TPL Linea nelle mani dei torinesi. E quella «attenta selezione» che merita qualche spiegazione

Salvatore Gaudiello, dirigente proveniente dal Gruppo Torinese Trasporti, sarà il nuovo direttore generale dal 1° dicembre. La presidente Serena Lancione arriva dalla stessa azienda. Una coincidenza che solleva interrogativi sulla trasparenza della scelta e sul ruolo dei soci pubblici savonesi.

I torinesi Lancione e Gaudiello alla guida di TPL

C’è una frase, nel comunicato con cui TPL Linea annuncia la nomina del nuovo direttore generale Salvatore Gaudiello, che merita particolare attenzione: «Dopo un’attenta selezione».
Una di quelle formule rassicuranti che sembrano scritte apposta per chiudere ogni discussione. Ma che, qualche volta, finiscono per aprirne molte altre.
Perché a Savona, quando si parla di nomine nelle società partecipate, la parola selezione meriterebbe di essere accompagnata da qualche informazione in più.
Chi ha selezionato? Quanti candidati sono stati valutati? Con quali criteri? Attraverso quale procedura? E soprattutto, chi ha realmente individuato il nome del nuovo direttore generale?
Domande legittime, alle quali sarebbe opportuno rispondere con documenti e non soltanto con comunicati stampa.
La notizia è ufficiale: dal prossimo 1° dicembre Salvatore Gaudiello, dopo venticinque anni trascorsi nel Gruppo Torinese Trasporti (GTT), assumerà la direzione generale di TPL Linea, sostituendo Giampaolo Rossi, licenziato lo scorso settembre.
Gaudiello possiede un curriculum di esperienza nel settore. Dal 2024 ricopriva il ruolo di responsabile dell’area Operations Esercizio e Infrastrutture di GTT. Non è dunque la sua preparazione professionale il punto della questione.
Il punto è un altro: chi decide davvero il futuro dell’azienda di trasporto pubblico savonese?

Da Torino a Savona, passando per la presidenza

La presidente di TPL Linea, Serena Lancione, proviene proprio dal Gruppo Torinese Trasporti, dove ha ricoperto l’incarico di amministratore delegato.
Adesso arriva alla direzione generale un altro dirigente della medesima azienda.
Naturalmente, avere lavorato insieme non costituisce una colpa e neppure dimostra l’esistenza di irregolarità.
Ma è altrettanto naturale domandarsi quanto abbia pesato la conoscenza professionale tra i due nella scelta del nuovo direttore.
La stessa stampa locale riferisce di indiscrezioni sindacali secondo le quali dietro l’arrivo di Gaudiello ci sarebbe proprio Lancione che avrebbe deciso da tempo il nome del nuovo direttore. Si tratta, è bene precisarlo, di indiscrezioni e non di circostanze dimostrate.
Ed è qui che la famosa «attenta selezione» diventa il vero argomento politico.
Perché se una presidente individua un dirigente che conosce e lo propone al consiglio di amministrazione, può anche trattarsi di una scelta perfettamente legittima.
Ma allora sarebbe utile spiegare come si è svolta la procedura, anziché limitarsi a una formula generica che non consente ai cittadini di comprenderne i passaggi.

Quando servono i concorsi e quando bastano le decisioni dei vertici?

C’è un particolare che rende ancora più interessante la vicenda.
Quando TPL Linea dovette individuare il precedente direttore generale, venne pubblicato un apposito avviso di selezione, con requisiti di partecipazione e criteri per valutare i candidati.
Quel documento è tuttora consultabile sul sito aziendale.
E oggi?
È stata pubblicata una procedura analoga? È stata effettuata una comparazione tra più candidati? Esistono verbali che documentino la selezione?
Non abbiamo elementi sufficienti per affermare che non vi sia stata alcuna valutazione. Ma proprio per questo sarebbe importante che l’azienda rendesse pubblici i passaggi essenziali della decisione.
Perché la trasparenza non consiste soltanto nel comunicare il nome del prescelto. Consiste anche nel rendere comprensibile come si è arrivati a sceglierlo.
Altrimenti il rischio è che la parola «selezione» diventi una formula buona per tutte le occasioni, mentre i criteri effettivi rimangono sconosciuti.

