Val Bormida, il benzene c’è già: davvero serve anche un inceneritore?

In Val Bormida torna l’allarme benzene attorno all’Italiana Coke. Nuovi picchi, nuove preoccupazioni, un impianto vecchissimo e una situazione che, nelle parole del sindaco di Cairo Paolo Lambertini, non sarebbe più sostenibile. Si annuncia un nuovo tavolo tecnico e perfino la possibilità di “azioni più forti”. Speriamo che, questa volta, alle parole seguano fatti concreti.

Perché il punto è semplice: la Val Bormida non può continuare a essere trattata come il luogo dove si accumulano problemi industriali, emissioni, discariche e grandi impianti, salvo poi convocare tavoli quando i dati tornano a far paura. Questa valle ha già pagato un prezzo ambientale e sanitario enorme. La memoria dell’Acna non è un reperto da museo: è una ferita storica che dovrebbe imporre prudenza assoluta a chiunque debba decidere del suo futuro.

Il sindaco Lambertini dice che gli ambientalisti sarebbero tutti concentrati sull’inceneritore e poco interessati alla situazione dell’Italiana Coke. Ma le due questioni non sono in concorrenza, né possono diventarlo. Preoccuparsi dei picchi di benzene e opporsi a un nuovo inceneritore non significa distrarsi: significa vedere il quadro intero.

 Anzi, è proprio perché esistono già impianti critici, aree industriali pesanti e un’eredità di inquinamento che la Val Bormida non può essere indicata come possibile sede di un altro grande impianto di trattamento e combustione dei rifiuti. Non serve scegliere quale preoccupazione meriti attenzione: benzene oggi e inceneritore domani sono parti della stessa domanda.

Quanta pressione ambientale può ancora sopportare questo territorio?

Prima si intervenga davvero sulle fonti esistenti, con controlli trasparenti, dati pubblici, prescrizioni severe e, se necessario, provvedimenti efficaci. Poi si abbia almeno il coraggio di dire che una valle già così esposta non può diventare il retrobottega dei rifiuti liguri.

La Val Bormida non chiede privilegi. Chiede di non dover respirare, ancora una volta, le conseguenze delle scelte fatte altrove e ribadisce NO all’inceneritore

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