Destra – sinistra: sulle decisioni che contano la pensano allo stesso modo

(e poi si stupiscono se la gente non vota più)

Oggi parlavo con un amico della situazione savonese. Poi, come succede spesso, Savona è diventata l’Italia intera. Perché il punto non è locale: è strutturale.

Qualche anno fa una differenza tra centrosinistra e centrodestra si riusciva ancora a intravedere. Oggi no. Oggi, elezione dopo elezione, si scopre che sulle decisioni che contano davvero sono tutti uguali. Cambiano i simboli, non le scelte. Cambiano i toni, non gli interessi.

Gli esempi non mancano. A Savona come altrove.

La centrale di Vado Ligure, l’inceneritore di oggi, la cementificazione mai davvero fermata, la trasformazione degli alberghi in appartamenti, la sanità smontata pezzo dopo pezzo prima con Claudio Burlando e poi con Giovanni Toti.
Progetti diversi? No. Stesso impianto, stesso modello, stesso silenzio bipartisan.

Davanti a queste scelte, centrosinistra e centrodestra si sono sempre ritrovati dalla stessa parte della barricata. Quella del “non si può fare altrimenti”.

E intanto tengono i cittadini al guinzaglio della paura.
Il centrodestra agita lo spettro degli extracomunitari.
Il centrosinistra rispolvera quello del ritorno del fascismo.
Due paure diverse, stesso risultato: paralisi critica e consenso obbligato.

Torniamo a Savona. Ma potremmo parlare di qualsiasi città italiana.
È ormai evidente che per una persona seria e onesta fare politica è sempre più difficile. Se non sei dentro gli ingranaggi dei partiti, non passi. Le liste civiche vengono tollerate quando non disturbano, ostacolate quando diventano credibili. Non è un caso se negli ultimi anni si sono moltiplicati i tentativi di svuotare o aggirare i ballottaggi: meno scelta, meno rischio, meno sorprese.

Anche qui gli esempi parlano da soli.
Qualche elezione fa, un galantuomo come Aldo Pastore, candidato sindaco per il centrosinistra, fu di fatto abbandonato da una parte consistente della stessa sinistra, che preferì sostenere il candidato del centrodestra, Francesco Gervasio.
Gervasio, colpevole di non aver accettato compromessi, venne poi sacrificato dal centrodestra a favore di Ruggeri.
Chi non si piega, prima o poi viene tolto di mezzo. Da una parte o dall’altra, è indifferente.

Arriviamo ai giorni più recenti.
Il Movimento 5 Stelle è stato l’unico vero elemento di disturbo di questo equilibrio. E non a caso è stato combattuto da entrambi gli schieramenti.
A Savona, durante l’esperienza di Ilaria Caprioglio, le furono affiancati veri e propri “cani da guardia” politici come Montaldo e Ripamonti.
Non solo non fu ricandidata, ma venne boicottata per cinque anni, quotidianamente, sistematicamente. Non per ciò che faceva, ma per ciò che rappresentava: un corpo estraneo.

E poi si ha anche il coraggio di chiedersi perché i cittadini non vanno più a votare.

La risposta è sotto gli occhi di tutti: perché il voto conta sempre meno, mentre contano sempre gli stessi. Perché l’alternanza è diventata una recita. Perché la politica ha smesso di selezionare idee e ha iniziato a selezionare obbedienze.

L’astensione non è disinteresse.
È una forma di accusa.
E finché non la si ascolterà, continuerà a crescere.

 

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