
Sembrava tutto deciso. L’allargamento della squadra di governo regionale, voluto dal presidente per riequilibrare i pesi interni alla maggioranza, doveva portare un assessorato in più alla Lega e uno a Forza Italia, oltre al passaggio della vicepresidenza dalla lega a Fratelli d’Italia, con l’ipotesi di affidarla all’assessora Simona Ferro.
Lo schema noto era semplice: in giunta sarebbero entrati il leghista Alessio Piana – oggi consigliere delegato – (con Sandro Garibaldi pronto a subentrare in Consiglio) e il forzista Angelo Vaccarezza, al quale, in caso di promozione, sarebbe succeduto Eraldo Ciangherotti.
Una partita che avrebbe ricomposto equilibri, soddisfatto richieste, e distribuito poltrone secondo il manuale della politica regionale.
Poi però è arrivato il presidente Marco Bucci e le sue dichiarazioni sono cadute come un sasso nello stagno:
«Mi piacerebbe che in giunta entrasse almeno una donna. Ad oggi ce n’è solo una.»
Una frase, e lo scenario è cambiato.
Da quel momento, la “casella Vaccarezza” non è più data per scontata. La richiesta di una quota rosa aggiuntiva ha riaperto trattative, veti incrociati e valutazioni interne ai partiti. Ed è così che, sul tavolo, sono cominciati a circolare nomi completamente diversi.
I profili femminili considerati:
- Paola Girdinio, manager e accademica, già presidente di Start 4.0: credenziale tecnica forte, nome gradito a una parte del centrodestra moderato.
- Paola Bordilli, consigliera comunale della Lega a Genova, già assessora al Commercio: esperienza amministrativa solida, ma sarebbe una scelta che rafforza la componente Salvini.
- Caterina Volpe, avvocata, oltre 600 preferenze alle ultime comunali: figura giovane e considerata “in crescita”.
- Ilaria Caprioglio, ex sindaca di Savona: un nome che rimette in gioco equilibri provinciali –e non sarebbe una scelta neutra.
Vaccarezza, per il momento, resta in attesa. Ufficialmente nulla è stato stracciato. Ufficiosamente, la sua nomina è entrata nella categoria dei “forse, se si trova un equilibrio”.
La verità è che il dilemma è politico, non simbolico: accontentare gli alleati o evitare una giunta troppo maschile? Premiare la fedeltà o l’immagine? Tenere Savona dentro o redistribuire verso Genova?
Tutto è ancora aperto.
Anche perché, come spesso accade in Liguria, le decisioni definitive arrivano solo quando sembrano già prese.
Per ora, dunque, non resta che attendere — con un occhio ai nomi, e l’altro ai rapporti di forza.






