La Giunta immobile”… Otto mesi dopo l’incendio del palazzo del Comune di Savona (Il video di Francesco Zanardi)

Un intero condominio scampato alla morte per una fatalità e per l’immediato intervento dei vigili del fuoco. Questo grazie al fatto che fosse giorno e l’ora di pranzo. Cosa che ha permesso ai condomini di accorgersi e dare l’allarme.

Se l’incendio fosse divampato di notte, nessuno avrebbe avuto scampo a causa di gravissime inadempienze da parte del proprietario e del gestore dell’immobile, dove ancora oggi vanta gravissime carenze preventive, a partire come vedremo, dalla mancanza di estintori. Ma questo è il meno, in quanto nessuno li avrebbe potuti usare.

Questo perché l’unica via di uscita, la scala, era sigillata per 6 piani da lastroni di vetro come questo, che impedivano oltre la rottura da parte dei condomini, la fuoriuscita dei fumi, trasformando come è accaduto, l’intera scala in una canna fumaria, i cui fumi trovavano come unico sfogo, le fessure delle porte di ingresso degli appartamenti, trasformandoli in pochi minuti in camere a gas.

Come accadde già nel 2016, quando un modesto focolaio scaturito nella tromba dell’ascensore, diede modo di evidenziare la gravità della situazione. Situazione che fu ignorata da chi aveva il dovere e la responsabilità di intervenire, sanando la situazione, ma non lo ha fatto e che oggi è imputabile dei reati riconducibili all’art. 40 comma secondo che recita…..

Gli stessi pompieri intervenuti per spegnere l’incendio, per poter intervenire hanno dovuto indossare i respiratori in quanto la tromba delle scale era impraticabile, la visibilità, come si vede nel video, era pari a 0 tanto che il primo intervento dei vigili del fuoco è stato quello rompere proprio quei lastroni di vetro che hanno per la seconda volta in pochi anni, i 6 piani del palazzo in una canna fumaria che trovava come unico sfogo, le fessure delle porte degli stessi appartamenti, invadendoli dal fumo.

Le ipotesi di reato che si aggiungono, oltre l’art 40 comma secondo, spaziano dal Art. 449 c.p.incendio colposo al l’art. 423 c.p. incendio doloso.

Ovviamente lo deciderà la Procura, tuttavia, dagli atti che ho acquisito possiamo già farci un’idea di chi abbia tentato di evitare l’evento, e di chi invece tutt’ora sembra non dare alcun peso ai fatti.

Gli interlocutori sono da una parte l’Ente gestore del palazzo = ARTE

Dall’altra il proprietario del palazzo = il Comune di Savona e in particolare proprio la giunta oggi in carica.

Come leggiamo dagli atti infatti, ARTE spiega in questo passaggio della sua relazione, che nel verbale di ricognizione datato 04/03/25, ovvero un anno prima dell’incendio, il comune e l’ente gestore prendevano atto della necessità di un intervento straordinario per rifare; FACCIATE – DELLA COPERTURA – SERRAMENTI E PERSIANE – E DEL RIFACIMENTO PROPRIO DEL VANO SCALE, in questo caso dimostratosi quello più critico.

Criticità notevoli tanto che a titolo di “rassicurazione”… Ricordiamo che questo atto scritto dopo l’incendio, per relazionare all’AG le condizioni dell’immobile, punta ovviamente a minimizzare, infatti nell’atto rassicura, se così si può dire, che ARTE provvede agli interventi in caso di immediato pericolo… Frase che fa riflettere non poco sullo stato di abbandono e che se uniamo al fatto che già un anno prima, in assenza dell’incendio, ente gestore ARTE e proprietario COMUNE erano già arrivati alla conclusione che si dovesse rifare un massiccio intervento di manutenzione, immaginate la necessità dopo l’incendio dello scorso febbraio.

Invece no, la giunta pensa alla campagna elettorale, ai 16 milioni per ristrutturare l’ex carcere di s agostino lasciando palazzo e condomini tra feci di piccioni, scarafaggi, allagamenti ogni volta che piove, ma soprattutto senza infissi, che durante l’inverno sono già diventati un problema per i condomini esposti al freddo e a notevoli spese aggiuntive per potersi riscaldare… tralasciamo pure la totale mancanza di decoro che troviamo nella scala condominiale ecc.

Ci auguriamo che almeno il comune di savonaverrà incontro agli inquilini con un sostanzioso bonus per il riscaldamento in quanto i serramenti di ingresso degli appartamenti non solo sono in plastica, ma anche tutti deformati, quindi l’aria proveniente dalle scale purtroppo avrà un peso notevole sul clima all’interno degli alloggi.

In sostanza dopo l’incendio non è stato fatto nulla, tranne il ripristino della corrente elettrica, la scala è rimasta come era, le vetrate non sono state ripristinate e persino il quadro elettrico condominiale, come vedete nell’immagine, è pericolosissimo in quanto a 8 mesi dall’incendio, anche lui ha ancora fili scoperti ed è privo di una copertura che eviti che qualcuno riattaccando la corrente in casa resti folgorato…

Anche queste sono omissioni che in caso di una disgrazia si riconducono all’art. 40 comma secondo di cui parlavo prima.

Ne parlavo proprio perché ARTE, nella sua bella relazione alla procura che leggevo prima, ha omesso di dire in sua tutela e in riferimento all’incendio, una serie di cose che avrebbero potuto incriminarla insieme al Comune di savona, per reati omissivi.

Cose che invece ci raccontano non solo gli inquilini del condominio, che più volte avevano segnalato i pericoli ad ARTE.

Cose che ci raccontano anche i vigili del fuoco, nel loro verbale d’intervento nel quale non solo ritengono che l’incendio non sia affatto accidentale, ma probabilmente doloso, ma sottolineano anche che il rogo è scoppiato a causa di materiali che l’ente gestore aveva lasciato con incuranza nella scala. Proprio il materiale da cui è nato il rogo.

Materiale che, sempre stando al verbale, ARTE sapeva fosse in stato di abbandono per via del fatto che proprio due giorni prima aveva provveduto, con l’intervento dei vigili urbani di savona, a cacciare delle persone che occupavano abusivamente proprio l’appartamento di fronte al quale era accatastato quel mobilio andato a fuoco. Mobilio che era già stato segnalato più volte anche dagli stessi condomini, rimasti però inascoltati.

Un’omissione che se l’incendio fosse scoppiato di notte anziché di giorno, non avrebbe lasciato scampo a chi abita nel palazzo.

Attendiamo l’esito delle indagini della procura, che senza dubbi terrà conto dell’infinità di omissioni tutt’ora in atto, che malgrado quanto accaduto, continuano a rappresentare un pericolo costante per chi vi abita.

Ma nell’attesa, un paio di domande le facciamo anche al sindaco Marco Russo e alla giunta in carica, che qualche risposta, la deve doverosamente dare …

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