Nuovo incarico a Liguria Ricerche per il supporto alle attività estrattive. Affidamenti che si ripetono da anni e una motivazione che fa riflettere: il personale della Regione non sarebbe in grado di svolgere le attività richieste nei tempi necessari.
In Liguria le cave si scavano, si studiano, si censiscono, si georeferenziano e, soprattutto, si continuano a finanziare gli studi che le riguardano.
L’ultimo capitolo arriva dal decreto dirigenziale n. 7154 del 9 ottobre 2026, con il quale la Regione Liguria ha deciso di affidare a Liguria Ricerche S.p.A. un nuovo incarico per il supporto tecnico specialistico alla programmazione in materia di attività estrattiva.
Costo dell’operazione: 58.665 euro, IVA compresa.
Non una cifra astronomica, certamente. Ma neppure una somma da considerare irrilevante, soprattutto quando si scopre che non si tratta affatto del primo incarico di questo genere.
Un incarico all’anno leva ogni problema di torno?
Leggendo il decreto si scopre infatti che Liguria Ricerche ha già ricevuto incarichi relativi alle attività estrattive nel 2016, 2017, 2018 e 2019.
E poi ancora nel 2020, 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025.
Adesso arriva quello del 2026.
Una continuità davvero invidiabile.
Naturalmente gli incarichi non sono tutti identici e riguardano attività differenti, ma una domanda appare inevitabile: dopo tutti questi anni di studi, elaborazioni, aggiornamenti e assistenza tecnica, quanto è stato effettivamente realizzato e quanto resta ancora da fare?
Sarebbe interessante conoscere anche la spesa complessiva sostenuta nell’ultimo decennio.
Perché 58mila euro possono sembrare pochi, ma quando gli affidamenti si ripetono anno dopo anno, il conto complessivo merita qualche attenzione.
La Regione ammette: non abbiamo le competenze necessarie
Il passaggio più sorprendente del decreto è però un altro.
Nel motivare il nuovo affidamento, la Regione scrive che le attività previste non possono essere assicurate nei modi e nei tempi necessari dal proprio personale, perché impegnato nelle attività istituzionali e non dotato delle competenze necessarie.
Una dichiarazione che meriterebbe qualche spiegazione.
Possibile che una Regione che da decenni si occupa di cave e attività estrattive non disponga al proprio interno di tutte le professionalità necessarie per gestire determinate attività tecniche?
E soprattutto, dopo tanti anni di incarichi specialistici, non sarebbe stato opportuno investire maggiormente nella formazione del personale regionale, trasferendo progressivamente alcune competenze agli uffici?
Attenzione: nessuno mette in dubbio che certe attività richiedano professionalità altamente specializzate e che ricorrere a una società pubblica possa essere perfettamente giustificato.
Ma proprio per questo sarebbe interessante capire dove finisca il normale supporto tecnico e dove cominci una dipendenza strutturale da incarichi ripetuti.
Perché se ogni anno serve un nuovo affidamento per garantire il funzionamento di determinate attività, forse il problema non riguarda soltanto le cave.
Riguarda anche l’organizzazione della macchina regionale.
Che cosa si farà con questi soldi?
Il nuovo incarico, della durata di dodici mesi, prevede diverse attività.
Tra queste, la prosecuzione della georeferenziazione delle cave sotterranee di ardesia, la realizzazione di strumenti per consultare i dati cartografici, l’aggiornamento dei sistemi informatici regionali e l’assistenza agli operatori del settore.
Attività certamente utili.
Ma anche qui sorge una domanda: quanti anni occorrono per completare la georeferenziazione delle cave di ardesia?
Il decreto parla infatti di prosecuzione di un’attività già avviata.
Sarebbe utile conoscere lo stato di avanzamento, i risultati ottenuti negli anni precedenti e una data prevista per il completamento.
Lo stesso vale per il Sistema di Monitoraggio delle Attività Estrattive, che necessita di un intervento di reingegnerizzazione avviato nel 2026.
Nessuno pretende che un sistema informatico rimanga immutato per sempre.
Ma i cittadini avrebbero diritto di conoscere i risultati concreti degli investimenti effettuati.
Una società pubblica che lavora per un’altra struttura pubblica
Liguria Ricerche è una società interamente partecipata da FILSE, la finanziaria regionale.
Siamo quindi nell’ambito del sistema delle società pubbliche regionali.
L’affidamento avviene attraverso il meccanismo dell’in house providing, previsto dalla normativa, che consente alle amministrazioni di assegnare determinati incarichi a società sulle quali esercitano il controllo richiesto dalla legge.
Non stiamo dunque parlando di un affidamento a una società privata scelta senza gara.
Ma il fatto che il destinatario sia una società pubblica non elimina le domande sull’efficienza e sull’utilizzo delle risorse.
Anzi, dovrebbe renderle ancora più importanti.
Se una struttura pubblica affida ripetutamente a un’altra struttura pubblica attività di supporto, è legittimo chiedere se questa organizzazione rappresenti davvero la soluzione più efficiente.
E soprattutto se esista una valutazione periodica dei risultati ottenuti rispetto alle somme spese.
La Liguria delle emergenze e quella degli incarichi
In una regione nella quale si discute continuamente di risorse insufficienti, personale da rafforzare, servizi da migliorare e territorio da mettere in sicurezza, anche le spese relativamente contenute meritano attenzione.
Non perché si debba rinunciare agli studi o alla programmazione.
Al contrario, una buona programmazione è indispensabile, specialmente in un settore delicato come quello delle attività estrattive.
Ma studiare, programmare e aggiornare non possono diventare attività prive di un orizzonte verificabile.
Occorre sapere quali risultati sono stati raggiunti, quali problemi sono stati risolti e quali obiettivi restano ancora da conseguire.
Altrimenti il rischio è che ogni anno si finanzi la prosecuzione di ciò che era già stato finanziato l’anno precedente.
La domanda che la Regione dovrebbe chiarire
Il decreto è dettagliato sulle attività previste, sulla durata dell’incarico e sulle modalità di pagamento.
Il 30% del compenso sarà corrisposto alla sottoscrizione, il 50% alla consegna degli elaborati intermedi e il restante 20% alla conclusione.
Tutto previsto e regolamentato.
Quello che sarebbe interessante conoscere, però, è il bilancio complessivo dei risultati degli incarichi precedenti.
Quante attività sono state completate? Quante sono ancora in corso? Quanto è costato complessivamente questo supporto specialistico negli ultimi dieci anni?
E soprattutto: perché, dopo tanti anni, la Regione continua a dichiarare di non disporre internamente delle competenze necessarie?
Non è una questione di legittimità, ma di efficienza amministrativa e di trasparenza.
Perché amministrare bene non significa soltanto rispettare le procedure e trovare la copertura finanziaria.
Significa anche dimostrare che i soldi pubblici producono risultati concreti.
In Liguria, evidentemente, non sono soltanto le cave a essere profonde. Anche la necessità di continuare a studiarle sembra non avere fondo.






