La Provincia dei feudi politici: Scajola a Ponente, Bozzano a Levante

Claudio Scajola e Alessandro Bozzano

Demichelis e Beltrame, due candidature e due regie politiche. Dietro l’unità territoriale si intravede la spartizione delle aree d’influenza. E i Comuni rischiano di diventare pedine di una partita più grande.

C’è chi li chiama accordi territoriali, chi intese istituzionali, chi convergenze amministrative. Noi, più semplicemente, potremmo chiamarli con il loro nome politico: equilibri di potere.
In vista delle elezioni provinciali del prossimo 22 novembre, la geografia politica savonese sembra delinearsi con una chiarezza quasi disarmante. A Ponente l’influenza di Claudio Scajola, a Levante quella del consigliere regionale Alessandro Bozzano.
Due protagonisti, due territori, due reti di amministratori. E un obiettivo comune: contare nella futura amministrazione provinciale.
Naturalmente nessuno parlerà di padrini politici. La parola è poco elegante, soprattutto quando si devono presentare le candidature come il risultato di un confronto democratico tra amministratori. Ma nella politica, si sa, le parole servono spesso a rendere presentabile ciò che gli equilibri di potere hanno già deciso.

A Ponente la regia di Scajola

La candidatura di Mauro Demichelis alla presidenza della Provincia viene letta politicamente come espressione dell’area di influenza di Claudio Scajola, sindaco di Imperia e figura di riferimento del centrodestra nel Ponente ligure.
Non occorre immaginare ordini impartiti o decisioni prese in qualche stanza segreta. Il potere politico funziona molto più semplicemente: si costruiscono relazioni, si consolidano alleanze, si individuano candidati capaci di rappresentare un determinato equilibrio.
Demichelis si inserisce in questo quadro.
La sua candidatura rappresenta un punto di riferimento attorno al quale il centrodestra savonese sta cercando di compattarsi, mentre il centrosinistra ha trascorso settimane tra candidature ipotizzate, rinunce e difficoltà nel trovare una sintesi.
E mentre da una parte si discute su chi candidare, dall’altra si lavora già alla composizione della squadra.

A Levante entra in scena Bozzano

Ed eccoci alla notizia di oggi.
I sindaci e le amministrazioni comunali di Albisola Superiore, Celle Ligure, Pontinvrea, Sassello, Stella, Urbe e Varazze hanno annunciato il loro sostegno alla candidatura del sindaco di Celle Ligure, Marco Beltrame, nella lista collegata al progetto di Mauro Demichelis.
Sette Comuni che si presentano compatti, almeno ufficialmente, per garantire una rappresentanza al Levante savonese.
Una scelta legittima, naturalmente. Ma sarebbe ingenuo non leggerne anche il significato politico.
In quest’area il consigliere regionale Alessandro Bozzano ha costruito negli anni una rete di rapporti e riferimenti amministrativi che gli consente di esercitare una notevole influenza politica.
La candidatura di Beltrame appare dunque perfettamente coerente con gli equilibri dell’area riconducibile a Bozzano.
Non significa che i sette sindaci abbiano ricevuto indicazioni dall’alto, né che siano privi di autonomia. Significa riconoscere che, dietro una candidatura presentata come territoriale, può esserci anche una precisa convergenza politica.
E in questo caso la convergenza sembra avere un riferimento ben riconoscibile.

Beltrame e quel precedente elettorale a Celle

C’è poi un particolare che merita di essere ricordato.
Alle ultime elezioni comunali di Celle Ligure, Alessandro Bozzano era presente nella competizione politica locale con la lista Un’Altra Celle.
Una lista che, pur non essendo alleata di Marco Beltrame, secondo una possibile lettura degli equilibri elettorali avrebbe contribuito indirettamente a favorirne l’elezione, sottraendo consensi alla concorrenza.
Naturalmente, senza un’analisi puntuale dei risultati elettorali e dei flussi di voto, non si può stabilire quanti voti siano stati effettivamente sottratti agli avversari di Beltrame.
Ma il dato politico resta interessante: ieri due percorsi elettorali distinti, oggi una candidatura che si colloca in un’area di convergenza con quella di Bozzano.
In politica le coincidenze esistono. Ma esistono anche le strategie, le convenienze e gli equilibri che cambiano nel tempo.

La rappresentanza territoriale o la rappresentanza dei referenti politici?

