A Savona il biglietto dell’autobus è già salito da 1,50 a 1,80 euro. Un piccolo scatto, diranno alcuni. Peccato che per chi usa il trasporto pubblico tutti i giorni, tra lavoro, scuola, visite mediche e commissioni, i “piccoli scatti” alla fine diventano una bella corsa… verso il portafoglio vuoto.
E gli abbonamenti? Anche lì la musica non cambia. Anzi, cambia tonalità: da quella popolare a quella decisamente più costosa. Per molte zone l’annuale passa da 290 a 360 euro; per altre fasce territoriali si sale ancora. E quando si parla di “adeguamento tariffario” bisogna sempre ricordare la traduzione italiana: paga di più l’utente.
Il Comune di Savona, almeno fino al 31 dicembre, ha deciso di congelare l’abbonamento ordinario a 290 euro. Una scelta comprensibile, anche perché far pagare subito 360 euro sarebbe stato difficile da spiegare a chi vede autobus affollati, corse non sempre puntuali e collegamenti che fuori città diventano spesso un esercizio di pazienza zen.
Ma il congelamento, per ora, vale per Savona. E qui nasce il problema: gli abitanti degli altri Comuni della provincia devono forse salire su autobus diversi? Quelli di serie B, con biglietto e abbonamento più cari? La Provincia ha chiesto a TPL e ai Comuni di lavorare insieme per trovare agevolazioni anche per chi vive fuori dal capoluogo. Una richiesta di buon senso, quasi rivoluzionaria di questi tempi.
Perché il rischio è evidente: Savona prova a calmierare i rincari, mentre nei Comuni dell’entroterra o della costa gli utenti si ritrovano a pagare l’intero conto. E proprio chi abita più lontano, e quindi dipende maggiormente dal bus per raggiungere scuole, ospedali, uffici e lavoro, potrebbe essere il più penalizzato.
La soluzione prospettata è quella delle agevolazioni, magari legate all’Isee, con i Comuni chiamati a mettere risorse per coprire la differenza. In pratica, TPL aumenta le tariffe, i Comuni cercano i soldi per ridurre l’aumento, gli utenti compilano moduli e aspettano di capire in quale fascia finiranno. Un sistema che rischia di assomigliare più a un percorso a ostacoli che a un servizio pubblico.
Anche per gli studenti il quadro resta sospeso. Per ora viene mantenuto l’abbonamento scolastico di nove mesi a 230 euro, con formule annuali differenziate per le famiglie. Ma dopo il periodo sperimentale sono già previsti aumenti anche su quelle tariffe. Insomma, la scuola riapre e il conto del trasporto rischia di crescere insieme ai libri, ai quaderni e a tutto il resto.
Il punto non è negare che TPL abbia costi, problemi e conti da far tornare. Il punto è chiedersi perché, ogni volta che i conti non tornano, la prima risposta debba essere quella più semplice: aumentare il prezzo a chi il servizio lo usa. Il trasporto pubblico dovrebbe convincere le persone a lasciare l’auto a casa, non convincerle che forse conviene riprenderla.
Da gennaio si vedrà se il congelamento savonese sarà confermato, se arriveranno agevolazioni vere e se gli altri Comuni riusciranno a partecipare al salvataggio dei propri pendolari. Nel frattempo, il messaggio è già arrivato forte e chiaro: il bus pubblico resta pubblico, ma il conto diventa sempre più privato.






