Il nuovo decoro savonese: i gabbioni per i sacchi.

A Savona il vento non si combatte: si ingabbia.
È questa l’ultima, geniale trovata per risolvere il problema dei sacchi di plastica che volano liberi come gabbiani dopo il porta a porta. Altro che prevenzione, organizzazione, buon senso: arrivano i gabbioni metallici anti-vento.

 Gabbie per sacchetti, per mastelli ribelli, per l’idea stessa di decoro urbano.

Secondo una rapida e rudimentale ricerca su Internet – roba alla portata di qualunque cittadino armato di mouse – ogni gabbione costa tra i 100 e i 200 euro.
Poca cosa? Dipende. Se li sommiamo al milione abbondante già bruciato in questo disastroso esperimento di raccolta rifiuti, diventano l’ennesima manciata di soldi pubblici buttati dentro… una gabbia.

Nel frattempo:

  • altri parcheggi spariscono, sacrificati sull’altare del “contenimento”;

  • i sacchi restano in strada;

  • il vento resta vento (ostinato, per giunta);

  • il decoro… resta una parola buona per le conferenze stampa.

La scena è surreale: file di bidoni condominiali, archetti, catenelle, gabbioni. Manca solo il custode con il fischietto.
E l’idea che tutto questo sia presentato come soluzione fa quasi tenerezza.

C’è poi un dettaglio tecnico che nessuno sembra voler affrontare:
cosa succede quando il gabbione è pieno?
I sacchetti, compressi ma leggeri, non faranno comunque “vela”?
E se il vento decidesse di ribaltare tutto, ci troveremmo davanti a un nuovo sport cittadino: il lancio del gabbione?

Questa sarebbe la tanto sbandierata “città più ordinata”?
Davvero il concetto di decoro urbano si riduce a ingabbiare i problemi invece di risolverli?

Savona, un tempo, aveva i cassonetti. Brutti, certo, ma immobili.
Oggi ha sacchi volanti, bidoni incatenati, gabbie metalliche e parcheggi in meno.
Il tutto condito da polemiche, disagi e una sensazione sempre più diffusa:
non stiamo migliorando la città, stiamo solo aggiungendo ferraglia.

Aspettiamo fiduciosi il prossimo passo.
Forse reti anti-gabbiano.
O magari un bel cartello: “Attenzione: rifiuti in gabbia, ma il problema è libero”.

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