Una società savonese con lo sguardo rivolto a Torino

TPL Linea è un’azienda che svolge un servizio pubblico fondamentale per la provincia di Savona.
Eppure oggi la sua presidente e il futuro direttore generale provengono entrambi dalla realtà torinese.
Nel Cda c’è un solo savonese,  oltre alla presidente Lancione (torinese)  siedono  Luigi Pignocca (loanese), Eleonora Molineris (Albenganese), Roberto Damonte ( genovese) e l’unico savonese Gabriele Marino Noberasco.
La questione non deve diventare una disputa sul luogo di provenienza dei dirigenti. Savona non ha bisogno di chiudersi in un provincialismo che escluda professionalità esterne.
Ha però tutto il diritto di pretendere che le scelte strategiche siano compiute nell’interesse del territorio e che gli amministratori nominati dai soci pubblici esercitino fino in fondo il proprio ruolo.
Anche perché esiste un ulteriore elemento che merita attenzione: GTT mantiene un legame societario con TPL Linea. Nel 2025 aveva avviato un percorso per dismettere la propria partecipazione, senza riuscire a concludere la vendita.
Una ragione in più per chiedere chiarezza sui rapporti tra le due realtà.

E la politica savonese che cosa conta?

È forse questo l’aspetto più significativo dell’intera vicenda.
I Comuni soci e la Provincia nominano gli amministratori, ma quale ruolo esercitano concretamente nelle scelte più importanti?
Sono stati informati preventivamente del percorso che ha portato alla nomina? Hanno conosciuto le eventuali candidature alternative? Hanno chiesto chiarimenti sulla procedura adottata?
Oppure si sono limitati a prendere atto delle decisioni maturate ai vertici aziendali?
Sono interrogativi che riguardano direttamente la responsabilità politica degli enti proprietari.
Perché una società partecipata non può essere considerata un organismo separato dal territorio che finanzia e utilizza i suoi servizi.
Gli autobus trasportano cittadini savonesi, i disservizi ricadono sui pendolari savonesi, le difficoltà dei collegamenti interessano la provincia savonese.
E sarebbe quantomeno singolare se proprio sulle decisioni strategiche il territorio finisse per avere un ruolo marginale.

La nuova direzione parte con una domanda senza risposta

Salvatore Gaudiello avrà certamente modo di dimostrare le proprie capacità. Lo attendono problemi concreti, a cominciare dal rapporto con i dipendenti, dalla qualità del servizio e dall’organizzazione aziendale.
Ma prima ancora del suo insediamento c’è una questione che riguarda chi lo ha scelto.
Se la selezione è stata davvero così attenta, perché non illustrarne pubblicamente modalità, criteri e risultati?
Non occorre mettere in discussione la professionalità del nuovo direttore per pretendere una risposta.
E non occorre neppure sostenere che la presidente abbia deciso tutto da sola, circostanza che andrebbe dimostrata.
Basta osservare che la coincidenza tra la provenienza professionale della presidente e quella del nuovo direttore rende particolarmente opportuna una spiegazione trasparente.
Savona ha già conosciuto troppe stagioni nelle quali le decisioni importanti venivano annunciate quando ormai erano state prese.
La politica locale dovrebbe ricordarsi che nominare gli amministratori di una società pubblica non significa rinunciare a controllarne l’operato.
Perché il problema non è che il nuovo direttore arrivi da Torino. Il problema sarebbe scoprire che a Savona, quando si tratta di decidere, i rappresentanti del territorio contano sempre meno.
E allora, più che di un’attenta selezione, sarebbe il caso di parlare di un’attenta verifica.
Quella che i soci pubblici, nell’interesse dei cittadini, dovrebbero finalmente esercitare.

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