Energia, sogni verdi e vecchie ambiguità: il piano della regione che promette tutto (e chiarisce poco)

Un Via libera al nuovo Piano Energetico Ambientale: rinnovabili al centro, ma tra nucleare, rigassificatori e ritardi resta più di un dubbio.

C’è sempre un momento in cui la politica ama raccontarsi bene.

Quel momento, in Liguria, si chiama oggi Piano Energetico Ambientale Regionale.

Dopo oltre cinque ore di discussione in consiglio regionale, arriva il via libera a un documento che dovrebbe guidare la transizione energetica fino al 2030. Un piano ambizioso, almeno sulla carta: più fotovoltaico, ammodernamento dell’eolico esistente, sviluppo delle biomasse e perfino un’apertura alla ricerca sul nucleare di nuova generazione.  

Detta così, sembra quasi una rivoluzione.

Peccato che la realtà, come sempre, sia un po’ più complicata

La Liguria rincorre, non guida

Il piano nasce con l’obiettivo di allineare la regione agli standard europei sulla decarbonizzazione e aumentare la produzione energetica, con un incremento stimato di circa un gigawatt.  

Tradotto: siamo indietro e dobbiamo correre.

E infatti i numeri lo confermano. La Liguria parte da una posizione fragile sulle rinnovabili e punta a recuperare terreno entro il 2030 con obiettivi che oscillano attorno al miliardo di watt installati.  

Ma qui nasce la prima crepa: quando parti in ritardo, non basta promettere. Serve dimostrare.

Rinnovabili sì… ma con il freno a mano

Il piano parla chiaro: sì all’eolico, ma “con cautela” sui nuovi impianti.  

E allora viene da chiedersi: come si fa a crescere davvero se già si mettono i paletti prima ancora di partire?

Il rischio è il solito: grandi annunci, piccoli risultati.

Un copione già visto, soprattutto in Liguria, dove ogni progetto energetico si trasforma in una battaglia tra territori, comitati e politica.

Il convitato di pietra: il nucleare

E poi c’è lui, il grande ritorno: il nucleare “di nuova generazione”.

Non una scelta esplicita, certo. Ma nemmeno un tabù.

Una porta lasciata socchiusa, giusto per non scontentare nessuno.

Il problema è che così si resta nel limbo:

né favorevoli né contrari, né chiari né coerenti.

E la politica, quando non sceglie, in realtà sta scegliendo eccome: sta scegliendo di non esporsi.

Rigassificatori e contraddizioni

Nel dibattito è emersa anche una richiesta chiara: togliere il rigassificatore dal piano.  

Segno evidente che sotto la superficie “verde” restano tutte le contraddizioni di sempre.

Perché la verità è semplice: non puoi parlare di transizione ecologica e allo stesso tempo continuare a tenere aperte tutte le porte, anche quelle più controverse.

Il vero nodo: la fiducia

Il punto non è il piano.

Il punto è chi lo deve realizzare.

Perché mentre si votano strategie ambiziose, arrivano anche critiche pesanti: fondi non utilizzati, obiettivi mancati, ritardi cronici nella pianificazione energetica.  

E allora la domanda diventa inevitabile: questa volta sarà diverso

Il nuovo Piano Energetico Regionale è un documento pieno di buone intenzioni.

Forse anche troppe.

Dentro c’è tutto: rinnovabili, innovazione, prudenza, perfino il nucleare.

Ma proprio per questo rischia di essere un piano che non esclude nulla… e quindi non decide davvero niente.

Perché alla fine, tra transizione ecologica e consenso politico, c’è sempre una linea sottile.

E in Liguria, come spesso accade, quella linea sembra più un equilibrio precario che una scelta coraggiosa.

E il dubbio resta lì, sospeso: non è che anche questa volta, più che un piano energetico, abbiamo approvato un piano elettorale?

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