Capire la differenza (anche a Savona) per non sbagliare giudizio
In Italia — e anche a Savona — parliamo spesso di alcol come se fosse un blocco unico, un gesto uguale per tutti, una semplice abitudine sociale. Ma non è così.
Ci sono due forme profondamente diverse di arrivare allo stesso bicchiere:
- bere per vizio passivo, cioè per abitudine, imitazione, pressione sociale, estetica o moda;
- bere per vizio attivo, cioè per colmare un vuoto, per spegnere un dolore, per affrontare una solitudine o un disagio psicologico.
Distinguere questi due mondi non è un lusso linguistico: è l’unico modo per capire davvero le persone dietro il gesto.
- Il vizio passivo: la schiavitù dell’apparire
Il vizio passivo è il lato più diffuso e meno discusso del bere.
Non nasce da una sofferenza interiore, ma da una serie di spinte esterne che ci portano a bere senza una vera volontà personale.
Bere per sentirsi parte del gruppo
Il bere sociale è diventato un rito identitario:
aperitivo in Darsena, spritz in piazza, il classico “vieni che c’è serata”.
In questo contesto il bicchiere non è una scelta: è un obbligo silenzioso.
Si beve per non essere esclusi dalle persone che contano, per non fare brutta figura, per non sentirsi gli “strani” del gruppo.
È un bere imposto, non scelto. Un vizio passivo appunto: non sei tu a decidere, è il contesto che decide per te.
Bere come accessorio estetico
Nell’era dei social, il drink è diventato un simbolo estetico:
la foto del cocktail, la posa con il calice, il brindisi da mettere in storia.
Il bicchiere è parte dell’outfit.
Non conta il gusto, conta l’immagine.
Il bere come automatismo sociale
La vera forza del vizio passivo è l’automatismo:
- Esci → bevi
- Festa → bevi
- Cena → bevi
- Weekend → bevi
Non ci si chiede più “perché bevo?”, ma solo “cosa bevo?”.
È un’abitudine culturalmente ereditata, mai davvero messa in discussione.
Il mito della normalità
“È solo un drink, smettila di fare il tragico.”
Questa frase è la colonna sonora del vizio passivo.
Bere sempre è normale.
Non bere mai è sospetto.
Questo rovesciamento culturale rende il vizio passivo accettato, celebrato e invisibile.
Perché è pericoloso?
Proprio perché sembra innocuo.
Molte dipendenze iniziano così, non da un trauma, ma da una routine.
La normalità diventa abitudine, l’abitudine diventa necessità, la necessità diventa dipendenza.
- Il vizio attivo: bere per non sentire
L’altra faccia dell’alcol è molto diversa.
Qui il bicchiere non serve a “fare serata”, ma a sopravvivere emotivamente.
Il vizio attivo nasce dentro:
- solitudine
- ansia
- depressione
- senso di fallimento
- vuoti affettivi
- mancanza di relazioni solide
- dolore non elaborato
Chi beve per vizio attivo non cerca divertimento: cerca sollievo.
Il bicchiere diventa interruttore, anestetico, fuga.
È un vizio drammatico, fragile, che ha bisogno di ascolto e cura — non di giudizio.
- Savona: quando il fenomeno esce dai numeri e si vede per strada
Savona non è immune. Anzi, i segnali negli ultimi anni sono evidenti.
Consumi fuori controllo, soprattutto tra i giovani
La Liguria è tra le regioni con il più alto consumo di alcol.
Nella fascia 16-17 anni, oltre il 40% dei ragazzi ha provato almeno una volta il “binge drinking”, le abbuffate alcoliche.
Locali sanzionati
Nel 2025 un bar del centro savonese è stato chiuso per aver somministrato alcol a minorenni senza controlli adeguati. Un campanello d’allarme per capire che non tutto è “divertimento innocuo”.
Nottate di interventi sanitari
Tra estate 2024 e 2025, più volte le forze dell’ordine e i sanitari hanno registrato una “notte di super lavoro” a causa del consumo eccessivo di alcolici in città. Un fenomeno che non è più episodico.
Il caso politico
Anche la politica locale non è rimasta immune: recentemente un amministratore pubblico savonese è risultato positivo all’alcoltest, aprendo un caso mediatico.
Segno che il problema non riguarda solo i ragazzi, ma tutte le fasce d’età.
- Due comportamenti identici, due significati opposti
Da fuori il gesto è lo stesso: un bicchiere.
Dentro, però, ci sono due mondi:
- chi beve per apparire
- chi beve per non affogare
Il vizio passivo è imitazione.
Il vizio attivo è ferita.
Confondere i due significa non capire nulla del problema.
- Cosa possiamo fare come comunità?
A Savona servono tre cose:
- Più consapevolezza sociale
Non banalizzare il bere sociale: l’abitudine non è innocua.
- Più prevenzione, soprattutto per i giovani
Controlli seri nei locali, educazione al bere, informazione.
- Più ascolto e meno giudizio
Chi beve per dolore non ha bisogno di moralismi, ma di supporto psicologico, relazionale e familiare.
Non tutti i bicchieri sono uguali
Bere è un gesto semplice. Capire perché si beve, invece, è complesso.
E proprio lì sta la differenza tra chi può smettere quando vuole e chi senza quel bicchiere non riesce a respirare.
A Savona — come in tutta Italia — parlare chiaramente di vizio passivo e vizio attivo non è una sfumatura teorica.
È un gesto di responsabilità, verso chi beve per moda e verso chi beve per sopravvivere.
Distinguere non giudica: aiuta a capire. E capire, oggi, è già un passo avanti.






