Cortemilia alza la voce: il Piemonte dice no all’inceneritore in Val Bormida (con i servizi del TG3 Piemonte e Liguria)

La Valle Bormida non è ancora stata scelta come sede del futuro inceneritore ligure, ma il territorio che si trova oltre il confine amministrativo si sta già organizzando per far sentire la propria contrarietà. E lo sta facendo con una compattezza che difficilmente può essere ignorata.

L’incontro che si è svolto a Cortemilia, promosso dalla Provincia di Cuneo, ha riunito una quarantina tra sindaci, amministratori locali, rappresentanti delle associazioni agricole e ambientaliste. Un appuntamento che, almeno nelle intenzioni degli organizzatori, aveva l’obiettivo di fare il punto sulla situazione. Ma che si è trasformato rapidamente in qualcosa di più: la nascita di un fronte territoriale contrario all’ipotesi di un inceneritore in Valle Bormida.

Il messaggio emerso dalla serata è stato chiaro. I rappresentanti del Cuneese chiedono di essere coinvolti in ogni passaggio della procedura e rivendicano il diritto di esprimere il proprio parere su un’opera che, pur sorgendo eventualmente in Liguria, avrebbe inevitabili ricadute ambientali, economiche e sociali anche sui territori piemontesi confinanti.

Il presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo, ha annunciato l’intenzione di aprire un confronto diretto sia con la Provincia di Savona sia con la Regione Liguria, per rappresentare in maniera unitaria le preoccupazioni emerse durante il vertice.

Dietro questa mobilitazione c’è anche la memoria storica di un territorio che per decenni ha convissuto con pesanti problemi ambientali e industriali. Ex Acna, inquinamento, bonifiche, crisi industriali: nomi e vicende che continuano a pesare nell’immaginario collettivo della valle. Per molti amministratori piemontesi l’idea di aggiungere un nuovo grande impianto industriale viene percepita come un rischio da evitare.

La questione, però, pone anche un interrogativo politico interessante. Se da una parte il territorio piemontese si sta organizzando per dire no, dall’altra la Regione Liguria continua a sostenere la necessità di dotarsi di un impianto che permetta di chiudere il ciclo dei rifiuti senza dipendere da altre regioni o dall’estero.

Due esigenze che rischiano di entrare inevitabilmente in collisione.

Da una parte c’è la richiesta di autosufficienza impiantistica avanzata dalla Liguria. Dall’altra c’è la preoccupazione di chi teme che il prezzo ambientale possa essere pagato ancora una volta dalla Valle Bormida.

Il dato politico più significativo emerso da Cortemilia è forse proprio questo: il fronte del no non riguarda più soltanto comitati e associazioni ambientaliste. Oggi coinvolge amministrazioni comunali, organizzazioni agricole, rappresentanti economici e istituzioni provinciali.

Un fronte ampio che, indipendentemente da quale sarà la scelta finale della Regione Liguria, è destinato a pesare nel dibattito dei prossimi mesi.

Perché se l’inceneritore dovrà davvero sorgere in Val Bormida, appare ormai evidente che il confronto non sarà soltanto ligure. Sarà una partita che coinvolgerà due regioni e un intero territorio che chiede di essere ascoltato prima che le decisioni vengano prese.

 

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