
Nella pratica:
- ombrelloni piantatia pochi metri dall’acqua
- lettini “in prima fila” che diventanomuro fisico
- nessuno spazio per chi vuole stendere un asciugamano o camminare
Risultato: il mare diventa a pagamento, di fatto.
2 Passaggio libero lungo la riva: diritto calpestato
Chiunque può camminare lungo la riva, anche attraversando tratti concessi.
Nella pratica:
- file compatte di lettini
- corde, paletti, ostacoli
- sguardi, richiami, “qui non si passa”
Il passaggio non è vietato dalla legge, ma viene scoraggiato con metodi informali.
3 Accesso al mare per i non clienti: ostacolato
Anche chi non paga ha diritto a:
- raggiungere l’acqua
- fare il bagno
- sostare brevemente
Nella pratica:
- corridoi nascosti o inesistenti
- accessi “di servizio”
- pressione psicologica:“solo per clienti”
È una privatizzazione silenziosa.
La privatizzazione senza cartello, la più efficace.
4 La spiaggia trasformata in villaggio vacanze
Lo stabilimento dovrebbe essere stagionale e leggero.
Nella pratica:
- pedane permanenti
- strutture fisse in cemento
- ristoranti, lounge, eventi, recinzioni
Il demanio pubblico diventa un business esclusivo, spesso con il silenzio complice dei Comuni.
Conclusione (amaro ma reale)
La questione non è contro i balneari,
ma contro un sistema in cui:
- leregole esistono
- icontrolli latitano
- e il mare, bene comune,si restringe ogni estate di più
Chi difende lo status quo non difende il lavoro: difende l’eccezione permanente.






