C’è una cosa che a Savona funziona benissimo: la fantasia amministrativa.
E così, mentre i cittadini cercano di capire come ridurre la bolletta della rumenta, qualcuno ha trovato una soluzione… al vento.
Sì, perché ufficialmente gli archetti servono a questo: impedire che i contenitori condominiali prendano il volo tra una raffica e l’altra. Non è satira, è scritto nero su bianco nei documenti. La motivazione è quella di “ridurre i rischi di movimentazione per vento e pioggia dei bidoni” .
Peccato che il conto sia meno leggero dell’aria.
Il conto della “festa”
Facciamo due conti, senza bisogno di calcolatrici intelligenti (quelle, magari, arriveranno un’altra volta):
- 139.000 euro + IVA per fornitura e posa degli archetti (contratto a scalare per due anni)
- 35.684,96 euro + IVA per segnaletica e posizionamento
Totale: 174.684,96 euro + IVA
Una cifra che, detta così, sembra quasi normale. Ma diventa molto meno normale se si pensa che con gli stessi soldi si sarebbero potuti acquistare sistemi ben più moderni e funzionali: cassonetti intelligenti, controllo degli accessi, tracciabilità dei conferimenti. Insomma, strumenti veri per migliorare il servizio, non per inseguire i bidoni col vento.
Il metodo: affidamenti diretti a pioggia
C’è poi un altro dettaglio che merita attenzione.
Entrambi gli interventi sono stati assegnati tramite affidamento diretto, uno a Giordano Costruzioni, l’altro alla cooperativa Concordia .
Tutto legittimo, per carità. La legge lo consente sotto certe soglie.
Ma il problema non è la legittimità: è la visione.
Perché qui non siamo davanti a un investimento strategico, ma a una somma di interventi tampone che raccontano una cosa sola: il sistema non regge, e invece di ripensarlo si continua a rattopparlo.
Il paradosso savonese
Il paradosso è evidente.
Da una parte si chiede ai cittadini più attenzione, più differenziata, più sacrifici.
Dall’altra si spendono quasi 200 mila euro per tenere fermi dei bidoni.
E allora la domanda viene spontanea:
è davvero questo il modo di modernizzare il servizio rifiuti?
O siamo davanti all’ennesimo capitolo di una gestione che rincorre i problemi invece di prevenirli?
Rimanete collegati…
Perché la sensazione, nemmeno troppo vaga, è che questa sia solo una puntata.
La “festa” continua.
E come sempre, il conto finale non lo paga il vento.
Lo pagano i cittadini.