Nel comunicato che annuncia il sostegno a Beltrame si parla di attenzione ai piccoli Comuni, di spopolamento dell’entroterra, di servizi da garantire e di sviluppo del territorio.
Tutte questioni importanti, sulle quali nessuno può avere nulla da obiettare.
Lo stesso Beltrame promette che, se eletto, rappresenterà anche i Comuni che oggi non sostengono la sua candidatura. Un impegno apprezzabile, che naturalmente andrà verificato nei fatti.
Ma proprio qui nasce una domanda.
Se la Provincia deve rappresentare tutti i Comuni, perché la costruzione delle candidature sembra seguire così fedelmente le aree d’influenza dei principali protagonisti della politica regionale?
E soprattutto, chi rappresenteranno davvero gli eletti: i territori oppure gli equilibri politici che ne hanno favorito la candidatura?
È una domanda legittima, non un’accusa.
Perché la Provincia, pur essendo un ente di secondo livello, conserva competenze fondamentali: strade provinciali, edilizia scolastica, pianificazione territoriale, ambiente e servizi di interesse sovracomunale.
Non stiamo parlando di un circolo ricreativo nel quale distribuire incarichi onorifici.
Stiamo parlando di un’istituzione che dovrebbe affrontare problemi concreti, spesso trascurati, che incidono quotidianamente sulla vita dei cittadini.

La Provincia come una partita a Risiko

Osservando queste manovre, viene quasi spontaneo immaginare la cartina della provincia di Savona distesa su un tavolo.
A Ponente Scajola sistema le proprie pedine. A Levante Bozzano consolida le sue posizioni. Nel mezzo, gli amministratori locali cercano collocazioni, alleanze e rappresentanza.
Una sorta di Risiko della politica provinciale, naturalmente senza carri armati, ma con liste, candidature e pacchetti di consenso.
E il centrosinistra?
Per il momento sembra impegnato soprattutto a cercare di capire come entrare in partita, mentre gli avversari hanno già occupato buona parte della scacchiera.
Il paradosso è che tutto questo avviene in un’elezione nella quale i cittadini non votano direttamente. A scegliere il presidente e i consiglieri provinciali saranno infatti sindaci e consiglieri comunali, attraverso il sistema del voto ponderato.
Un meccanismo previsto dalla legge, ma che inevitabilmente accentua il peso delle relazioni politiche e degli accordi tra amministratori.

E i cittadini dove sono?

È questa, alla fine, la questione più importante.
Mentre si costruiscono alleanze e si individuano candidati, le strade provinciali continuano ad avere bisogno di manutenzione, i ponti richiedono interventi, l’entroterra combatte contro lo spopolamento e molte scuole necessitano di investimenti.
Problemi che non appartengono né a Scajola né a Bozzano, né al centrodestra né al centrosinistra.
Appartengono ai cittadini.
Eppure il dibattito politico sembra concentrarsi molto più su chi dovrà occupare le caselle della futura amministrazione che sui programmi concreti per affrontare queste emergenze.
Sia chiaro: non c’è nulla di illegittimo nel costruire alleanze politiche o nel sostenere candidati appartenenti alla propria area. È il normale funzionamento della politica.
Ma sarebbe altrettanto legittimo chiedere agli amministratori di spiegare non soltanto chi sostengono, ma che cosa intendono fare, con quali risorse e secondo quali priorità.
Perché una cosa è rappresentare il territorio. Un’altra è considerarlo una zona d’influenza da presidiare.
E allora, mentre ci avviciniamo al 22 novembre, il quadro sembra prendere forma: Scajola a Ponente, Bozzano a Levante, Demichelis candidato presidente e Beltrame in corsa per rappresentare il comprensorio orientale.
Una geografia politica che può certamente garantire stabilità e capacità di mediazione.
Ma che rischia anche di trasformare la Provincia in un luogo dove gli equilibri tra i potenti vengono prima delle esigenze dei cittadini.
Del resto, nella politica savonese, i presidenti passano, le maggioranze cambiano, le liste nascono e scompaiono. Le aree d’influenza, invece, sembrano godere di ottima salute.
E ai cittadini, che questa volta non potranno nemmeno votare, non resta che sperare che, una volta sistemate tutte le pedine sulla scacchiera, qualcuno trovi finalmente il tempo di occuparsi anche della Provincia reale.
Quella delle strade, dei ponti, delle scuole e dei problemi quotidiani.
Perché il territorio non è un feudo. E la Provincia non dovrebbe essere il premio di una partita tra padrini politici.

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