Una quota rosa al posto di Vaccarezza: la partita per la nuova giunta regionale si riapre

Paola Girdinio, Paola Bordilli, Caterina Volpe, Ilaria Caprioglio

Sembrava tutto deciso. L’allargamento della squadra di governo regionale, voluto dal presidente per riequilibrare i pesi interni alla maggioranza, doveva portare un assessorato in più alla Lega e uno a Forza Italia, oltre al passaggio della vicepresidenza dalla lega a Fratelli d’Italia, con l’ipotesi di affidarla all’assessora Simona Ferro.

Lo schema noto era semplice: in giunta sarebbero entrati il leghista Alessio Piana – oggi consigliere delegato – (con Sandro Garibaldi pronto a subentrare in Consiglio) e il forzista Angelo Vaccarezza, al quale, in caso di promozione, sarebbe succeduto Eraldo Ciangherotti.

Una partita che avrebbe ricomposto equilibri, soddisfatto richieste, e distribuito poltrone secondo il manuale della politica regionale.

Poi però è arrivato il presidente Marco Bucci  e le sue dichiarazioni sono cadute come un sasso nello stagno:

«Mi piacerebbe che in giunta entrasse almeno una donna. Ad oggi ce n’è solo una.»

Una frase, e lo scenario è cambiato.

Da quel momento, la “casella Vaccarezza” non è più data per scontata. La richiesta di una quota rosa aggiuntiva ha riaperto trattative, veti incrociati e valutazioni interne ai partiti. Ed è così che, sul tavolo, sono cominciati a circolare nomi completamente diversi.

I profili femminili considerati:

  • Paola Girdinio, manager e accademica, già presidente di Start 4.0: credenziale tecnica forte, nome gradito a una parte del centrodestra moderato.
  • Paola Bordilli, consigliera comunale della Lega a Genova, già assessora al Commercio: esperienza amministrativa solida, ma sarebbe una scelta che rafforza la componente Salvini.
  • Caterina Volpe, avvocata, oltre 600 preferenze alle ultime comunali: figura giovane e considerata “in crescita”.
  • Ilaria Caprioglio, ex sindaca di Savona: un nome che rimette in gioco equilibri provinciali –e non sarebbe una scelta neutra.

Vaccarezza, per il momento, resta in attesa. Ufficialmente nulla è stato stracciato. Ufficiosamente, la sua nomina è entrata nella categoria dei “forse, se si trova un equilibrio”.

La verità è che il dilemma è politico, non simbolico: accontentare gli alleati o evitare una giunta troppo maschile? Premiare la fedeltà o l’immagine? Tenere Savona dentro o redistribuire verso Genova?

Tutto è ancora aperto.

Anche perché, come spesso accade in Liguria, le decisioni definitive arrivano solo quando sembrano già prese.

Per ora, dunque, non resta che attendere — con un occhio ai nomi, e l’altro ai rapporti di forza.

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