Nell’intervista rilasciata ad aprile a Telenord, l’assessore regionale Paolo Ripamonti si definiva, sia pure con prudenza, un possibile «difensore civico» della Val Bormida. Rileggendo oggi quelle parole, con la crisi complessa che non decolla, le Funivie ridotte a un relitto e il progetto dell’inceneritore che incombe sulla valle, viene da correggere la definizione: più che difensore civico, il rischio è che appaia come il becchino della Val Bormida.
Ripamonti parlava di un territorio «centrale per lo sviluppo», «attrattivo», destinatario di investimenti e di riconversione industriale. Parole solenni. Ma basta guardare le Funivie Savona–Bragno, ferme da quasi sette anni, tra deragliamenti, furti di rame, degrado e promesse, per capire quanto quella centralità sia rimasta sulla carta. Un’infrastruttura che potrebbe togliere camion dalle strade e collegare davvero porto e entroterra continua invece a essere accompagnata verso il funerale, con la solita corona di dichiarazioni.
Poi c’è il capitolo rifiuti. La Val Bormida, secondo l’assessore, potrebbe diventare strategica «anche sul tema del ciclo dei rifiuti e delle nuove opportunità industriali, sempre nel rispetto dell’ambiente». E qui Totò avrebbe già alzato la mano: “Ma mi faccia il piacere.”
Perché dietro l’espressione elegante “ciclo chiuso” si profila il progetto di un inceneritore. Un’altra servitù per una valle che ha già conosciuto Acna, industrie pesanti, discariche e inquinamento. Mentre Genova continua a restare indietro sulla raccolta differenziata, si pensa di chiudere il suo ciclo dei rifiuti mandando il conto alla Val Bormida. Altro che superare i pregiudizi ideologici: qui il buon senso dovrebbe suggerire più riduzione, più riciclo e più differenziata, non un camino da piazzare nel territorio che per decenni ha pagato il prezzo dello sviluppo altrui.
Un difensore civico difende chi non ha voce. Non propone alla valle di diventare il punto di caduta delle insufficienze regionali. Un difensore civico pretende risposte sulle Funivie, non si limita a dire che «serve decidere». Dopo quasi sette anni di abbandono, dire che bisogna decidere è come arrivare al funerale e annunciare che forse sarebbe il caso di chiamare il medico.
La Val Bormida non ha bisogno di epitaffi travestiti da strategie industriali. Ha bisogno che le Funivie tornino a funzionare, che la crisi complessa produca lavoro vero e che il suo futuro non venga ancora una volta identificato con rifiuti, traffico e impianti indesiderati.
Per questo, oggi, la domanda a cui Ripamonti dovrebbe rispondere e non è “Ripamonti è il difensore civico della Val Bormida?” ma Ripamonti, più che difensore civico è il becchino della Val Bormida?






