Il cuculo di Savona e l’arte di scaricare le colpe

C’è un uccello, nei manuali di etologia, che viene sempre citato come esempio di genitorialità… alternativa.
È il cuculo.

Il cuculo non costruisce il nido. Non cresce i propri piccoli.
Depone l’uovo nel nido altrui, poi sparisce.
Quando il pulcino nasce, spinge fuori dal nido gli altri, reclama cibo a voce sempre più alta e, se qualcosa va storto, la colpa è del nido che lo ospita.

Ora, immaginiamo Savona come una grande voliera urbana.

L’amministrazione comunale, nella nostra favola, è il cuculo:
non progetta un sistema di raccolta rifiuti funzionale,
non lo adatta alla realtà sociale,
non ascolta i nidi (condomini, anziani, lavoratori, operatori).

Si limita a deporre l’uovo:
il porta a porta.

Poi vola via.

Quando il sistema scricchiola, quando i sacchetti volano nel Letimbro, quando i bidoni si rompono, quando i cittadini non capiscono, quando i lavoratori sono allo stremo…
il cuculo torna sul ramo più alto e canta:

“Il problema siete voi.”

Non il progetto.
Non l’organizzazione.
Non la comunicazione.
Non il controllo.

No: il nido è sbagliato.

Il cittadino diventa così un uccello adottivo colpevole:
– se sbaglia, viene multato
– se protesta, è incivile
– se chiede spiegazioni, non ha capito
– se segnala problemi, “strumentalizza”

Esattamente come il pulcino di cuculo, il sistema cresce occupando spazio, spingendo fuori tutto il resto: decoro, buon senso, collaborazione.
E pretende di essere nutrito a prescindere, con obbedienza e silenzio.

Nel frattempo, il cuculo istituzionale non scende mai dal ramo per vedere se il nido è rotto, se piove dentro, se manca il cibo.
Guarda dall’alto, e se qualcosa cade… emette una circolare.

La morale della favola non è che i cittadini siano cattivi uccelli.
È che nessun nido regge a lungo se chi depone l’uovo rifiuta ogni responsabilità genitoriale.

E prima o poi, anche il più paziente degli uccelli adottivi smette di nutrire il cuculo.
O, più semplicemente, inizia a cambiare albero.

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