Stadio Bacigalupo, quattro anni di promesse e uno stadio ancora da recuperare. Rossello aspetta il 70%, Savona aspetta i lavori

Dalla promessa di una rapida riapertura nel 2022 ai finanziamenti regionali del 2026: il Bacigalupo resta al centro di annunci, rinvii e polemiche. La Regione offre il 50%, l’assessore allo Sport Francesco Rossello lamenta che normalmente viene concesso il 70%. Ma la domanda è un’altra: perché, dopo quattro anni, il Comune non è ancora riuscito a mettere in moto il recupero dello stadio?

C’era una volta lo stadio Bacigalupo. C’era una volta una squadra che rappresentava la città. E c’era una volta, nell’aprile del 2022, un assessore allo Sport, Francesco Rossello, che annunciava la volontà di riaprire rapidamente l’impianto, rinviando a un secondo momento gli interventi più importanti.
Sono trascorsi quattro anni e mezzo. Il Bacigalupo è ancora in condizioni di degrado e la sua riqualificazione continua a essere un progetto da finanziare, programmare, modificare e, soprattutto, realizzare.
Nel frattempo sono cambiati i progetti, le cifre, le procedure e le spiegazioni. Non è cambiato il risultato: Savona continua ad aspettare il suo stadio.
E pensare che nel 2022 l’amministrazione aveva ipotizzato interventi essenziali per circa 300 mila euro, accompagnati da un bando per la gestione dell’impianto. Una strada che non portò alla soluzione sperata, tanto che i bandi andarono deserti e il Comune dovette rivedere il proprio percorso.

La Regione mette i soldi, Rossello guarda la percentuale

L’ultima puntata di questa vicenda ha quasi del surreale.
La Regione Liguria ha annunciato finanziamenti per quasi quattro milioni di euro destinati alla riqualificazione di cinque impianti sportivi: Genova, Cairo Montenotte, Borgio Verezzi, Noli e Sestri Levante.
Il Bacigalupo non compare nell’ultimo elenco.
Non perché la Regione abbia negato ogni disponibilità economica, ma perché il finanziamento per Savona, previsto attraverso il Fondo Strategico Regionale, è rimasto fermo alla fase degli adempimenti necessari.
Il progetto savonese vale circa tre milioni di euro. La Regione si è dichiarata disponibile a finanziarne il 50%, circa un milione e mezzo, mentre il Comune dovrebbe coprire la restante metà.
Rossello, però, ha fatto osservare che normalmente il contributo regionale arriva al 70%.
E qui nasce una domanda piuttosto semplice: davanti alla disponibilità di un milione e mezzo di euro, la priorità doveva essere contestare la percentuale oppure trovare rapidamente la copertura mancante per far partire l’intervento?
Naturalmente il passaggio dal 70 al 50% non è una differenza trascurabile: significa circa 600 mila euro in più a carico delle casse comunali.
Ma amministrare significa anche affrontare gli imprevisti, modificare i programmi, individuare le risorse e assumersi delle responsabilità.
Non soltanto spiegare perché le cose diventano complicate.

La comunicazione di aprile e quei mesi trascorsi inutilmente

Ed è proprio la questione dei tempi a rendere particolarmente discutibile la gestione dell’intera vicenda.
Già il 22 aprile 2026 Rossello dichiarava pubblicamente di aver ricevuto dalla Regione una comunicazione che invitava il Comune a riformulare la richiesta di finanziamento sulla base del 50%, anziché del 70%.
L’assessore annunciava che sarebbe stato necessario rivedere il piano delle opere pubbliche e trovare la copertura finanziaria mancante.
Dunque il problema non è stato scoperto alla fine di ottobre. Era conosciuto da oltre sei mesi.
Secondo le considerazioni tecniche che ci sono state sottoposte, la rimodulazione finanziaria risultava già nota dal 31 marzo, con la relativa ripartizione dell’esigibilità della spesa.
Nel frattempo il Comune ha effettuato variazioni di bilancio e applicato avanzo di amministrazione per altre necessità.
Perché non è stata individuata una soluzione anche per il Bacigalupo?
Perché non si è proceduto tempestivamente ad aggiornare gli strumenti di programmazione?
E soprattutto, se l’intenzione era già quella di ricorrere a un mutuo, perché non predisporre prima gli atti necessari?
Il piano triennale delle opere pubbliche, infatti, non è un documento intoccabile fino al successivo bilancio di previsione. Può essere modificato durante l’anno, naturalmente rispettando le procedure e gli equilibri finanziari previsti dalla legge.
Rossello ha spiegato che il piano sarà aggiornato in occasione del bilancio tecnico, a dicembre. Ma resta da chiarire perché non sia stata percorsa prima la strada di una variazione.
È un interrogativo amministrativo preciso, al quale sarebbe opportuno rispondere con date, atti e documenti, anziché con nuove dichiarazioni di principio.

