C’è un dato che fa brillare gli occhi agli amministratori e agli operatori del settore: la Riviera savonese continua ad attirare turisti come una calamita, anche fuori stagione. I numeri parlano chiaro, e sono numeri importanti. Nei primi due mesi del 2026 si sono registrati oltre 95 mila arrivi, con un incremento del +17,56% rispetto all’anno precedente. Ancora più significativo il dato delle presenze, salite a oltre 387 mila (+20,75%), con un boom del turismo straniero che cresce oltre il 30%.
Insomma, la macchina turistica funziona. O almeno così sembra.
Perché mentre si stappano bottiglie per festeggiare questi risultati, c’è una domanda che resta sospesa, quasi fastidiosa: come ci arrivano, questi turisti, in Riviera?
Già, perché il grande assente nei comunicati trionfali è sempre lui: lo stato della viabilità. Un tema che non fa notizia quanto un +20%, ma che incide – eccome – sull’esperienza reale di chi sceglie la Liguria.
Le autostrade liguri sono da anni un cantiere permanente. Tratti a una corsia, deviazioni improvvise, code chilometriche, viadotti sotto osservazione. Non è un’emergenza temporanea: è diventata la normalità. Chi arriva da Piemonte o Lombardia sa bene cosa lo aspetta: un viaggio che può trasformarsi in un percorso a ostacoli, con tempi imprevedibili e condizioni spesso al limite della sicurezza percepita.
Eppure, su questo fronte, il silenzio è quasi assordante.
Si continua a puntare tutto su ciò che non controlliamo: il clima favorevole, il mare, il paesaggio. Fattori fondamentali, certo, ma non sufficienti. Perché il turismo non è solo destinazione, è anche accessibilità. E oggi la Riviera rischia di vivere una contraddizione pericolosa: più attrattiva sulla carta, ma sempre più complicata da raggiungere nella realtà.
Il paradosso è evidente. Da una parte si investe – giustamente – sulla destagionalizzazione, sugli eventi, sull’accoglienza. Dall’altra si trascura un’infrastruttura essenziale, quella che dovrebbe garantire un accesso semplice, sicuro e dignitoso al territorio.
Il risultato? Una crescita che potrebbe essere ancora più forte, ma che si regge su basi fragili. Perché finché tutto va bene, si tira avanti. Ma basta poco – un’estate particolarmente trafficata, un cantiere in più, un incidente – per trasformare l’esperienza turistica in un incubo da raccontare… e da non ripetere.
E allora sì, i numeri sono positivi. Ottimi, persino. Ma raccontano solo una parte della storia.
L’altra parte è fatta di chilometri di code, di viaggi interminabili, di turisti che arrivano stanchi prima ancora di vedere il mare. Una parte che non finisce nei report dell’Osservatorio, ma che pesa – eccome – sul futuro del territorio.
Perché il turismo non vive di soli arrivi. Vive di ritorni.
E prima o poi, se la strada resta questa, qualcuno potrebbe decidere di non rifarla più






