Roberto Arboscello, consigliere regionale del PD, è ormai un maestro riconosciuto in un’arte tutta politica: quella dell’arrampicata senza imbrago, rigorosamente sulle funivie ferme.
Qualche mese fa, infatti, lo stesso Arboscello regalava un inaspettato endorsement all’ex senatore Ripamonti, oggi subcommissario: “Seppur nella distanza politica che ci separa, ho sempre apprezzato l’impegno e la concretezza sui temi legati al nostro territorio. Ricordo l’impegno e la collaborazione avuta sul tema funivie ad esempio”.
Parole di stima, addirittura di apprezzamento per “l’impegno e la concretezza” del collega di centrodestra. Sembrava quasi un incoraggiamento alla carriera, una carezza in pieno volto politico, di quelle che fanno notizia perché lasciano di stucco i compagni di partito.
Oggi invece lo stesso Arboscello scopre che le funivie non funzionano da sei anni, che i cinquanta milioni promessi non esistono e che i lavoratori restano appesi – ma senza cabine. E allora giù accuse roventi: fallimento del commissario Bucci, incapacità del centrodestra, mancanza di chiarezza. Un copione già scritto, recitato con voce rotta dall’indignazione… dimenticando però che pochi mesi prima stringeva la mano al “nemico politico” e ne lodava l’operato proprio sul tema funivie.
Il risultato? Un paradosso da manuale: Arboscello oggi tuona contro quelli che ieri indicava come esempi di concretezza. Il problema non è solo la contraddizione, ma la memoria corta, quella che pretende di dimenticare in fretta ciò che si è detto appena ieri.
Intanto i lavoratori aspettano, i camion intasano i centri abitati, e le funivie marciscono. In questa farsa, l’unica cosa che funziona senza interruzioni è il teatrino politico: quello sì, alimentato da promesse, interrogazioni parlamentari e indignazioni a comando.
Forse, prima di chiedere le dimissioni di altri, Arboscello dovrebbe guardarsi allo specchio e chiedersi se un po’ di coerenza non sarebbe la prima vera infrastruttura da ricostruire in Liguria.






