Pontida a prezzo zero: quando anche il pullman diventa un test politico

C’era un tempo in cui per andare a Pontida non servivano grandi inviti: bastavano la felpa verde, l’orgoglio padano e la voglia di sentir parlare di Roma ladrona. I pullman partivano pieni, le bandiere sventolavano e il pratone diventava per un giorno il cuore politico del Nord.

Oggi, invece, pare che per riempire quei pullman serva una formula nuova: viaggio gratis, tutto pagato dalle segreterie del partito. Pontida 2026, in programma il 20 settembre, rischia così di trasformarsi non nel tradizionale raduno leghista, ma in una specie di gita sociale con comizio incluso.

Non è un dettaglio da poco. Se un partito sente il bisogno di offrire il trasporto gratuito per portare la gente alla sua festa identitaria più importante, significa che qualche domanda dovrebbe porsela. Non tanto sul costo del biglietto — che magari pesa a molte famiglie — quanto sul calo di entusiasmo, sulla difficoltà di mobilitare militanti e simpatizzanti, sulla sensazione che la Lega non sia più quella di una volta.

I segnali politici, del resto, non mancano. L’irruzione di Vannacci, con il suo seguito personale e le sue parole d’ordine, ha aperto una partita interna che Salvini fatica a controllare. Da una parte il leader prova a tenere insieme governo, alleanze e identità storica del partito; dall’altra si moltiplicano malumori, distinguo e nostalgie di una Lega più territoriale, meno romana e forse anche meno indecisa su cosa voglia diventare.

Pontida dovrebbe essere il luogo dell’unità. Ma quest’anno il vero interrogativo potrebbe essere molto più concreto: quanti posti resteranno vuoti sui pullman gratuiti?

Perché si può pagare il viaggio, offrire panini e gadget, organizzare partenze da ogni provincia. Ma non si può comprare con un biglietto gratuito quella passione politica che un tempo faceva partire la gente senza bisogno di incentivi.

E se i pullman dovessero viaggiare mezzi vuoti, sarebbe difficile dare la colpa al traffico, al meteo o alla concorrenza delle sagre. Forse il problema è che, dopo tanti cambi di rotta, una parte dell’elettorato leghista non sa più bene dove porti la strada.

Condividi

Lascia un commento