Anche dalla Regione arriva una contestazione precisa

A complicare il quadro è intervenuto Rocco Invernizzi, capogruppo regionale di Fratelli d’Italia.
Secondo la sua ricostruzione, il Comune aveva formalmente riconosciuto il 28 luglio la disponibilità regionale a finanziare il 50% dell’intervento, ma non avrebbe trasmesso in tempo la documentazione necessaria a dimostrare l’impegno finanziario comunale.
Per questa ragione il Bacigalupo non sarebbe stato inserito nell’ultima approvazione dei finanziamenti.
È la posizione espressa da Invernizzi, che va distinta da una verifica indipendente degli atti amministrativi. Ma pone un problema concreto: quali documenti mancavano e perché non sono stati predisposti nei tempi richiesti?
La Regione, dal canto suo, dovrebbe spiegare anche perché a Savona sia stato proposto il 50%, mentre altri interventi hanno beneficiato del 70%.
Le responsabilità istituzionali vanno chiarite da entrambe le parti.
Ma una cosa è certa: il confronto sulle percentuali non ha ancora restituito alla città il suo stadio.

Il mutuo trentennale: una possibilità da valutare tre anni fa

C’è poi un’altra questione che merita attenzione.
Da tempo era stata avanzata l’ipotesi di ricorrere a un mutuo trentennale per finanziare la riqualificazione del Bacigalupo.
Una soluzione che avrebbe naturalmente comportato costi finanziari e impegni pluriennali, ma che avrebbe potuto consentire una programmazione più stabile dell’intervento.
Non possiamo sapere se, adottando quella strada tre anni fa, oggi lo stadio sarebbe già terminato. Sarebbe necessario conoscere progetti, costi, tempi autorizzativi e sostenibilità del debito.
Possiamo però constatare che, dopo anni di attesa, proprio il ricorso a un mutuo è tornato nella programmazione comunale per coprire la quota dell’intervento.
Viene quindi spontaneo chiedersi quanto tempo si sarebbe potuto risparmiare affrontando prima questa possibilità.
Perché in politica le scelte hanno conseguenze. E anche i rinvii hanno un costo, economico e sociale.

Le promesse passano, il Bacigalupo resta fermo

C’è un aspetto di questa vicenda che non può essere dimenticato.
Il Bacigalupo non è soltanto un vecchio impianto sportivo. È una parte della storia savonese, un luogo che ha accompagnato generazioni di tifosi, un patrimonio pubblico che avrebbe meritato un percorso di recupero chiaro e credibile.
Nel 2022 si parlava di riaprirlo rapidamente.
Nel 2026 si discute ancora di percentuali di finanziamento, variazioni del piano delle opere pubbliche e mutui da accendere.
E intanto si avvicina il 2027, con il termine per l’erogazione delle risorse regionali indicato alla fine di luglio.
La questione non è pretendere miracoli dall’assessore Rossello. È chiedere conto di una programmazione che, dopo quattro anni, non ha ancora prodotto il risultato annunciato.
Non basta ricordare gli ostacoli incontrati. Bisogna spiegare quali soluzioni siano state cercate, quando siano state proposte e perché non abbiano funzionato.
Il Comune dovrebbe rendere pubblici un cronoprogramma aggiornato, la copertura finanziaria prevista, gli atti ancora mancanti e una data realisticamente sostenibile per l’avvio dei lavori.
Perché i cittadini non possono continuare a vivere di promesse.
E forse sarebbe arrivato il momento di sostituire le conferenze stampa con i cantieri.
Rossello nel 2022 parlava di riaprire il Bacigalupo. Nel 2026 siamo ancora alla ricerca dei soldi mancanti e degli atti da completare.
Quattro anni e mezzo dopo, la domanda non è più soltanto quando riaprirà lo stadio.
È anche perché sia stato necessario attendere così tanto per arrivare a questo punto.
E mentre la politica discute se il contributo debba essere del 50 o del 70%, i savonesi continuano ad avere il 100% di una certezza: il Bacigalupo aspetta ancora.

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