
Se qualcuno nutriva ancora qualche dubbio, può tranquillizzarsi: a Savona la campagna elettorale è cominciata. E ad aprirla non è stato un segretario di partito, né un candidato ufficiale, ma il presidente del Consiglio comunale, Francesco “Franco” Lirosi.
Con un lungo intervento su IVG, Lirosi parte dalla difesa della Costituzione e dagli allarmi nazionali sulla legge elettorale, attraversa il rigassificatore, il 118, le Funivie e il declino savonese, per arrivare infine al punto politico che gli stava più a cuore: confermare Marco Russo a sindaco di Savona e mandare Roberto Arboscello in Parlamento.
Un percorso un po’ lungo, quasi un pellegrinaggio istituzionale, ma la destinazione era chiara fin dalle prime righe.
Lirosi non è certo un osservatore esterno: è un esponente della maggioranza, eletto nel gruppo Pd–Articolo Uno, presidente del Consiglio comunale e figura storica della politica savonese. Ha alle spalle oltre vent’anni di attività amministrativa, è stato assessore e vicesindaco nelle giunte Berruti; una carriera che passa dalla Dc al Pd. Insomma, non uno appena arrivato dalla società civile con il tesserino del controllore imparziale: uno che conosce bene il palazzo, le correnti e soprattutto la necessità di non lasciare mai la politica senza una degna continuità.
Ed è proprio la continuità la parola che, pur non ripetuta ossessivamente, emerge dall’intervento. Savona — sostiene Lirosi — avrebbe bisogno di confermare un’amministrazione che non si limiterebbe a governare, ma starebbe addirittura “cambiando e migliorando” la città, rendendola moderna e attrattiva.
I savonesi, probabilmente, si guarderanno attorno con curiosità: tra pulizia urbana problematica, raccolta differenziata ancora insufficiente, cantieri eterni, spiagge libere lasciate al degrado, sicurezza invocata a ogni estate e servizi che si ridimensionano, questo straordinario cambiamento deve essere avvenuto con grande discrezione. Talmente grande che molti non se ne sono accorti.
Poi arriva il passaggio più gustoso. Lirosi invita a evitare “personalismi e ambizioni dei singoli”, a respingere le “fughe in avanti” e le proteste degli “improbabili difensori del popolo” che spunterebbero solo prima delle elezioni. Traduzione dal politichese: tutti uniti, possibilmente dietro il candidato già indicato; chi chiede discontinuità, chi critica Russo o chi prova a porre questioni su rifiuti, mobilità, sicurezza e degrado rischia di essere catalogato tra i disturbatori.
Peccato che proprio nel campo progressista ci sia chi non sembra affatto disposto a recitare il copione. Il Movimento 5 Stelle savonese ha già chiesto discontinuità rispetto all’amministrazione Russo. Ma per Lirosi il programma è importantissimo, a condizione che non produca sorprese, che non metta in discussione il sindaco uscente e che, soprattutto, non faccia venire idee troppo autonome agli alleati.
Infine c’è il capitolo nazionale. Savona è stata “depredata”, denuncia Lirosi: banca, porto, Camera di commercio, Unione industriali, Funivie, 118. Un elenco doloroso e in buona parte condivisibile. Ma allora viene spontanea una domanda: dov’era la politica savonese, compresa quella di lunghissimo corso, mentre pezzo dopo pezzo la città perdeva funzioni, servizi e peso territoriale?
Perché in quegli anni Savona è stata amministrata proprio dal centrosinistra e dal Pd, e Lirosi non era certo un passante distratto: era in giunta, assessore, poi vicesindaco, parte di quella classe dirigente che oggi scopre con sdegno lo “scippo” della città. È un po’ comodo fare l’inventario dei beni perduti dopo aver avuto per anni le chiavi del magazzino.
La risposta proposta è semplice: serve un savonese in Parlamento. E, guarda caso, la federazione del Pd sarebbe perfettamente in grado di esprimere una candidatura “autorevole”. Nome non scritto, ma suggerito con la delicatezza di un cartello luminoso: Roberto Arboscello.
Così il messaggio finale è nitido. A Savona Marco Russo deve restare; a Roma Arboscello deve andare; e tutti gli altri, per il bene della coesione, dovrebbero applaudire senza fare troppe domande.
Altro che riflessione sul futuro della città: più che un intervento istituzionale, è parso il primo comizio della ditta Pd savonese. Con il presidente del Consiglio comunale nel ruolo di presentatore e due candidature già sistemate sul bancone.
Le elezioni non sono ancora convocate, ma il menù è già pronto. E guai a chiamarlo personalismo.






