
Il porta a porta doveva migliorare il decoro urbano, ma le modifiche successive stanno snaturando il progetto e aumentando i costi per i cittadini
La decisione di installare gli archetti per delimitare i bidoni condominiali apre un nuovo fronte di polemica sul porta a porta savonese. L’associazione annuncia di voler impugnare al Tar l’autorizzazione alla posa delle strutture, giudicata un intervento invasivo sul suolo pubblico e l’ennesimo segnale di una situazione ormai “fuori controllo”.
Secondo i rappresentanti dell’associazione, dopo le ceste in ferro per la plastica la città rischia ora di assistere a un ulteriore deturpamento del contesto urbano con centinaia di archetti davanti ai portoni, una scelta che non dovrebbe essere imposta ai cittadini dall’ufficio tecnico e dall’amministrazione comunale. I condomini coinvolti sarebbero circa 267, con la previsione di installare almeno due archetti per ciascuno, con costi che ricadrebbero sulla collettività.
La critica si concentra soprattutto sulla distanza tra le promesse iniziali e la realtà. Il porta a porta era stato presentato come uno strumento per migliorare il decoro urbano eliminando i cassonetti stradali, ma le modifiche introdotte nel tempo — mastelli su suolo pubblico, ceste metalliche e ora archetti — vengono considerate una progressiva “denaturazione” del progetto originario.
Per questo l’associazione invita a non accettare passivamente nuovi interventi tampone e a verificare, anche attraverso un legale, la possibilità di ricorrere contro quella che viene definita un’autorizzazione alla manomissione del suolo pubblico. Secondo i promotori dell’iniziativa, la città non ha bisogno di ulteriori correttivi ma di un cambio di sistema nella gestione dei rifiuti, evitando nuove spese a carico della comunità senza un reale miglioramento del servizio.






