C’è una grande opera che da anni aleggia tra Savona e Albisola come una promessa sempre rimandata: l’Aurelia bis. Doveva essere la soluzione al traffico della costa, il collegamento moderno tra l’autostrada, il porto e l’area di corso Ricci. Invece continua a trasformarsi in una storia fatta di cantieri sospesi, ricorsi legali e interrogativi che si accumulano.
Proprio mentre sembrava riaprirsi uno spiraglio per la ripartenza dei lavori, arriva un nuovo capitolo giudiziario. L’impresa ICI – Italiana Costruzioni Infrastrutture, estromessa dall’appalto dopo il fallimento della procedura di concordato preventivo, ha deciso di impugnare la decisione del Tribunale di Roma che aveva respinto la richiesta. Un ricorso che, almeno sul piano formale, rischia di complicare ulteriormente una vicenda già lunga e tortuosa.
Nel frattempo l’ANAS e la struttura commissariale stanno cercando di rimettere in moto la macchina dei lavori. I tecnici della società che dovrebbe subentrare nell’appalto hanno iniziato le prime verifiche sul cantiere: sopralluoghi tecnici per capire cosa sia stato effettivamente realizzato, cosa debba essere rifatto dopo mesi di fermo e quali opere siano ancora completamente da costruire.
Ma la realtà che emerge dal cantiere racconta una situazione tutt’altro che semplice.
Un cantiere lasciato a metà
Il tempo non è passato invano. Le aree di lavoro sono ferme da mesi e gli effetti dell’abbandono sono visibili.
A Savona, in particolare nelle zone di Luceto e corso Ricci, sono ancora presenti grandi cumuli di materiale proveniente dallo scavo delle gallerie. I teli che avrebbero dovuto coprirli sono ormai deteriorati o strappati dal vento e dalle intemperie.
Per i residenti non è solo una questione estetica. Quei depositi di materiale, esposti da tempo agli agenti atmosferici, rappresentano una fonte di preoccupazione per la qualità dell’aria e per la dispersione di polveri. È uno dei tanti aspetti che dimostrano come un’opera incompiuta non sia mai neutrale per il territorio.
Quando i cantieri si fermano, il paesaggio resta sospeso: mezze infrastrutture, materiali accatastati, aree interdette. E il conto lo pagano sempre i cittadini.
I tempi che si allungano
L’idea della struttura commissariale è di procedere comunque con il nuovo affidamento dei lavori, portando avanti l’iter tecnico mentre la vicenda giudiziaria segue il suo corso. Ma tra verifiche tecniche, aggiornamenti progettuali e possibili contenziosi, il rischio di ulteriori rallentamenti non può essere escluso.
Chi conosce la storia delle grandi opere italiane sa che quando entrano in gioco fallimenti, concordati e ricorsi amministrativi, il calendario tende ad allungarsi rapidamente.
Il nodo dei lavoratori
Nel mezzo restano anche le maestranze che lavoravano sul cantiere. Oggi sono rimasti pochi dipendenti tra operai e personale amministrativo, in attesa di capire se il nuovo appaltatore applicherà la cosiddetta clausola sociale, che dovrebbe consentire il loro riassorbimento.
È uno dei tanti aspetti concreti di una vicenda che spesso viene raccontata solo come una questione burocratica.
Una promessa lunga anni
L’Aurelia bis non è un progetto qualunque. Da decenni viene indicata come l’infrastruttura capace di alleggerire il traffico sulla vecchia Aurelia, migliorare i collegamenti con il porto di Savona e creare un accesso più diretto alla città dall’autostrada.
Eppure, tra rinvii, problemi finanziari e cantieri a singhiozzo, la sensazione diffusa tra i cittadini è quella di assistere all’ennesima opera pubblica entrata nella lunga categoria delle infrastrutture promesse ma mai davvero completate.
Nel frattempo il traffico continua a scorrere sulla vecchia strada costiera, tra semafori, rotonde e code quotidiane.
La domanda che molti si fanno, a questo punto, è semplice:
l’Aurelia bis riuscirà davvero a uscire dalla palude dei cantieri eterni o resterà l’ennesima storia italiana fatta di progetti, annunci e attese senza fine?






