
A Savona, si sa, ci sono sveglie che non suonano con la puntualità di una volta. Alcune restano silenziose per anni davanti ai problemi più evidenti, poi improvvisamente trillano forte quando all’orizzonte compaiono le elezioni.
È il caso dell’ospedale San Paolo e dell’intervento duro del sindaco Marco Russo contro il nuovo Piano Organizzativo Aziendale: taglio di primariati, posti letto in diminuzione, Medicina interna ridimensionata, chirurgia della mano penalizzata, rischio di indebolire la rete oncologica savonese. Parole nette, finalmente. Parole che, prese una per una, sono difficili da contestare.
Il problema è che arrivano dopo un lungo periodo nel quale a combattere quasi da soli sono stati gli “Amici del San Paolo”, il comitato guidato da Gianpiero Storti. Sette anni di riunioni, dibattiti, documenti, battaglie e sedicimila firme raccolte. Un lavoro civile che ha contribuito a difendere Cardiologia interventistica, Malattie infettive, Chirurgia della mano, Breast Unit, angiografo e centro ictus.
Eppure, al momento dello scioglimento dell’associazione, Storti era stato chiarissimo: un comitato non può sostituirsi a chi è stato eletto per rappresentare i cittadini. Ai sindaci e alla politica, aveva ricordato, spetta l’onere di portare a compimento quelle richieste.
Parole amare, soprattutto perché accompagnate dalla denuncia di una diffusa indifferenza: nella cittadinanza, in settori della sanità e, soprattutto, nelle istituzioni. Non certo un’impressione nata dal nulla. L’angiografo acquistato nel 2021 resta utilizzabile solo in fasce orarie limitate; per il centro ictus continuano trasferimenti verso Pietra Ligure anche nei casi nei quali Savona sarebbe più vicina e utile; nel frattempo il presidio continua a perdere funzioni e letti.
Quando gli Amici del San Paolo hanno chiuso, il sindaco aveva ringraziato il comitato, sostenendo però di non condividere il suo bilancio negativo e parlando di “uno scenario probabilmente diverso”. Una formula elegante, ma assai poco rassicurante per chi vedeva già allora l’ospedale perdere pezzi.
Oggi quello scenario è diventato molto concreto: tre primariati storici – Malattie infettive, Anatomia patologica e Radioterapia – rischiano di essere spostati altrove; Medicina interna passerebbe da due divisioni a una; oltre cinquanta posti letto risultano già persi tra i tagli e i mancati ripristini. E il San Paolo, che tratta ogni anno più casi oncologici chirurgici di Imperia e Sanremo messi insieme, rischia di diventare sempre meno attrattivo per medici, infermieri e tecnici.
Ben venga dunque l’attacco del sindaco Russo e ben venga la richiesta di rivedere subito il POA. Ma è inevitabile domandarsi dove fosse questa stessa energia quando Storti e il suo comitato chiedevano ascolto, mobilitazione e una difesa quotidiana dell’ospedale.
Non basta alzare la voce quando il danno è già scritto nelle bozze. Un sindaco dovrebbe farlo prima: quando chi difende il San Paolo è ancora in piedi, non dopo che si è arreso per stanchezza e solitudine.
L’ospedale non è un argomento da campagna elettorale. È il luogo dove i savonesi vanno quando hanno paura, quando stanno male, quando non possono aspettare. E meriterebbe una politica altrettanto presente anche lontano dalle urne.






